ELENA E MICHELA MARTIGNONI.
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I BORGIA, IL DELITTO, LA VENDETTA.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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LE AUTRICI.
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Elena e Michela Martignoni, sorelle, da sempre scrivono a quattro mani. Oltre ai romanzi storici, sono autrici  sotto lo pseudonimo Emilio Martini  dei gialli con protagonista il commissario Bert: La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Il mistero della gazza ladra, Invito a Capri con delitto (tutti anche in edizione Tea), Doppio delitto al Grand Hotel Miramare e Il ritorno del Marinero, oltre alle raccolte I racconti neri del commissario Bert e Talent Show.
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Dedicato a Sergio Altieri.
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IL DELITTO.
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Nessuno am tanto la vita quanto gli uomini del Rinascimento italiano, ma nessuno fu pi di loro impregnato del pensiero della labilit della sorte umana.
Clemente Fusero.
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Personaggi principali.
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Rodrigo Borgia  papa Alessandro Quarto
Vannozza Cattanei  madre dei figli di Rodrigo
Cesare Borgia  figlio di Rodrigo
Juan Borgia  figlio di Rodrigo
Lucrezia Borgia  figlia di Rodrigo
Jofr Borgia  figlio di Rodrigo
Giovanni Sforza  signore di Pesaro
Ascanio Sforza  cardinale vicecancelliere
Guidobaldo di Montefeltro  duca di Urbino
Antonio Pico  conte della Mirandola
Virginio Orsini  nobile romano
Carlo e Giangiordano Orsini  figli di Virginio Orsini
Bartolomea Orsini  sorella di Virginio
Bartolomeo DAlviano  condottiero
Giuliano della Rovere  cardinale
Uberto Roncaglini  cardinale
Lorenzo Calvi  cardinale
Gherardo Ravelli  cardinale
Barone Gianani  nobile romano
Ippolito, Jacopo, Mario, Andrea  figli del barone Gianani.
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Personaggi minori.
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Isabella  moglie di Ippolito
Giovanni Marrads  cubicolario del papa
Don Jins Fira  segretario di Juan Borgia
Fabrizio Colonna  condottiero
Vitellozzo Vitelli  condottiero
Cardinale Lonati  legato pontificio
Elisabetta Gonzaga  moglie di Guidobaldo
Giovanni Andrea Bravo  cortigiano
Ludovico Sforza  signore di Milano
Galeazzo Sforza  fratello di Giovanni Sforza
Stefano Taverna  ambasciatore del Moro
Marino Caracciolo  segretario di Ascanio
Sancia dAragona  moglie di Jofr
Pedro  amico di Jofr
Ginevra  figlia del conte della Mirandola
Donna Anna  governante di Ginevra
Jaches  fidanzato di Ginevra
Michele Corella detto Micheletto  braccio destro di Cesare Borgia
Alonzo  guardia del corpo di Juan
Neco  un sicario
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Prologo.
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Luomo a cavallo indugiava sul greto del Tevere. Scrutava le rive deserte, le chiatte ancorate poco lontano, le acque fangose del fiume appena rischiarate dalla luna piena. Una campana batt due gravi rintocchi. Luomo trattenne il cavallo bianco che scalpitava inquieto, diede un ultimo sguardo al Tevere, poi spron deciso.
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1.
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Lansia di Rodrigo.
Appartamento privato di Rodrigo Borgia, papa Alessandro Quarto.
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gioved 15 giugno 1497, unora prima dellalba
Rodrigo Borgia urlava aggrappato al troncone dellalbero maestro. La nave, con le vele lacere, si
inabissava tra le onde e poi risaliva fino quasi a capovolgersi. Unondata violenta si abbatt sul ponte.
Rodrigo, prima di cadere sulle assi fradice della coperta, vide il timoniere e i suoi compagni sparire in
un vortice dacqua. Tent di afferrarsi a un appiglio, ma scivol oltre il parapetto, precipitando in mare.
Mentre si dibatteva tra i flutti scorse il vascello ormai lontano che si impennava fino al cielo, ricadeva
in mare e infine scompariva in un gorgo. Le forze lo stavano abbandonando. Rodrigo chiuse gli occhi e
si lasci andare alla voce lontana che lo attirava nellabisso... Si svegli di soprassalto. Balz a sedere,
corse alla finestra e con un colpo deciso scost i pesanti tendaggi. Nulla, solo la notte e la luna.
Calmati, si disse  stato solo un incubo. Suon con foga un campanello dargento e al chierico accorso
ordin di chiamare il suo cubicolario. Pochi minuti e Giovanni Marrads gli fu accanto, sollecito come
sempre. Vi sentite male, Santit? Il pontefice lo guard con occhi stanchi e mormor: Voglio
confessarmi. Siedi accanto a me. Il cubicolario appoggi la stola sulle spalle, fece il segno della croce
e chin la testa pronto ad ascoltare. Ventanni fa Dio mi ha salvato dalla morte in mare e io, come lho
ricambiato? I miei peccati mi schiacciano... vedo linferno vicino, reale... Marrads alz di poco la
testa. Il volto del papa, non bello, dai lineamenti virili e sensuali, sprigionava un pericoloso fascino. Le
mille espressioni degli occhi neri ne trasformavano laspetto da contrito a suadente, da severo ad
appassionato, da implorante a imperioso. Il Borgia usava ogni mezzo per ottenere ci che voleva e non
si piegava mai alla rinuncia: cos almeno il mondo lo conosceva. Luomo che invece Marrads aveva
davanti era solo un vecchio spaventato. Santit, combattere contro il peccato  il dovere di noi
cristiani gli ricord in tono suadente. Rodrigo gli afferr una mano, stringendola con forza. Ho paura
del giudizio di Dio. Nostro Signore ci giudicher con giustizia. Dobbiamo avere fede e sperare nel
suo perdono. La fede... la mia non  cos salda... la voce del pontefice divenne un sussurro. Pensi
che un uomo come me sia degno di essere papa? Marrads rimase in silenzio e lasci lentamente la
mano del papa. Credi che basti la fede per governare la Chiesa? esplose il Borgia. La Chiesa ha
bisogno di potere! Senza terre, senza denaro, n autorit, che ne sarebbe del papato? Verrebbe ridotto a
uno strumento nelle mani dei potenti. In questi cinque anni ho cercato con ogni mezzo di evitare questa
sciagura. Ricordi Celestino Quinto? Uomo di grande fede, senza dubbio, ma debolissimo. Anni di
disquisizioni, scismi, e concili hanno stabilito che il papa  autorit, autorit assoluta! Egli solo
rappresenta la Chiesa di Dio. I patrizi romani dovranno accettarlo una volta per tutte. Santit, avete
appena firmato un trattato di pace con gli Orsini! intervenne Marrads. Pace? domand Rodrigo
alzandosi. No, non  ancora finita! Da troppi anni spadroneggiano sui territori della Chiesa. Pensano
di sfruttare per sempre i benefici che hanno strappato ai miei predecessori, ma si sbagliano. Mi hanno
tradito e io non dimenticher mai. Quando Carlo Ottavo e i suoi mercenari devastavano la Penisola mi
hanno lasciato solo con i miei spagnoli a difendere Roma e sono corsi a prostrarsi ai suoi piedi... per
poi tradire anche lui! Gli italiani sono una razza infida. Marrads annu, mentre il pontefice, fermo
davanti allo scrittoio, prendeva in mano un calice doro. Questo  un dono di mio figlio Juan disse
con orgoglio.  molto prezioso. Marrads mostr di apprezzare, ma ricord una frase scagliata dal
Savonarola in una delle sue infuocate omelie: Un tempo, nella Chiesa primitiva, i calici erano di legno
e i prelati doro; oggi la Chiesa ha i prelati di legno e i calici doro! Dovette ammettere che, almeno su
quellargomento, il domenicano aveva ragione. Mi accusano di simonia continu il papa,
appoggiando con cura il calice ma le elemosine non bastano. Vendere le cariche  una necessit:
denaro per comprare potere,  cos da molto prima della mia elezione. I tuoi occhi mi rimproverano,
Marrads: condannami pure, ma prima ascoltami fino in fondo. Il cubicolario, condiscendente,
abbass lo sguardo. Lo ammetto inizi Rodrigo fin dai primi giorni del conclave feci di tutto per
salire al soglio, comprai ogni voto disponibile, promisi pi di quello che potevo perch solo cos sarei
diventato papa. Dimmi, in coscienza, sono stato lunico? Marrads sostenne lo sguardo interrogativo
del Borgia e disse: Lo Spirito Santo illumina sempre i cardinali nella scelta del pontefice.
Dallespressione di Rodrigo, Marrads comprese che la sua risposta era stata apprezzata. Di quale
altro peccato mi accusano? continu il papa. Ah, la lussuria, certo! Mi viene attribuita qualche nuova
avventura? Il cubicolario non rispose. Parlino, parlino pure. Vuoi la verit? S, a volte qualche
cortigiana... Capricci della carne, come bere del buon vino. Ma dopo Giulia ho proibito al mio cuore
dinnamorarsi ancora.  stata una passione violenta. Era bella e giovane, e io potevo averla...
Marrads ricordava lultima tormentata passione di Rodrigo, o meglio, quella follia senile: per Giulia
Farnese il papa aveva abbandonato ogni prudenza. Ho avuto molte donne nella mia vita, ma una sola 
stata importante: Vannozza. Ero ancora cardinale quando la conobbi. Ricordo ancora i riflessi dei suoi
capelli biondi illuminati dal sole. Di lei non desideravo solo il corpo... volevo che mi amasse. E io lho
amata, molto!  stato questo sentimento a guidare le mie azioni. Marrads sospir. Stava confessando
un papa che parlava di s come di un sovrano, un mercante truffatore, un uomo schiavo dei sensi...
eppure non riusciva a vederlo come un peccatore e a condannarlo severamente come meritava. Il
fascino perverso del Borgia lo irretiva.  vero, ho trasgredito la legge canonica proseguiva intanto il
pontefice ma lho fatto trascinato dal cuore. Ho forse per questo amato meno la mia Chiesa?
Condannami per i vizi della carne, non per ci che mi ha legato a Vannozza. Da lei ho ricevuto un dono
immenso, i miei quattro figli: Cesare, Juan, Lucrezia e Jofr. Solo pronunciando i loro nomi mi sento
felice. Juan  un vero spagnolo, bello e passionale, Cesare forte e intelligente, una mente superiore,
Lucrezia? Un angelo! E Jofr, ora che  cresciuto, assomiglia molto ai suoi fratelli e anche a me, non
trovi? Il confessore fece un sorriso di circostanza. Sulla paternit di Jofr correvano dubbie voci:
madonna Vannozza aveva avuto tre mariti durante la relazione con il papa, persone scelte dal pontefice
stesso, fidate e consenzienti, ma come si poteva essere certi che...  per loro che far quanto  in mio
potere prosegu Rodrigo. Quando mi sono vicini, mi sento invincibile. I santuomini della curia mi
accusano di essere nepotista, ma il nepotismo per un papa  una necessit politica. Di chi posso
circondarmi, io straniero, se non di quelli del mio stesso sangue? Rimase assorto per alcuni istanti, poi
riprese: Sono stanco di calunnie, sono stanco del Savonarola che tuona dal suo pulpito: tutti i mali del
mondo provengono da Roma e da me!  lui che non si china allobbedienza! replic Marrads con
enfasi. Ogni vostro richiamo  assolutamente doveroso. Vi siete sempre comportato con la massima
correttezza nei suoi confronti. Non mi preoccupano le sue prediche ossessionate, ma non deve
mettere in dubbio la mia legittima elezione! Io ho il dovere di proteggere la mia Chiesa da questi
tentativi di ribellione! Neppure la scomunica sembra averlo piegato... Per ora non ho intenzione di
intervenire... si roviner da solo, me lo sento. Firenze non  contenta di essere guidata dai suoi
Piagnoni. Al momento opportuno canceller con il fuoco la sua eresia e di quel triste cappuccio non
rester che un pugno di cenere.  giusto, Santo Padre, combattere leresia  uno dei vostri compiti...
Il cubicolario si interruppe. Nello sguardo del papa era ricomparso il terrore. Linferno che aspetta il
Savonarola  lo stesso che aspetta me! grid Rodrigo avvicinando il viso sconvolto a quello del
cubicolario. Ho paura, di me stesso, della mia mancanza di scrupoli! Anchio arder per leternit,
perch non so cambiare. I miei peccati sono la mia vera essenza... Colpito da quella lucida analisi,
Marrads si ritrasse. Era la verit, ma nella sua posizione non poteva ammetterlo. Santit, oggi Dio
sorride alla Spagna della quale voi siete un grande figlio afferm, sviando il discorso.  un momento
doro per la nostra patria. Le Maest cattoliche, ora regnano anche sulle nuove Indie. Le anime di
quelle terre attendono la vera dottrina e il loro pastore. Non riesco a pensare a quei paesi
sconosciuti... il mio sguardo  incatenato a questi colli. Chi vive a Roma rischia di finire impantanato
nella melma del Tevere... E invece dovrei anchio come Cristoforo Colombo allargare il mio orizzonte
verso nuovi mondi e navigare lontano... ma lontano da me stesso. Conosci la rotta per fuggire dalla
propria mente, Marrads? No, Santit, non la conosco. I due uomini rimasero assorti per alcuni
istanti nel silenzio lasciato dalle ultime parole. Poi il cubicolario, alzandosi, riprese a parlare.  quasi
giorno, Santo Padre. Io non ho saputo calmare la vostra ansia, ma vi assolvo nel nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo. Non vi do penitenze: il tormento di questa notte  gi un castigo severo.
Entrambi fecero il segno della croce. Il papa guard Marrads uscire dalla stanza e richiudersi alle
spalle la pesante porta. Abbass il capo e cominci a pregare. Terminata la messa, don Jins Fira si
present nella stanza del pontefice. Dopo essersi chinato a baciare lanello papale, disse tutto dun
fiato: Non avrei mai osato disturbarvi, Santit, ma don Juan non  ancora rientrato da ieri sera. I suoi
uomini sono preoccupati per questa assenza e dopo lagguato dei giorni scorsi... Rodrigo sent un tuffo
al cuore.  con la sua scorta? No, Santit. Ieri sera il duca ha trattenuto con s solo Alonzo. Il viso
del papa si oscur.  andato per Roma, di notte, scortato da un solo uomo? S, o meglio, da due.
Siate pi preciso. Ieri sera il duca  stato a cena da madonna Vannozza, con il cardinale di Valenza,
il principe di Squillace, il cardinale Lansol e altri amici. Dopo il banchetto si  diretto con i fratelli e la
scorta verso il Vaticano, ma alla Cancelleria Vecchia si  congedato dagli altri. Ha tenuto con s
Alonzo e ha caricato un tale sulla sua mula. Rodrigo aggrott le sopracciglia. Un tale? Nessuno sa
chi sia, Santo Padre; porta sempre una maschera sul viso ed  zoppo. Lo avevate gi visto? S, una
volta. Era venuto a chiedere di don Juan. Il papa guard il segretario con biasimo. Senza
qualificarsi? Stavo per chiedergli chi fosse, ma  sopraggiunto il duca che lo ha introdotto subito nel
suo studio. Il pontefice fece un gesto di stizza. Com possibile che uno sconosciuto entri a Palazzo?
Il bargello Fusco mi risponder di questa imprudenza. Non si pu dire che sia... uno sconosciuto. Il
comandante della scorta mi ha riferito che, da circa un mese, lui e don Juan sono inseparabili, e il duca
ha fatto avvertire i suoi servitori che per quelluomo le sue porte sono sempre aperte. Un amico,
dunque? Gli procura incontri galanti. Il volto di Rodrigo si distese. Dovevo immaginarlo: si tratta
di una donna. Cos credo anchio perch... di nuovo don Fira si interruppe. Santit, io non so se
devo riferirvi anche... Voi siete il segretario personale di mio figlio e dovete riferirmi ogni cosa che
lo riguardi, anche la pi insignificante! Giorni fa stavo cercando un documento sulla scrivania del
duca e mi  caduto lo sguardo su una lettera che don Juan non mi aveva chiesto di esaminare. Era una
lettera damore scritta di suo pugno. A chi era indirizzata? Non so, Santit, non ho potuto leggerla
attentamente, perch don Juan  rientrato allimprovviso, ma certo non era rivolta alla duchessa sua
moglie. Faceva riferimento a un incontro segreto in una di queste notti e terminava con una poesia
damore. Sar da quella donna, quindi? Forse, Santit, ma non capisco perch abbia congedato la
scorta. Avr avuto lintenzione di trattenersi da lei per lintera notte.
Poteva per mandare Alonzo ad avvertirci... azzard don Fira. Rodrigo rest in silenzio per un
attimo, riflettendo, poi disse: S, era suo dovere farlo. Sapete almeno in quale rione della citt si sia
diretto? No, lultimo luogo dove  stato visto  alla Cancelleria Vecchia. Tornate dal comandante
della scorta e ordinategli di cercarlo, lui sapr dove. Andate e tenetemi informato. Don Fira usc
inchinandosi alla frettolosa benedizione. Rodrigo sospir, scuotendo la testa. Roma di notte era
pericolosa e Juan era troppo sicuro di s. Quel figlio dissoluto e imprudente era la sua stessa vita. Nei
suoi occhi neri vedeva riflesso il sole della Spagna e il sogno di una dinastia di re Borgia. Gi una volta
questo desiderio si era infranto: il suo primo figlio, Pedro Luis, nato da una relazione giovanile e
cresciuto alla corte di Spagna, era morto poco prima della sua elezione al soglio. Quello che gli era
appartenuto era passato a Juan: il ducato di Gandia, il favore dei sovrani spagnoli e persino la fidanzata
Maria Enriquez, figlia di un cugino di re Ferdinando. Per prendere possesso del suo ducato e per
sposare Maria Enriquez, tre anni prima Juan si era trasferito in Spagna. Maria aveva gi partorito un
erede maschio e una bambina era nata pochi mesi dopo il ritorno di Juan a Roma. Durante quegli anni
di lontananza gli era parso che con Juan se ne fossero andate anche la spensieratezza e la gioia di
vivere. E ora dovera? Sospir di nuovo, pensando che i ragazzi non si curano delle paure dei vecchi.
Anche lui, quandera un giovane cardinale, aveva vissuto dissolutamente, senza tener conto delle
preoccupazioni di suo zio, papa Callisto III. Ripens al giorno della morte del vecchio pontefice. Tutti
lo avevano abbandonato. Gli stessi parenti che lui aveva tanto favorito erano fuggiti mentre il popolo
saccheggiava i loro palazzi e gli Orsini scorrazzavano per la citt, distruggendo le insegne papali. Solo
lui gli era rimasto accanto fino alla fine, riconoscente per i benefici ricevuti. E quando sarebbe arrivato
il suo momento, lui chi avrebbe avuto accanto? Il pensiero torn a Juanito. Don Fira gli aveva ricordato
che qualche giorno prima un pazzo con il viso coperto da una maschera si era lanciato allimprovviso
contro Juan che solo per un soffio non era stato ferito. Inoltre quelluomo non era stato n catturato n
riconosciuto... E se ci avesse riprovato? Rodrigo sent il cuore che accelerava. La citt era sempre in
lotta, la fame rendeva audaci i ladri, lodio e la brama di potere spingevano al tradimento. No! Si
impose cercando di dominare lansia. Juanito non era in pericolo, era senzaltro da una donna.
Quellirresponsabile passava troppo tempo con le baldracche... lui lo capiva: era giovane e pieno di
vigore, ma questa volta non lavrebbe perdonato! Anzi non lo avrebbe nemmeno ricevuto per non
sentire le solite scuse e le sue risate impertinenti. Ma i figli nascono perdonati, pens Rodrigo
sorridendo. Non gli avrebbe mai confessato la sua apprensione, lavrebbe per costretto a restare a
palazzo per alcuni giorni. Cerano importanti affari di famiglia da discutere. Per primo il matrimonio di
Lucrezia che da dieci giorni era chiusa nel convento di San Sisto e non ne sarebbe uscita finch non
fossero cessate le maldicenze sui suoi problemi coniugali. Certo il matrimonio con Giovannino Sforza
non era stata unidea felice o, meglio, non lo era pi, ora che serviva unalleanza con gli Aragona per
accontentare i reali di Spagna. Quel matrimonio andava annullato in fretta. Chiam i suoi chierici
perch lo aiutassero a vestirsi. Era ormai pomeriggio quando Giovanni Marrads introdusse il
comandante della scorta nelle stanze del pontefice. Santit disse lufficiale con affanno. Abbiamo
trovato Alonzo:  stato pugnalato vicino alla fontana di piazza Giudea. Una famiglia di mercanti ebrei
lha soccorso, ma  morto subito dopo. Rodrigo si alz di scatto, mentre le domande gli salivano in
gola quasi soffocandolo. Chi  stato? E Juan dov? Ha parlato di Juan? I giudei non hanno saputo
dirci nulla. Alonzo gi delirava, quando lhanno trovato. Vi avevo ordinato di proteggere mio figlio,
di non separarvi mai da lui e voi lo avete lasciato andare solo, di notte! Il comandante abbass lo
sguardo e Rodrigo cadde a sedere. La sua figura maestosa sembrava essersi rimpicciolita dentro il
mantello di broccato. In quel momento entrarono Cesare Borgia e Giovanni Borgia Lansol. Il papa
fiss intensamente i due giovani cardinali. Juan era con voi ieri sera, vi avr detto dove voleva
andare!  rimasto con noi fino alla Cancelleria Vecchia rispose il Lansol e poi ci siamo divisi. Il
papa picchi una mano sul bracciolo della poltrona. Cesare! Tuo fratello non si trova e Alonzo  stato
ucciso! Aiutami, sono disperato! Il papa cerc invano una risposta negli occhi impenetrabili del
primogenito. Il Lansol parl al suo posto. Quando lo zoppo lo ha raggiunto al banchetto, Juan 
diventato impaziente, smanioso di andarsene. Chi  quel ruffiano? Nemmeno voi lo conoscete?
No, non gli ho chiesto chi fosse e lui non me lha presentato rispose Cesare. Rodrigo si rivolse di
nuovo al comandante delle guardie. Almeno voi ne saprete qualcosa! Santit ho chiesto
informazioni ovunque su di lui. Deve essere romano, ma non sono riuscito a scoprire chi sia.
Incapace! E tu, Cesare, perch hai lasciato solo tuo fratello? Il Valenza sostenne lo sguardo infuocato
del padre e non rispose. Quindi lo sconosciuto  andato da madonna Vannozza per parlare con Juan
ripet Rodrigo rivolto al Lansol. S, poi lo abbiamo rivisto alla Cancelleria. Stava aspettando Juan e si
 allontanato con lui e Alonzo. In una zona degli Orsini! Sembrava cos allegro! Sapete com
fatto Juan, noi abbiamo provato a... Il Lansol venne interrotto dallingresso di due ufficiali. Santit, 
stata ritrovata la mula del duca annunci uno dei due tra il palazzo del conte della Mirandola e quello
del cardinale di Parma. Ha le briglie tagliate e macchiate di sangue. Se gli  successo qualcosa vi
far impiccare tutti! grid Rodrigo rosso in volto. Stiamo perdendo tempo. Interrogate di nuovo i
mercanti, interrogate chiunque, setacciate Roma palmo a palmo. Trovate Juan e lo zoppo mascherato o
vi scomunicher... morirete dannati... tutti, tutti... Con un ultimo lamento si accasci sulla sedia,
stringendo la testa tra le mani. Mentre gli ufficiali della scorta, uscivano preceduti da Cesare e dal
Lansol, Marrads e alcuni cardinali si strinsero attorno al pontefice, ma lui li allontan, chiudendosi
nella sua stanza. Rimasto solo, Rodrigo cerc di riportare ordine nei suoi pensieri, ma un nodo di
angoscia lo soffocava. Decise di uscire allaperto e si avvi sul camminamento che collegava i suoi
appartamenti alla fortezza di Castel SantAngelo. Da lass, nella luce rosata del tramonto, i palazzi ocra
della citt gli sembrarono maestosi. Si sent padrone di Roma, signore di tutte le anime del mondo.
Nessuno pu far male a mio figlio. Ho armi troppo potenti al mio servizio, la scomunica, la dannazione
eterna, pensava, cercando di rassicurarsi. Immagin lorda delle guardie spagnole che frugava in ogni
andito della citt, seminando il terrore, immagin i volti atterriti di chi non sapeva e si proclamava
innocente, e di chi sapeva ma taceva. Gli usci di case e botteghe sarebbero stati sbarrati in fretta...
mentre, barricati nei loro palazzi fortificati, gli Orsini, i Colonna, i Savelli avrebbero gioito del suo
dolore... Di colpo la sua presuntuosa sicurezza si frantum. Il suo potere non valeva nulla: la morte era
in agguato sempre e per tutti, imperatori e miserabili. Rodrigo cadde a terra, tra la polvere. Pianse forte,
disperatamente, senza ritegno, senza decoro.
...
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...
2.
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Un corpo nel Tevere.
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Roma. venerd 16 giugno 1497.
...
Come ogni mattina il porto di Ripetta era animato dallavvicendarsi delle barche cariche di merci e
dalle urla di barcaioli e scaricatori che davano e ricevevano ordini. Quel venerd, al solito traffico, si
era aggiunta la presenza delle guardie spagnole che si aggiravano minacciose lungo le rive del Tevere.
Mentre scaricava la legna da una chiatta, un barcaiolo slavo not che gli sgherri del papa interrogavano
un uomo, malmenandolo, e si rivolse a un vicino. Cosa vogliono? domand lanciando uno sguardo di
disprezzo verso i catalani. Cercano un figlio del papa.  sparito mercoled notte e da allora non si sa
pi niente di lui. Pensano che sia finito nel fiume... per me ha trovato qualcuno che lha sistemato! Il
barcaiolo lasci cadere il ceppo che teneva in mano, si sedette. Mercoled notte, hai detto? Io ero qui,
curavo il carico... chiss se era lui... Cosa hai visto? gli chiese incuriosito il compagno. Degli
uomini che arrivavano da l indic il vicolo che costeggiava lospedale di San Giacomo. Quanti
erano? Parla piano, non voglio che le guardie ci sentano. Eh... che vuoi che sentano! Dai,
racconta. Lo slavo si accost allamico e a bassa voce inizi: Erano quasi le due, me lo ricordo bene,
perch avevo un gran sonno, ma dovevo stare attento alla legna e non potevo addormentarmi. Cos
ascoltavo tutti i rintocchi dei campanili. A un certo punto ho visto due uomini scendere verso la riva, si
guardavano intorno... Cera la luna piena e li vedevo bene, erano l dove c il letamaio si gir verso
Santa Maria del Popolo. Poi sono arrivati altri due, a piedi, e un altro su un cavallo bianco. Sulla
groppa cera un morto coperto da un mantello scuro, le braccia e la testa penzolavano da una parte e le
gambe dallaltra. E che hanno fatto? Due sono rimasti a controllare la strada e gli altri hanno preso
il cadavere e lhanno buttato in acqua. E poi? Ho sentito quello a cavallo chiedere se fosse andato
a fondo. Gli hanno risposto di s, ma in superficie era rimasto il mantello. Girava in tondo, perch in
quel punto ci sono i gorghi, allora hanno tirato dei sassi finch non  andato gi, poi si sono
allontanati. Hai rischiato! Se ti avessero visto, potevano farti la pelle! No, ero ben nascosto.
Dillo alle guardie, forse era proprio il figlio del papa. Hanno promesso soldi a chi sa qualcosa. No,
no, io non mi impiccio degli affari degli altri, non voglio grane. Ne ho visti almeno cento finire cos e
non sono mai andato in giro a raccontarlo... e poi, chiunque fosse, ormai  in fondo al Tevere.
Diglielo, questa volta ti conviene, guarda stanno arrivando... Fece dei cenni alle guardie che si
stavano avvicinando. Il barcaiolo non riusc afermarlo. Le guardie papali promisero dieci ducati a chi si
fosse tuffato riportando qualche indizio. Lo fecero in molti, scandagliando le acque torbide del Tevere
con reti e attrezzi improvvisati. A mezzogiorno un battelliere recuper il cadavere di Juan
dallimmondezzaio fluviale. Dalla sua barca aveva notato una macchia scura sul fondo, si era tuffato e
aveva trovato un mantello. Poco distante, impigliato in un groviglio di rami e alghe, giaceva il corpo.
Fu portato a riva e pulito grossolanamente dalla melma che lo copriva. Era ancora vestito. Agli stivali
erano attaccati gli speroni, e alla cintura erano appesi un borsellino con trenta ducati, un prezioso
pugnale e i guanti. Non era stato derubato. Il dorso, le gambe, la testa erano straziati da otto orribili
pugnalate. La nona, quella mortale, gli aveva squarciato la gola. Un giovane soldato guard esitante il
bargello di Roma, Riccardo Fusco. Capitano,  proprio il duca di Gandia? S,  lui. Guardie,
curiosi e pescatori continuavano a fissare il cadavere steso sulla riva del fiume. Quanti anni aveva?
Venti, forse ventuno. Riccardo Fusco diede un ultimo sguardo al corpo e disse: Presto, caricatelo
sulla barca e portatelo a Castel SantAngelo. Io vado ad avvertire il pontefice. Uno scaricatore che
aveva seguito la scena mormor al suo vicino: Quel bastardo se lo meritava un tuffo nella merda. E
il papa  diventato pescatore, proprio come san Pietro... ...e ha pescato suo figlio! I due
sghignazzarono sottovoce. Spagnoli maledetti! Vi rispedirei tutti a casa, ma conciati come questo!
esclam il compare asciugandosi il sudore. Spagnoli o francesi per me i padroni sono tutti uguali.
Sempre a cavare sangue ai poveretti. Scuotendo la testa ripresero a scaricare le pesanti casse. Qualcun
altro, nascosto agli occhi di tutti, stava osservando. Attese che il cadavere fosse deposto sulla piccola
imbarcazione, poi raggiunse il suo cavallo bianco e spar tra la folla.  Castel SantAngelo
Ah Dio, perch mi fai questo? Perch? Rodrigo Borgia si aggrapp al davanzale per non cadere. Da
pi di unora aveva lasciato il Vaticano e si era trasferito a Castel SantAngelo. Era rimasto ad aspettare
affacciato a una finestra aperta sul Tevere e con gli occhi brucianti di lacrime e rabbia. Santit, siate
forte gli disse il cubicolario sorreggendolo. Prendete almeno un sorso dacqua, non mangiate e non
bevete da ore. No, non posso... non posso vederlo subito sussurr. Vai tu, Marrads. Voglio che lo
trattino come fosse il corpo di Cristo. Vai... La stanza, fredda e spoglia, era rischiarata da alcune
fiaccole appese alle pareti. Ai lati due chierici spargevano incenso e un altro preparava gli abiti per la
sepoltura. Le fiamme dei ceri che illuminavano il tavolo proiettavano una luce rossastra sul corpo
disteso. Il chierico cerimoniere, intinse di nuovo lo straccio nel bacile di rame. Da quella maschera di
fango doveva far riapparire un viso che la vita non avrebbe mai pi animato. La fronte del duca era alta
e distesa. Chiss quali pensieri aveva nascosto nellultimo istante, si chiese il chierico mentre toglieva
un grumo di sangue dalle sopracciglia folte. Strofin delicatamente il naso diritto e fiero. Sulle guance
dovette soffermarsi a lungo, perch il fango si era seccato sulla corta barba: ancora un poco... ed eccola
riapparire nera e lucente come seta. Pul le labbra pallide e contempl il volto in silenzio. La lunga
permanenza nel fiume non lo aveva deturpato, anzi il duca di Gandia era ancora bellissimo. Inizi a
spogliarlo: con un coltello liber il largo torace tagliando il farsetto e la camicia impregnati di sangue e
melma, poi gli tolse stivali e calzamaglia. Che scempio! pens il chierico, osservando i tagli violacei
che straziavano il corpo. Il chierico lo ripul tutto e lo cosparse di essenze. Quante volte quel giovane
schiavo dei sensi si era preparato con bagni e profumi per i giochi dellamore? Quante donne, in quella
stessa posa, nudo, immobile ed esausto, lo avevano contemplato, dopo averlo stremato di carezze? Il
cerimoniere si segn e cerc di scacciare dalla mente quegli impudichi pensieri. Sfior il viso pallido di
Juan con la mano: mai avrebbe creduto di compiere un giorno quel gesto di tenerezza nei suoi
confronti. Lo vest con la divisa di capitano generale, arricchita dalle insegne e ornata di gioielli. Copr
la gola deturpata con una sciarpa bianca, in un fianco gli pose una spada preziosa, dallaltro lo
stendardo giallo e nero delle guardie papali. Tra le mani il bastone del comando. Ora il duca di Gandia
era pronto per il funerale, carico dei simboli del suo potere terreno. Dio, per, non si sarebbe curato
degli stendardi e delle coccarde, pens tremando il chierico: era lanima nuda che avrebbe accolto,
quellanima che forse gi, in quel momento, stava subendo il suo giudizio. Juan aveva bisogno di molte
preghiere per salvarsi dallinferno... anche se morire a ventanni, senza la possibilit di redimersi, era
gi un terribile castigo. Dopo aver benedetto la salma, il chierico si ritir in silenzio. Alessandro Quarto
irruppe nella stanza e si inginocchi accanto al feretro. Prese tra le sue la mano ghiacciata di Juan e
trov il coraggio di guardarlo. Il suo viso era sereno come non lo era mai stato in vita, ed era cos bello,
cos giovane... sorrise Rodrigo tra le lacrime. Nel ricordo lo sarebbe stato per sempre. Anche il figlio di
Dio era giovane quandera... morto! Latrocit della parola gli si conficc nel cuore. Juanito morto,
morto ammazzato a ventun anni! Url il suo nome, ma quella bocca non poteva rispondergli e quegli
occhi, chiusi per sempre, non avrebbero mai pi rivisto i figli, la moglie e nemmeno la Spagna. La sua
mano non avrebbe mai impugnato uno scettro regale... Sent che gliela facevano lasciare e che lo
accompagnavano fuori, mentre gridava ancora il suo nome. Nellanticamera Rodrigo scorse una donna
velata di nero. Anche se confuso dalla disperazione, riconobbe Vannozza. Limpulso fu quello di
correrle incontro, di abbracciarla, di chiederle perdono per non aver protetto Juan, ma non trov la
forza di fare nulla. Vannozza alz il velo: non vi era rancore nel suo sguardo, solo smarrimento e
dolore. Senza parlare, si ferm e davanti a tutti lo accolse tra le sue braccia. Rodrigo si aggrapp a lei
singhiozzando, ma Vannozza si sciolse presto dallabbraccio e corse verso la camera mortuaria. Si
avvicin a suo figlio vissuto lontano, ma non per questo meno amato, accost le labbra al suo volto,
sussurrandone il nome, piangendo tutte le sue lacrime. La bara era scoperta. Usc da Castel
SantAngelo preceduta da centoventi portafiaccole, seguita dalla famiglia del papa, dai prelati di
palazzo, dagli scudieri pontifici. Una turba scomposta di spagnoli si accodava curiosa. Rodrigo non
cera, seguiva il passaggio del feretro dal Castello. A un suo grido, molti, dal corteo, alzarono
pietosamente gli occhi verso la sua finestra. Quando anche lultima fiaccola scomparve, il papa si
ritrasse e si prostr in ginocchio davanti a un crocefisso di legno. Signore Iddio, sono il tuo misero
servo, indegno di questa veste bianca. Mi hai mostrato la tua potenza colpendomi al cuore. Cambier, ti
giuro, cambier! Ripulir la tua Chiesa dal male, dai vizi... ma ridammi mio figlio, Signore! Lascia che
gli parli ancora una volta. Per alcuni minuti rimase immobile, col capo chino. Poi con uno dei suoi
scatti improvvisi, si alz e torn alla finestra. S, Dio laveva punito per i suoi peccati. Poteva accettare
la punizione divina, ma non perdonare luomo che aveva ucciso suo figlio. Il messaggio di Dio toccava
la sua anima, il gesto dellassassino il suo onore. Guard il fiume biondo che scorreva verso il mare con
il suo rapido fluire. Il fiume di sempre, la vita di sempre. Chi era stato? Dei ladri? Malviventi di strada
attirati dai suoi gioielli e dal suo denaro? No. Gioielli e denaro non erano stati toccati, segno che i sicari
erano ben pagati e fedeli a chi li comandava. Forse volevano punire lui, padre potente, e si erano serviti
del suo sentimento per Juan, togliendogli la speranza di un futuro glorioso per i Borgia? Cerc di
dominare lodio che gli cresceva dentro: non voleva farsi accecare dalla rabbia, doveva invece
ragionare con lucidit. Poteva non essere lui la causa della morte di suo figlio, Juan era invidiato per le
sue doti, per la sua alta carica e per il suo potere e aveva molti nemici... Oppure era una donna la causa
di tutto? Don Fira aveva parlato di un misterioso convegno damore: un marito geloso o un padre
sospettoso avrebbero potuto ucciderlo. Chi era dunque quella donna? Una della loro famiglia? Juan se
la intendeva con Sancia, la moglie di Jofr, ma anche Cesare si era lasciato intrigare da quella
puttanella napoletana. Tre fratelli e una sola amante... Lucrezia? Il marito Giovannino sospettava una
tresca di Juan con lei, era unassurdit, ma ormai si era fissato. Era uno Sforza e la sua famiglia
disprezzava Juan. Quella serpe ingorda del cardinale Ascanio Sforza, era sempre in cerca di pretesti per
ostacolarlo e il potente fratello, Ludovico, da Milano, gli copriva le spalle. Anche i nobili romani lo
detestavano, gli Orsini in modo particolare. Il loro rancore si respirava ancora in tutta la citt, dopo una
guerra costata troppo denaro e troppo sangue. Schiacciato da quellinfinit di congetture, Rodrigo si
prese la testa tra le mani: tante piste da seguire, una miriade di sospetti e nessuna prova. Il suo sguardo
rimase fisso sul Tevere, sullarteria pulsante di quella citt che lo odiava e che lui invece amava
profondamente. I suoi occhi neri scrutavano il fiume, i palazzi e le chiese di Roma, decisi a indagare
anche gli angoli pi nascosti. Il colpevole era l.
...
.
...
3.
...
.
...
La guerra.
...
.
...
Napoli, Castel dellOvo. 8 novembre 1496.
...
Virginio Orsini si rigir sulla branda. Sotto il castello, il mare si infrangeva contro gli scogli, con un
rumore incessante che non dava tregua. Le sue giornate di prigioniero si trascinavano lente nella
solitudine e nellinattivit. Gli restava ununica, e amara, certezza: quella tortura sarebbe finita presto.
Con la sua morte. Pochi sopravvivevano nelle prigioni napoletane degli Aragonesi, e lui stava
resistendo in quella cella malsana ormai da due anni. Aveva sposato unAragona ed era stato capitano
generale dellesercito napoletano, quando per Carlo Ottavo di Valois era sceso nella penisola per
prendersi il Regno di Napoli, gli aveva aperto le porte del suo castello di Bracciano. La paura di
trovarsi dalla parte dei perdenti e di rimetterci terre e privilegi gli avevano fatto abbandonare parentela
e carica. Una mossa sbagliata che aveva firmato la sua condanna. Non appena Carlo Ottavo e il suo
esercito, sfiniti dai piaceri e dalle malattie, avevano lasciato Napoli in gran fretta, si era arreso ed era
stato catturato. La stessa sorte era toccata ai suoi figli Giangiordano e Carlo e a suo cognato
Bartolomeo DAlviano che combattevano negli Abruzzi. Carlo e il DAlviano erano riusciti subito a
evadere dalla prigione, poi la sorveglianza era diventata pi stretta e per lui e Giangiordano la
possibilit di fuggire si era allontanata, come la possibilit di trattare la liberazione. I suoi feudi
napoletani erano finiti al suo peggior nemico, Fabrizio Colonna e il Borgia, legato a doppio filo con la
dinastia aragonese, laveva dichiarato ribelle, bandito, scomunicato, e infine gli aveva confiscato tutti i
beni. Il nuovo re di Napoli era disposto a dimenticare, ma il Borgia non voleva ancora scendere a patti.
Virginio serr i denti rabbiosamente pensando al suo palazzo di Tagliacozzo con le grandi sale decorate
e la loggia affacciata sul monte Velino, ai silenziosi cortili interni, alla silenziosa cappella affrescata...
Tutto questo non era pi suo, non lavrebbe rivisto mai pi. Si alz dalla branda con il viso alterato e
guard da una stretta feritoia un piccolo squarcio di cielo plumbeo. Il pensiero di Rodrigo riusciva
sempre a intossicargli il sangue. Un odio feroce divideva gli Orsini dai Borgia. Da quando,
cinquantanni prima, un Borgia era diventato papa col nome di Callisto III. Per tre anni i romani
avevano visto scorrazzare per la citt lorda famelica dei suoi parenti spagnoli sopportando che
privilegi, onori, cariche, ricchezze finissero nelle loro mani. Alla morte di Callisto la vendetta della sua
famiglia era stata implacabile e i catalani che non erano riusciti a mettersi in salvo erano rimasti ad
arrossare le vie di Roma con il loro sangue guasto. Lunico che non era scappato era stato proprio
Rodrigo. Aveva capito che il solo modo per salvarsi era lasciare al saccheggio popolare il suo palazzo.
Cos aveva fatto, uscendo indenne dalla carneficina. Tante volte Virginio aveva dovuto mettere da parte
lastio e trovare compromessi con quelluomo astuto che ora reclamava la sua testa. Si sentiva come il
piccolo insetto che vedeva in un angolo del soffitto: imprigionato in una ragnatela, in attesa che il ragno
lo finisse con il veleno. Da mesi, ogni volta che intingeva il cucchiaio nella minestra, si domandava se
quello sarebbe stato il suo ultimo gesto. Aveva rifiutato il cibo per qualche giorno, ma non poteva
resistere in eterno. Improvvisamente la porta della cella si apr ed entr il carceriere che gli portava il
pasto. Virginio si mise a sedere, guardandolo con disprezzo. Eccellenza, che faccia avete! esclam
luomo. Dovreste invece sorridere quando mi vedete. Vi porto da mangiare e... Si avvicin
strisciante e bisbigli: Questoggi pure una lettera! Gli occhi dellOrsini si animarono. Dammela,
presto! Eh, che furia! Ogni cosa ha un prezzo. Non ho pi un soldo. Mi hai rubato quel poco che
mi era rimasto e sono certo che sei gi stato pagato da chi ti ha dato la lettera. I vostri parenti
possono pagare per voi. Schifoso avvoltoio! Virginio si scagli sulluomo prendendolo per il collo.
Gli occhi del carceriere lo fissarono atterriti. Virginio lasci la presa e abbass le braccia. L fuori
erano in troppi e lui era troppo stanco. Bella gratitudine! esclam il secondino, massaggiandosi la
gola. Sono lunico amico che avete, non lo capite? Non so perch non ti ho strozzato. Siete nelle
mie mani... ecco perch. Se un giorno uscir di qui... Se... La guardia fece una smorfia di
compassione, rovist nelle tasche sudicie ed estrasse una lettera che consegn al prigioniero. Tenete,
mi fider di voi. Virginio la apr in fretta con mani tremanti, si avvicin alla finestrella sbarrata per
avere pi luce e lesse avidamente.  Castello di Bracciano, 27 ottobre 1496.
Fratello mio carissimo,
voglia Iddio che tu sia in buona salute e che la prigionia non sia troppo dura.
Perdonami se non indugio nei preamboli, ma ho poco tempo e le notizie che devo comunicarti sono urgenti e importanti.
Prima di tutto le buone: la Francia ci  sempre amica e alleata. Tuo figlio Carlo  l e sta
negoziando la tua liberazione. Continua a sperare, torner presto con uomini e denaro per darci sostegno.
Bartolomeo, qui a Bracciano accanto a me, mi prega di assicurarti il suo pi totale appoggio alla nostra causa.
E ora, purtroppo, le cattive.
Ieri il papa ha riunito un concistoro nel quale  stato formalmente deliberato di muovere guerra alla
nostra famiglia. Ha nominato suo figlio, Juan di Gandia, capitano generale delle milizie pontificie e,
suo legato, il cardinale Bernardino Lonati. Poi il papa stesso e tutti i cardinali sono scesi in S. Pietro
per santificare con una messa solenne le loro nefaste decisioni. Mi hanno riferito che il Borgia
traboccava di gioia nel vedere il figlio prediletto vestito come un condottiero, ma il suo amore non 
cos cieco da fargli credere che il Gandia se la possa cavare da solo. Gli ha affiancato Guidobaldo di
Urbino e quellinfame di Fabrizio Colonna non ha esitato a schierarsi con loro, ben pagato sintende.
Armati ed esultanti, hanno sfilato per la piazza giurando morte alla nostra famiglia.
Quando riceverai questa lettera, forse saranno gi qui a Bracciano, ma non temere, venderemo cara
la pelle e salveremo il nostro nome. Stiamo costruendo un bastione a difesa del borgo, reclutando
contadini e accumulando viveri e munizioni. La lotta sar dura, ma non temiamo la sconfitta! Dovremo
solo resistere fino allarrivo di Carlo con i rinforzi. Sulle nostre torri sventolano i vessilli francesi e il
nostro grido  sempre Francia! Francia!.
Non posso dilungarmi oltre, fratello carissimo, anche se ora pi che mai sentiamo la tua mancanza e
avremmo bisogno della tua guida.
Non disperare, continueremo a fare il possibile per riaverti tra noi.
Tua sorella,
Bartolomea
Virginio si infil il foglio nella giubba. Procurami subito della carta, una penna e dellinchiostro. Chi
ha portato questa lettera aspetta una risposta, non  cos? S, ma per oggi non  possibile... a meno
che non scriviate che devo essere ricompensato. Sarai pagato, muoviti! Ora mangiate. Virginio
prese la scodella e la rovesci a terra. Ecco, ho mangiato. Vai e portami la carta! Gir le spalle al
secondino e si ributt sulla branda. Finalmente la guerra! Forse aveva ancora una possibilit di
salvezza: doveva scrivere a Bartolomea prima che fosse troppo tardi.  Rocca di Anguillara
27 novembre 1496
Un fuoco vivace ardeva nel salone della Rocca di Anguillara. Guidobaldo di Montefeltro, seduto su
uno scranno davanti al camino, termin di lucidare la spada e la infil nel fodero di cuoio decorato. Era
unarma di grande valore, che gli era molto cara. Accarezzandone lelsa, pens che non era stato facile
impugnarla e prendere il posto di suo padre al governo di Urbino, e non lo era nemmeno reggere il
continuo confronto con lui. A volte si rifugiava nello studiolo per riflettere in solitudine e ne fissava a
lungo il ritratto. Il profilo di Federico, scuro e irregolare, esprimeva la forza di un valoroso capitano e
la determinazione di un abile politico. Lui non aveva quelle doti, solo lamore per larte e la cultura lo
accomunava al grande Montefeltro. Nellaspetto era pallido come sua madre, Battista Sforza, da cui
aveva ereditato anche i lineamenti fini e gli occhi grigi dallespressione mite. Il rumore secco di un
ciocco che si spaccava lo fece sobbalzare. In quel momento si sentiva come una nave con grandi vele in
un mare senza vento, una nave che non aveva ancora incontrato una brezza favorevole. Da un mese
combatteva con le truppe del papa, chiamato proprio dal Borgia ad affiancare Juan nella lotta contro gli
Orsini. Lo osserv mentre, sdraiato su una panca, lanciava in alto il suo pugnale, facendogli compiere
tre o quattro giri e riprendendolo prima che gli si piantasse nel petto. Un gioco inutile e pericoloso che
gli riusciva facile. La vita militare per non faceva per lui; i disagi degli accampamenti, i continui
spostamenti e i rischi quotidiani lo mettevano di malumore. Era il papa che voleva fare di lui un
condottiero, mentre Juan avrebbe preferito restare a Roma, a spassarsela tra bordelli e case da gioco.
Guidobaldo sospir. Anche lui avrebbe voluto essere a Urbino con Elisabetta, ma quellincarico gli era
capitato nel momento giusto: aveva un perenne bisogno di denaro e fare la guerra al soldo di qualcuno
era lunico modo per rimpinguare le sue casse. Lanci uno sguardo al cardinale Bernardino Lonati che
sedeva stanco e infreddolito accanto al camino. Il legato pontificio era un uomo di buonsenso e proprio
per questo il papa laveva voluto affiancare alla spedizione. Il Lonati aveva obbedito per accontentare il
cardinale Ascanio Sforza, suo amico e protettore, da sempre ostile agli Orsini. In fondo alla sala,
Fabrizio e Muzio Colonna, Gian Piero Gonzaga e altri giovani ufficiali avevano improvvisato un tavolo
da gioco. Non erano l per motivi politici o ideologici, ma perch il papa pagava bene. Tra loro Fabrizio
era il soldato pi maturo ed esperto. Guidobaldo lo conosceva bene perch otto anni prima il Colonna si
era innamorato di sua sorella Agnesina e laveva sposata. Era un uomo deciso, consapevole delle sue
doti militari. Chiedeva compensi altissimi, che tutti i potenti non esitavano a pagargli. I Colonna, da
sempre ghibellini, non erano mai in buoni rapporti con il papato. Nonostante ci, il Borgia laveva
voluto come capitano in quella guerra, puntando sulla sua abilit di stratega e anche sul suo desiderio di
stroncare gli Orsini. Fabrizio, sempre in cerca di nuovi guadagni, aveva subito accettato. E Juan,
sensibile al suo fascino, lo considerava un amico. Ci sono molte decisioni da prendere... e questi
pensano solo a giocare, pens tra s Guidobaldo. Improvvisamente la voce di Juan si alz alta nella
sala. Troppo facile, per Dio! Gli Orsini sono dei fottuti codardi. In un mese ci siamo gi presi quasi
tutti i loro castelli. Cardinale, avete scritto al Santo Padre dei nostri trionfi? Il Lonati lo guard
appena. Ogni giorno spedisco un corriere a Sua Santit per informarlo tagli corto. Non credevo
che anche Anguillara si sarebbe arresa spontaneamente. Era prevedibile intervenne Guidobaldo.
Gli abitanti del borgo non hanno mai sopportato Virginio, per questo si sono arresi senza combattere.
Juan si sollev, mettendosi a sedere. Volevano liberarsi di quel cane, e ci sono riusciti. Ora mentre lui
marcisce in galera noi ci riprendiamo ci che ci appartiene. Anguillara e Cerveteri sono della Chiesa
per merito nostro! esclam avvicinandosi al Lonati. Cardinale, siete rimasto senza parole quando vi
hanno consegnato le chiavi del castello. L fermo, come impalato... Ne fece unimitazione esagerata e
scoppi in una fragorosa risata, seguito dagli altri. Il cardinale lo guard con un accenno di sorriso. 
stata una gradita sorpresa. Dio sa quanto le mie ossa desiderassero dormire una notte allasciutto. Non
ho mai visto un autunno tanto piovoso. Anzi, se permettete, si  fatto tardi e io andrei a dormire, sogno
un vero letto da quando siamo partiti. No, cardinale,  ancora presto Guidobaldo lo invit con un
gesto deciso a risedersi. Abbiamo appena iniziato a discutere e la vostra presenza  necessaria. Non
vorrete riunire un consiglio proprio questa sera? chiese il Lonati inquieto. Non c un minuto da
perdere, la guerra  solo allinizio e dobbiamo ancora decidere un piano. Guidobaldo vide lo sguardo
infiammato di Juan che si posava su di lui preannunciando burrasca. Dobbiamo decidere... Juan
imit la voce di Guidobaldo accentuando un suo leggero difetto di pronuncia, poi gli si avvicin
minaccioso. Sono io a decidere come e dove si convocano i consigli! Ho solo pregato il cardinale
di...  Juan imprec in catalano. Resta al tuo posto! Sono io il capo della spedizione! Fabrizio
Colonna, lasciato in fretta il tavolo da gioco, trattenne per un braccio Guidobaldo che stava per reagire,
mentre il cardinale Lonati si frapponeva tra i due giovani. Signori, siamo tutti stanchi, cerchiamo di
mantenere la calma e voi, Montefeltro, se avete qualcosa da dire, ditelo in fretta. Guidobaldo e Juan si
lanciarono unocchiata torva. Fabrizio Colonna diede unamichevole pacca sulle spalle di Guidobaldo.
Guido, siamo tra uomini darme! Juan ha capito ed  pronto a dimenticare, non  vero? Juan per tutta
risposta alz le spalle. Continua incalz il Colonna. Ti ascoltiamo. Anguillara  il nono castello
che strappiamo agli Orsini. Finora hanno lasciato fare tutto a noi.  la loro strategia: si sono rifiutati di
combattere per risparmiare le forze. Trevignano e Bracciano sono i loro punti forti; il lago difende le
due fortezze e con le barche si scambiano uomini, armi e viveri. Noi invece stiamo ancora aspettando
quelle che Sua Santit ci ha promesso. Guidobaldo punt lo sguardo su Juan. Sua Santit mantiene
sempre le sue promesse! Le barche arriveranno! rispose il Gandia con stizza. Cardinale, scrivete
subito un dispaccio a Roma. Il Lonati assent. Quelle alzate di voce peggioravano il suo mal di testa.
Le barche sono importanti, ma non illudiamoci, non basteranno... Guidobaldo non riusc a terminare
la frase. Juan, giratosi di scatto, scagli il pugnale verso di lui, gridando: Tu porti iella! Larma
sfior il viso del Montefeltro e si conficc in una trave di legno oscillando per qualche secondo.
Guidobaldo non si mosse. Sapeva che Juan non lavrebbe mancato, se avesse voluto colpirlo. Quel
gesto era solo una bravata da esaltato. Il Borgia strapp il pugnale dalla trave e si avvicin a
Guidobaldo. Da che parte stai? Il cardinale Lonati con voce flebile cerc di calmarlo. Vi prego,
duca... Non immischiatevi!  una faccenda tra noi gli intim Juan, poi rivolgendosi minaccioso al
Montefeltro: Allora, rispondi! Da che parte stai? Guidobaldo strinse i denti. Gli costava sempre pi
fatica trattenersi dal reagire alle sfide di Juan che con le spalle protette dal manto papale, poteva
dedicarsi al suo gioco preferito: provocare. Seguiamo il consiglio del cardinale e andiamo a dormire
intervenne Fabrizio Colonna parandosi davanti a Juan. Riprenderemo domani con animo pi sereno.
Esigo prima delle scuse! esclam il Borgia alzando il pugnale. Cerco di fare del mio meglio per
vincere questa guerra disse Guidobaldo con voce pacata, fissandolo negli occhi con fermezza. Mi
spiace che tu non riesca a capirlo. Tutti noi vogliamo vincere intervenne il Colonna stringendo forte
il braccio di Juan. I nostri pareri possono essere diversi, ma lottiamo per la medesima causa. Il
Borgia si liber dalla stretta, rinfoder il pugnale e, senza aggiungere una sola parola, lasci la stanza.
A poco a poco tutti uscirono. Solo Guidobaldo rimase per alcuni istanti a guardare il ciocco che si
consumava lentamente nel camino. Sotto la sua cenere rosseggiava ancora la brace ardente.  Castello
di Bracciano
novembre 1496
Scendete di l! ordin Bartolomea Orsini. Il pittore la guard dallalto dellimpalcatura. Signora,
non finir mai il lavoro che il barone Virginio mi ha commissionato se vengo continuamente interrotto.
Vostro fratello mi aveva pregato di dipingere questo soffitto a cassettoni, ma voi... In questo
momento il vostro lavoro consiste nel salvare la pelle, caro maestro grid la Orsini. La vostra e
quella di tutti! Ho bisogno di ogni uomo per finire la costruzione del bastione! Sono un artista, non
un muratore. E nemmeno un soldato. Non so come potrei aiutarvi. Non credevo esistesse al mondo
un simile imbecille! Cosa ce ne faremo dei vostri affreschi quando ci avranno uccisi tutti? Non ho
tempo da perdere. Scendete subito! I vostri aiutanti sono gi al lavoro: lunico vigliacco siete voi. Spero
ne proviate vergogna. Bartolomea, infuriata, colpiva con forza i pali che reggevano il ponteggio.
Signora, mi farete cadere! Una parola ancora e vi butto fuori dal castello, cos finirete in pasto
allesercito del papa. Fatevi pagare da lui! Il pittore stizzito ripose i pennelli, si pul le mani nel
grembiule e scese. Ditemi cosa devo fare. Correte al bastione e vedrete che il capomastro vi
assegner un compito. Diavolo duna donna, sempre se donna si pu chiamare!, pens il maestro,
mentre la guardava indispettito e ammirato al tempo stesso. In effetti Bartolomea, alta, bruna, massiccia
e vestita come un soldato, non si curava della sua femminilit. Da quando era iniziata la guerra aveva
venduto i suoi gioielli e usava i suoi abiti per farne cotte e sopravesti per i militari. Con Virginio
prigioniero a Napoli, la salvezza del castello di Bracciano e le sorti degli Orsini erano nelle sue mani e
in quelle di suo marito, Bartolomeo DAlviano. Lavorando per mesi, avevano rafforzato le difese
facendo erigere davanti alla cinta fortificata un bastione per proteggere il borgo. Avevano reclutato e
addestrato un buon numero di contadini delle campagne circostanti che, infiammati dalloratoria del
DAlviano, si sentivano capaci come i veterani. Bartolomea era preoccupata, ma non poteva darlo a
vedere; lumore dei soldati andava tenuto alto e dovevano sentirsi invincibili. Lesercito del papa aveva
gi conquistato molti dei loro castelli, ma una vera battaglia ancora non cera stata. Non era un mistero
per nessuno che i papalini fossero mal guidati e lei era certa che Juan non avrebbe retto alle prove della
guerra. Lesercito era ben armato, ma composto quasi totalmente da mercenari, non motivati da una
causa da difendere. Queste considerazioni non riuscivano, per, a quietare i suoi timori e lapprensione
per Virginio in prigione. Sal una stretta scala e giunse sul camminamento di ronda delle mura. Davanti
a lei il lago si presentava come una distesa circolare, grigia e cupa, increspata dal vento freddo
delloccidente. I Monti Sabini, sullo sfondo, gli facevano da cornice. Il castello di Trevignano si ergeva
a ovest e la rocca di Anguillara, nascosta dietro un promontorio, lo proteggeva a est. Il lago, a nord, era
la difesa naturale di Bracciano e, da l, nessuno avrebbe potuto arrischiare un assalto. Altri lati, per,
potevano essere cannoneggiati e demoliti, e i nemici avrebbero potuto invadere il borgo e il castello.
Bartolomea ebbe un tremito. Questa visione terrorizzava le sue notti. Tolse dalla tasca un foglio
ripiegato e, ancora una volta, lo lesse con apprensione.  Castel dellOvo
8 novembre 1496
Sorella mia,
non puoi immaginare quanto le tue parole mi abbiano confortato! Rischio dimpazzire chiuso qui
dentro senza fare nulla per la nostra causa. Ho poca carta per risponderti, ma tu scrivimi ancora, ho
bisogno di sapere.
Fai in modo che la guardia che fa da tramite tra noi venga pagata, purtroppo dobbiamo sottostare ai
suoi ricatti,  lunica via che sono riuscito a trovare per comunicare con te.
Affido a DAlviano il comando, so che posso fidarmi della sua esperienza. Cercate di resistere a
Bracciano in attesa che Carlo arrivi dalla Francia coi rinforzi. Il castello non deve cadere!
Sorella, sai che la mia vita  in pericolo. Ricorda bene: ora sono in buona salute, e, se mai ti
giunger voce che sono morto,  perch mi hanno assassinato. Sai chi ha deciso di rovinarci e conosci
i suoi metodi perci, non credere alle sue menzogne e, se mi accadesse qualcosa, vendicami!
Hai dimostrato pi volte di essere una vera Orsini e di essermi fedele.
E allora giurami vendetta, Bartolomea. Giurami che annienterete gli infami che osano contenderci
Roma e quel che  nostro.
Ogni Borgia, ogni spagnolo, dovr pagare col sangue questo affronto!
Sar fortunato chi di loro trover la morte in battaglia.
Giurami che il papa si pentir di aver messo al mondo Juan di Gandia per farlo grande a nostre
spese! Giurami che non avrai pace finch un Borgia respirer laria di Roma.
Tuo fratello,
Virginio
Bartolomea ricacci indietro le lacrime e strinse al seno quel pezzo di carta sgualcito. Tra lei e
Virginio non cera mai stata unintesa perfetta; entrambi avevano il temperamento irrequieto, violento e
ambizioso degli Orsini e spesso tra loro nascevano contrasti. Ora per lottavano per lonore della
famiglia, un bene comune. La vista di un drappello di uomini in avvicinamento guidati da suo marito la
strapp dai suoi pensieri. Ripose la lettera nella tasca avviandosi ai suoi appartamenti. Appoggi il
bacile accanto al letto dove era disteso il DAlviano e, dopo avere inumidito il panno, Bartolomea lo
pass prima sul suo collo e lungo le braccia, poi sul torace soffermandosi sulle cicatrici che lo
deturpavano. Conosceva ciascuna di quelle ferite e sapeva in quale combattimento era stata inferta.
Non era bello, era basso di statura e storpio. Aveva capelli neri, spettinati e ribelli che nascondevano
occhi piccoli e grigi dai quali fiammeggiava uno sguardo vivo. Le sue labbra, dal taglio deciso,
leggermente incurvate allingi, si aprivano spesso in un sorriso accattivante che riusciva a rendere
gradevole quel viso sfregiato. DAlviano emise un sospiro mentre Bartolomea proseguiva il suo
massaggio. Le piaceva alleviare la stanchezza del marito in quel modo. Nessuno avrebbe immaginato,
vedendo con quale durezza e seriet si parlavano in presenza di altri, lintimit esistente tra loro.
Bartolomeo si lasciava accarezzare dal panno tiepido che gli percorreva i fianchi magri e le cosce da
cavaliere. La fatica e la tensione accumulate durante la giornata si stavano sciogliendo. Ferm di scatto
la mano della moglie stringendola al polso. Vieni qui. La rovesci sul letto prendendola per la vita, le
apr la camicia mettendo a nudo il seno. Si chin e le morsic piano i capezzoli. Bartolomea se lo
aspettava. Bastava poco per infiammarlo. La baci sul collo abbassandole i calzoni fino alle ginocchia.
Mi piace il tuo odore... ti preferisco cos, senza profumi, senza sottane... fatti toccare, sei morbida. La
accarezz con le mani ruvide, le apr le cosce e le sfior delicatamente il sesso. Bartolomea si lasci
sfuggire un gemito e inarc la schiena. Bartolomeo la guard negli occhi scintillanti e si stese sopra di
lei. C qualcosa nel tuo sguardo che mi dice che mi vuoi... ora e per sempre... La baci tra i seni.
Lei rise e lo strinse a s con forza. Quando la penetr, Bartolomea si lasci andare al piacere, senza pi
pensieri. DAlviano, appagato, si gir sul fianco e le sorrise. Bartolomea gli fece una carezza sul viso
sudato, sussurrandogli: Quando la guerra sar finita... Un colpo deciso alla porta interruppe le sue
parole. Avevo dato ordine di essere lasciato in pace per qualche ora! Vado a sentire di cosa si
tratta disse Bartolomea sistemandosi gli abiti e uscendo. Fuori laspettava un ufficiale accompagnato
da una delle loro spie. Luomo si inchin e cominci a parlare in tono concitato. Bartolomea impallid e
gli ordin di attendere fuori. Rientr veloce nella stanza e con voce tremante disse: Bartolomeo, uno
dei nostri informatori sostiene che il papa sta mandando ai suoi alcune barche... le stanno trasportando
sui carri fino ad Anguillara... con quelle potranno attraversare il lago e assalirci anche da quella parte...
Dio mio, sar la fine! DAlviano balz dal letto e inizi a vestirsi. Lo sgomento che traspariva dagli
occhi della moglie lo sorprendeva e lo feriva. Da quando hai paura? laggred minaccioso. Non
arriveranno da nessuna parte quelle maledette barche perch io gliele brucer prima! Dov
linformatore? Gli voglio parlare grid correndo fuori dalla stanza, senza aspettare Bartolomea. Era
gi scesa la sera e faceva molto freddo. Nascosto dietro un alto terrapieno ricoperto dalla vegetazione,
DAlviano, a cavallo, aspettava con un centinaio di soldati. Le spie lo avevano informato con largo
anticipo sul percorso dei carri e cos aveva potuto scegliere il luogo pi favorevole per lappostamento.
Un rumore lontano emerse dal silenzio. Tenetevi pronti. Bartolomeo parlava pianissimo, trattenendo
il cavallo. Ci getteremo sulla scorta, dobbiamo prenderli di sorpresa. Sono partiti da poco e non sono
ancora in allarme. Ora, comandante? la voce dellufficiale che gli stava accanto tremava per la
tensione. No, devono essere proprio qui sotto. Preparate le torce accese e aspettate il mio ordine. Il
lungo e ingombrante convoglio avanzava a passo lento, scortato da molti uomini a cavallo. DAlviano
riconobbe Troilo Savelli, il comandante della spedizione. Si intuiva che non era tranquillo perch si
guardava attorno inquieto, muovendosi nervosamente sulla sella. Non appena vide i carri sotto la
collina, Bartolomeo lanci un grido e si butt a capofitto sulla scorta, seguito dai suoi. Il Savelli non
fece nemmeno in tempo a serrare le fila e a impartire gli ordini. Quasi tutti i soldati fuggirono da ogni
parte, tra un parapiglia di cavalli imbizzarriti. A quel punto, Bartolomeo lanci una torcia accesa sopra
una barca, imitato dagli altri. Un immenso rogo illumin le tenebre. Mentre le fiamme dilagavano,
DAlviano mostr ai suoi uomini i cavalli che accompagnavano il convoglio e che si aggiravano
spaventati. Presto, radunateli e prendete anche i carri ancora intatti. Poi alz un braccio gridando:
Ora ritiriamoci! Si gir di scatto, ma davanti a lui la strada era sbarrata dalla nera figura di Troilo
Savelli, a testa scoperta, con i lunghi capelli scompigliati. Prima dovrai batterti con me! esclam
scendendo con un balzo da cavallo e sguainando la spada. Voleva combattere a terra per sfruttare la
superiorit del suo corpo integro e umiliarlo davanti a tutti, pens il DAlviano, smontando a sua volta
da cavallo. Impugn saldamente la spada, deciso a vendere cara la pelle e lonore. I soldati intanto
avevano fatto ala intorno a loro, illuminando con le torce lo spiazzo tra gli alberi. Il Savelli non perse
tempo e gli si avvent contro. Lo sovrastava di quasi una spanna, era grosso, forte e determinato a
ucciderlo. Bartolomeo si butt di lato evitando lassalto ma, sbilanciato, cadde a terra. Laltro gli fu
subito sopra e sferr un colpo a due mani con tutta la forza che possedeva. DAlviano rotolando su se
stesso lo schiv e, mentre lavversario gli veniva incontro, si rialz appoggiandosi a un albero e si
prepar ad attaccare. Le due spade cozzarono pi volte con violenza: i due uomini erano tanto vicini da
sfiorarsi e ansimavano per lo sforzo. Ti ammazzo, venduto agli Orsini! gli sput in faccia il Savelli.
Il DAlviano lo respinse, facendolo barcollare, poi gli si butt contro. Il Savelli indietreggi e, nel
tentativo di proteggersi, lasci sguarnito un fianco. Con rapidit Bartolomeo affond la spada nel punto
indifeso: la lama affilata penetr attraverso la corazza di cuoio, lacerando la carne. Con un urlo
rabbioso il Savelli cadde in ginocchio portandosi la mano sinistra al fianco. Con le ultime forze alz la
spada per tentare di parare il colpo definitivo. DAlviano per si ferm davanti a lui e rinfoder larma.
Ho accettato la tua sfida, ma preferisco che tu viva, cos avr unaltra occasione di vederti strisciare ai
miei piedi. Te la far pagare... mormor il Savelli, stringendo i denti per il dolore. Poi si accasci al
suolo, tamponando con la mano la ferita che perdeva sangue a fiotti. Il DAlviano era gi balzato in
sella e volava al galoppo verso Bracciano.  Rocca di Anguillara
29 novembre 1496
I portoni della sala si spalancarono. Un ufficiale, seguito da un uomo malconcio e affannato, entr di
corsa nel salone. Capitano, il DAlviano ha intercettato i carri con le barche appena fuori Roma e li ha
incendiati! grid svegliando di colpo Juan, assopito davanti al camino. Fabrizio Colonna e gli altri si
avvicinarono allufficiale che indic luomo accanto a lui. Era riuscito a fuggire dallincendio e aveva
galoppato fin l per portare la notizia dellassalto. Raccont brevemente laccaduto, tempestato dalle
domande dei presenti. Appena usc, tutti si riunirono di nuovo attorno al tavolo a discutere. Il cardinale
Lonati si sedette sconsolato. Perch non ci hanno avvertiti della partenza delle barche? Avremmo
potuto andare incontro al convoglio. Il Colonna scosse la testa. Dalla parte del lago le mura di
Bracciano sono quasi in rovina e da l saremmo entrati facilmente. Juan Borgia fuori di s imprecava
contro il DAlviano. Il Savelli sapeva che limpresa era difficile intervenne Guidobaldo. Aveva
chiesto pi uomini a Sua Santit. Ora  inutile discutere. Non possiamo aspettare, daremmo tempo a
Carlo Orsini e al Vitelli di arrivare dalla Francia con altri rinforzi. Le voci degli uomini si mischiarono
in una stridente confusione. Il Lonati cerc di imporre di nuovo la calma. Signori, vi prego, non
gridate tutti insieme, ragioniamo.  un brutto colpo! ammise il Gonzaga. Presidiando il lago
avremmo impedito i loro scambi di rifornimenti e soldati. Non avremo nemmeno altre artiglierie.
Quelle arrivate oggi da Napoli erano le ultime afferm Muzio Colonna. Basta! La voce di
Guidobaldo fece calare il silenzio. Come ti permetti di azzittirmi! Juan lo fronteggi irato. Chi ti
credi di essere? Si scagli su Guidobaldo, ma fu anticipato da Fabrizio Colonna che lo trattenne con
forza. Il papa mi ha chiamato perch tu non avresti mai potuto affrontare gli Orsini da solo disse
gelido il Montefeltro. Juan, ascoltami! il Colonna lo scosse violentemente. Litigare tra noi non
serve.  uninutile perdita di tempo! Lo scontro vero e proprio inizia adesso riprese Guidobaldo. Il
DAlviano  un osso duro. Tu non lhai ancora visto sul campo. Ti assicuro che nei momenti critici sa
tirare fuori il meglio dai suoi e pu contare sulla resistenza del borgo che lotta per salvarsi. Tutti
tacquero. Juan sembrava assorto. Guidobaldo sapeva quanto fosse opportunista. Presto avrebbe smesso
di provocarlo perch aveva un estremo bisogno del suo aiuto, ma terminata la guerra,gli avrebbe fatto
pagare tutto. S, Montefeltro, finiamola una buona volta. Un sorriso ipocrita infatti comparve sul viso
di Juan. Dunque, come faremo senza le barche? Fabrizio, che ne pensi? Dovremo rivedere i piani,
ma forse gli Orsini non sono forti come sembrano. Hanno avuto un colpo di fortuna, ma non dobbiamo
sopravvalutarli. Se penso che il Savelli non ha saputo salvare neanche una barca... Juan non gli lasci
terminare la frase. Non stai combattendo il Savelli! Voi romani non riuscite mai a dimenticare le
vostre faide! Poi, con quella che voleva sembrare unespressione amichevole, si rivolse di nuovo a
Guidobaldo. Che dobbiamo fare? Il cardinale Lonati prese la parola. Troviamo un accordo. Se la
lotta  dura per noi, non lo  meno per gli Orsini: trattare conviene anche a loro. Mi prendete per un
vigliacco? grid Juan. Chieder a Sua Santit di mandarmene altre, e questa volta arriveranno!
Dividiamo lesercito: con una parte attacchiamo Trevignano, con unaltra teniamo impegnato il
DAlviano e mandiamo altre guarnigioni a occupare le terre gi nostre propose il Colonna. Dividersi
significa indebolirsi afferm Guidobaldo. Non vedete che loro si stanno radunando? Dobbiamo
raddoppiare gli assalti per prendere subito Trevignano. Attacchiamo e dimostriamo che non ci siamo
persi danimo e che siamo pi forti di loro. A questo punto  impossibile trattare, cardinale. Il
DAlviano  forte, ma non dobbiamo temerlo, anzi, dobbiamo aggredirlo subito. Nella stridente
confusione di voci e di opinioni, la voce di Juan riusc a imporre il silenzio. Qui ci sono troppi pareri e
troppi comandanti! Decider io! Nella stanza per un attimo si sent solo il crepitare della legna che
bruciava nel camino. Poi il Borgia in tono deciso disse: Domani ci sposteremo a Trevignano e appena
pronti attaccheremo. Preparatevi!  Castello di Trevignano
3 dicembre 1496
La giornata si preannunciava fredda e buia. Un vento gelido scendeva dalle colline accompagnato da
rovesci di pioggia. Lattacco al castello di Trevignano era iniziato allalba e gli assediati, dallalto delle
mura, si difendevano con frecce e sassi, accompagnati da parole di scherno. Cercando di ignorare le
provocazioni, Guidobaldo e gli altri ufficiali incitavano i loro uomini mentre Juan, furente, girava a
cavallo tra i suoi, incalzandoli a insulti, scaricando su di loro lastio provocato dalle ingiurie degli
Orsini. Fategli ingoiare la lingua! Ammazzateli tutti! Avanti, maledetti, avanti, muovetevi o vi far
impiccare! Infine la muraglia, antica e senza terrapieno, cedette in diversi punti e Guidobaldo, seguito
dai soldati, irruppe nella vasta corte del castello. Mentre forzava le ultime difese dei nemici, il
Montefeltro vide il cavallo di Juan che trafitto da una lancia simpennava facendo scivolare a terra il
Borgia. Imprigionato nelle staffe, Juan venne trascinato per alcuni metri dal folle galoppo del destriero,
finch questi croll al suolo agonizzante. Guidobaldo, circondato da troppi nemici, non riusc a
raggiungerlo. Cerc di attirare la sua attenzione gridando, ma Juan non si accorse di lui. Lo vide
rialzarsi dal fango e allontanarsi dalla mischia senza spada e scudo e con la visiera dellelmo rialzata. Il
Montefeltro scese da cavallo e, aprendosi un passaggio a colpi di spada, gli si avvicin e lo spinse da
parte, ma unondata di soldati li separ di nuovo. Juan non si accorgeva di nulla, camminava
barcollando tra i cadaveri e i feriti, con lo sguardo allucinato, ignaro del pericolo che correva. Forse
cercava di raggiungere Fabrizio Colonna che era appena passato a cavallo poco lontano da lui, ma
incespicava a ogni passo. Di nuovo Guidobaldo riusc a farsi largo tra gli uomini, affianc Juan e lo
spinse contro un muro prima che una grandinata di pietre scagliate dallalto del castello lo colpisse.
Abbiamo conquistato Trevignano! gli url scuotendolo con forza. Riprendi il comando! Ora
dobbiamo portare gli uomini a Bracciano. Juan non reag e a Guidobaldo non rest che affidarlo ad
Alonzo, il palafreniere appena accorso dopo aver raccolto la spada e lo scudo del Borgia, ordinandogli
di portarlo lontano di l. Poi, raggiunto il suo cavallo, si diresse allinterno del castello per radunare le
truppe.  Castello di Bracciano
5 dicembre 1496
Illuminato dai bagliori delle fiamme, Bartolomeo DAlviano ripose gli alari con i quali aveva smosso
le ceneri del camino. Far una sortita fino a Roma disse con la consueta determinazione. Bartolomea
lo guard inquieta e allung le mani verso il fuoco per scaldarle. Il freddo era intenso in quellinizio di
dicembre fosco e piovoso.  pericoloso. Sono pronto a rischiare. Ieri ci sono stati disordini in citt.
La nostra fazione sta facendo sentire la sua voce. Dobbiamo dimostrare al papa che resisteremo e che
torneremo padroni della situazione. DAlviano aveva usato il tono fermo di quando si rivolgeva ai
soldati. Era inutile ribattere: la decisione era gi stata presa, pens Bartolomea stringendosi addosso il
mantello di pelliccia. Apprezzava la sua lealt verso gli Orsini, ma sapeva anche che combatteva
perch amava la guerra e detestava perdere. Si sarebbe fatto uccidere, ma non avrebbe mai ceduto.
Ventanni prima, agli inizi della sua carriera, aveva guerreggiato al soldo del papa e del re di Napoli,
proprio contro gli Orsini alleati di Firenze. La lunga amicizia, che, fin dalladolescenza, lo aveva legato
a Virginio non gli aveva impedito di schierarsi contro di lui. La politica e linteresse personale erano
riusciti a spingerli luno contro laltro, ma era storia passata. Bartolomea si pass una mano tra i capelli
arruffati. Molti dubbi lassalivano in quei giorni difficili, ma non era sola: lui la capiva e la sosteneva.
In fondo era facile amarlo... La nostra carta vincente  la sorpresa... continuava intanto il DAlviano
con gli occhi scintillanti per lemozione. Non ci aspettano! Ho deciso la sortita solo poche ore fa e le
spie non hanno avuto il tempo di avvertire nessuno. Mi immagino il papa affacciato alle sue finestre
mentre noi scorrazziamo sotto San Pietro! Si lasci sfuggire un ghigno di disprezzo. Hai scelto la
pattuglia che ti seguir? la voce di Bartolomea ebbe un leggero tremito. S, una settantina di soldati
in tutto, non voglio lasciare il castello troppo sguarnito. DAlviano sorrise notando lapprensione
presente negli occhi di sua moglie. Bartolomea viveva come un soldato, sopportava i disagi della
guerra senza un lamento, era in grado di comandare e di farsi rispettare, ma lui sapeva quanta
femminilit si nascondeva sotto gli abiti maschili che portava. Si alz e prese tra le sue le mani fredde e
sciupate di lei. Non temere le disse dolcemente. Non sar certo un esercito di mercenari guidato da
un buono a nulla, che riuscir a espugnare Bracciano. Virginio ha munito il castello in modo che possa
resistere a qualsiasi attacco. Ora vieni, si  fatto tardi, andiamo a dormire. Domattina voglio partire
allalba. Le circond la vita con un braccio, attirandola a s. Controllo i turni di guardia e ti
raggiungo. Le sussurr baciandola sul collo prima di uscire. Bartolomea si avvolse ancor pi stretto il
mantello attorno al corpo e si distese sul letto. Alle prime luci dellalba Bartolomeo DAlviano era in
sella. Il freddo pungente gli penetrava nelle ossa, ma il piacere del rischio che stava per affrontare gli
riscaldava il cuore. Dallalto del cammino di ronda le sentinelle di guardia, dopo aver scrutato i
dintorni, diedero il segnale di via libera. DAlviano e i suoi uscirono dalla fortezza, raggiunsero il ponte
levatoio abbassato e si lanciarono al galoppo nella campagna romana. Gli zoccoli dei cavalli
sprofondando nel terreno sollevavano grandi zolle scure. Cavalcarono per due ore attraverso distese
deserte, evitando i percorsi troppo battuti. Una pioggerella fastidiosa cadeva con insistenza e dai campi
impregnati di umidit si alzava una leggera foschia. Per togliersi la soddisfazione di terrorizzare il papa
e i suoi sostenitori Bartolomeo stava mettendo in gioco la vita di molti soldati, ma anche questa era
guerra. Non credeva solo alle azioni di forza: le battaglie si potevano vincere anche colpendo le
sicurezze di chi si riteneva invincibile. In prossimit di Monte Mario alz il braccio per fermare la
pattuglia. Un bosco avvolto in una nebbia sottile li separava dalla citt. Ordin ai suoi di procedere con
circospezione nella boscaglia. La bruma, come un velo ingannevole, confondeva i contorni degli alberi,
attutiva i rumori, trasformava animali e uomini in figure irreali. Bartolomeo sent dentro di s una
sensazione di disagio. Era un avvertimento, e spesso si era salvato dandogli ascolto. Ud un lontano
latrare di cani, voci concitate, un rumore di zoccoli. Tra gli alberi spogli distinse alcuni cacciatori a
cavallo. DAlviano incroci per un solo istante lo sguardo di uno di quelli e lo riconobbe. Era Cesare
Borgia. Il figlio del papa, vestito di nero, in groppa a un baio, non perse tempo e cambi rapidamente
direzione, allontanandosi verso la citt. Bartolomeo, frustando il cavallo, si lanci allinseguimento
dellinaspettata preda. Con un ostaggio simile tra le mani le sorti della guerra potevano cambiare
perch il papa avrebbe dovuto scendere a patti, pens gridando ai suoi uomini di circondare il Borgia.
Cesare, per, intuendo in anticipo le loro intenzioni, sceglieva sempre la via migliore per schivarli.
Bartolomeo fu costretto a fermarsi per riprendere fiato. Ansimante e coperto di sudore, si chin sul
collo del suo corsiero. Alzando gli occhi, vide Cesare che fuggiva, guizzando tra gli ultimi alberi del
bosco prima di lanciarsi al galoppo sfrenato nella piana antistante. Non avrebbe mai preso, quel
demonio! Limmagine di Cesare che si dileguava nella foschia si stamp nella sua mente come lamaro
ricordo di un sogno non realizzato. Ora dobbiamo fare in fretta grid soffocando la rabbia perch
quel bastardo dar senzaltro lallarme. Siamo venuti per mostrare che non abbiamo paura del papa e
del suo fottuto esercito! Non siate teneri con nessuno. Ricordate il nostro motto: Francia! Francia!
Entrati in Roma, percorsero le vie al galoppo, seminando il terrore tra la gente che correva atterrita
cercando scampo; non appena arrivarono davanti a San Pietro si buttarono sulle guardie del papa,
accendendo una zuffa furibonda che provoc morti e feriti. DAlviano alz per un attimo lo sguardo
verso le finestre del Vaticano e gli parve di vedere il papa, circondato da alcuni cardinali. Con la
speranza di essere notato, alz un pugno nella sua direzione, poi richiam i suoi. La breve giornata
invernale stava per finire e doveva uscire in fretta dalla citt. Il ritorno fu silenzioso. I soldati
sognavano solo un pasto caldo e un pagliericcio sul quale buttarsi, mentre DAlviano restava chiuso nei
suoi pensieri. Anche se il figlio del papa gli era sfuggito, la sortita era andata a buon fine, ma non
poteva ogni giorno inventarsi una bravata. Urgevano i rinforzi di Carlo Orsini.  Marsiglia
12 dicembre 1496
Da molte miglia Carlo Orsini e Vitellozzo Vitelli cavalcavano luno accanto allaltro. Si erano messi
in viaggio in fretta, appena erano stati avvertiti che i loro rinforzi erano vitali per la guerra contro il
papa. Una nave li attendeva a Marsiglia e, una volta in Italia, avrebbero dovuto reclutare e addestrare
altri uomini prima di unirsi alle milizie di DAlviano. Il Vitelli guard perplesso Carlo Orsini.
Basteranno i soldi del re di Francia? Carlo Orsini scosse con gesto deciso la testa dai folti riccioli
neri. Me ne far dare di pi se non basteranno,  in gioco la vita di mio padre. Nei mesi trascorsi alla
corte di Carlo Ottavo di Valois aveva perorato in tutti i modi la causa della sua famiglia per ottenere aiuti
concreti e non solo promesse. Il re di Francia, nonostante linsuccesso della sua calata nella Penisola,
era ancora desideroso di intervenire nelle questioni italiane, e gli aveva dato del denaro. Era in debito
nei confronti degli Orsini che avevano abbandonato il papa ai tempi della sua invasione. Nemmeno il
re, per, poteva liberare Virginio, che marciva in prigione per volere del Borgia, pens Carlo. I tuoi
soldati come sono? domand al Vitelli. Nel corpo a corpo sono pi svegli e veloci dei mercenari
tedeschi. Ho speso un bel gruzzolo per rivestirli di corazze pi resistenti, e li ho armati con picche
lunghissime e spade pi acuminate. Gli occhi di Vitellozzo brillarono di soddisfazione. La guerra gli
piaceva. Bello e sanguinario, il signore di Citt di Castello faceva il condottiero per soldi e per
passione, e lo faceva bene. Quanti sono? In tutto duecento, ma penso di poter contare su altri
milleottocento fanti. Bene, speriamo sia cos. Devo riuscire a reclutarne altri a Perugia e a Todi. In
quel momento un cavaliere affannato li raggiunse. Carlo ferm la pattuglia. Capitano Orsini disse
luomo ansimando sono appena sbarcato al porto di Marsiglia. Porto la notizia che Trevignano 
caduta in mano agli Ecclesiastici. LOrsini imprec. Dov lesercito del papa? chiese Vitellozzo.
Quando sono partito, il duca di Gandia lo stava spostando a Bracciano... ormai sar arrivato sotto il
castello. Presto, pens Carlo, dobbiamo fare presto. DAlviano non poteva resistere in eterno.
Castello di Bracciano
15 dicembre 1496
Dallalto del castello, Bartolomeo DAlviano diede uno sguardo alla piana dove lesercito del papa era
appostato da giorni. Con occhio esperto valut il numero delle artiglierie pesanti e degli arieti, constat
che i bivacchi erano stati piantati nei punti giusti e che anche i cavalli erano ben protetti. Le strade che
dal borgo si dipartivano verso la pianura erano sorvegliate da pattuglie armate e le uscite del castello
erano bloccate. Il Montefeltro e il Colonna erano guerrieri esperti e forse avevano gi deciso dove
avrebbero cercato di sfondare. Era solo questione di ore. Potevano farcela. Lui al posto loro ce
lavrebbe fatta. Si avvicin alla moglie che aiutava due soldati a distribuire il pasto alle sentinelle.
Bartolomea lo fiss inquieta. Mi hanno riferito che il Gandia ha promesso paga tripla a chi dei nostri
diserter. Un giovane soldato che mangiava dalla sua scodella, guard la donna con occhi sgranati.
Signora, io non vi abbandoner mai! DAlviano lo prese per le spalle. Chi dei tuoi compagni lo
farebbe? Il ragazzo, intimidito, si gir verso un ufficiale che si avvicin di corsa. Permettete,
comandante, volevo parlarvi. Che c? Volete passare al nemico? Lufficiale scosse la testa. No,
signore, avremmo avuto unidea per rispondere al Gandia e alzare il morale dei soldati. Pensavamo di
appendere al collo di una mula la scritta: Lasciatemi andar per la mia via che vado ambasciator al duca
di Gandia!, di attaccare alla coda un cartello con degli insulti e mandargliela. In fondo una mula e un
asino parlano la stessa lingua. DAlviano guard Bartolomea che aveva finito di riempire lultima
scodella e scoppi in una fragorosa risata. Mi sembra una buona idea, grazie, soldato. Ora parler con
gli altri: tutti dovranno sapere di questa beffa. Andiamo a preparare la mula. Due ore dopo una mula
agghindata fu spinta fuori da un portoncino segreto tra le risate dei soldati. Prima o poi qualcuno
lavrebbe trovata e condotta al destinatario dellambasciata. Bartolomea e DAlviano tornarono sui
merli a osservare gli assedianti, in ricerca di una soluzione. I nostri uomini ci sono fedeli. Non ti
nascondo che temevo qualche diserzione... invece anche questa sciocchezza della mula  servita a
tenerli uniti disse il DAlviano non so pi che cosa inventare... abbiamo bisogno di rinforzi.
Bartolomea si strinse a lui. Gli assalti saranno violenti, ma mi sento pi fiduciosa. S, Carlo e
Vitellozzo sono vicini e noi dobbiamo resistere.  Perugia
15 gennaio 1497
Carlo Orsini, in piedi nella tenda da campo, fronteggiava lufficiale che gli stava davanti sullattenti.
Quanti soldati avete reclutato oggi? Venti, comandante. Carlo scrisse il numero su una pergamena.
Non sono molti, ma il Vitelli ci aspetta a Orte e non ho altro tempo. Andate a riposare per qualche ora,
poi tornate qui per organizzare la partenza. Uscito lufficiale, Carlo sedette stancamente su una
branda. Aveva le ossa rotte. Da pi di un mese non faceva che cavalcare e addestrare soldati, ma
sapeva che suo padre stava peggio di lui in quella soffocante prigione napoletana. Provava per lui una
sconfinata ammirazione e il fatto di essere un figlio naturale non gli aveva impedito di stargli accanto
come Giangiordano, il figlio legittimo. Non gli importava quello che si diceva di Virginio Orsini, che
fosse un traditore e un pessimo comandante, sostenuto solo da una vergognosa fortuna. Erano
maldicenze che non riuscivano a scalfire la stima che provava per lui n a fargli dimenticare quello che
di pi grande gli aveva trasmesso: lamore per la sua famiglia, la pi nobile e antica casata romana. Gli
Orsini, gli unici a poter vantare dei diritti su Roma, ora venivano minacciati da un esercito di mercenari
capeggiato da un catalano bastardo! Era inaccettabile. Carlo sent crescere dentro di s la voglia di
vincere quella guerra, per se stesso e per suo padre.  Assedio di Bracciano
20 gennaio 1497
Allalba lassedio era stato disposto e le artiglierie piazzate. Gli uomini avevano iniziato ad attaccare
le mura del castello, ma Bracciano sembrava incrollabile. Inoltre la pioggia insistente rendeva il terreno
un mare di fango. Dopo alcuni inutili tentativi, i soldati si erano ritirati nei gelidi accampamenti,
squassati da un vento sferzante. Lentusiasmo iniziale andava diminuendo. Il papa aveva promesso di
mandare altri mercenari, oltre agli ottocento tedeschi appena arrivati, ma ancora non erano arrivati.
Guardando gli stendardi francesi che sventolavano provocatori dalle torri, Guidobaldo si tormentava
cercando una soluzione pi efficace dellinutile tentativo di corruzione escogitato da Juan, che aveva
avuto come risposta linvio di una mula bardata con scritte offensive. Ricordando gli insulti del
messaggio, il Montefeltro fremette di vergogna. Non era disposto a sopportare ancora. Si diresse deciso
verso laccampamento di Juan, scost le sentinelle ed entr. Il Borgia non era solo, con lui cerano
Muzio Colonna, un paio di giovani ufficiali ancora addormentati e alcune prostitute. La sera prima
avevano bevuto cos tanto da non riuscire a fare ritorno ai propri alloggi. Guidobaldo svegli tutti in
modo brusco, scaraventando a terra boccali, carte e avanzi di cibo. Muzio, seminudo, si alz
barcollante e lo guard stupito. Che succede...? Se anche fosse successo qualcosa, non ve ne sareste
accorti! Juan spinse di lato la prostituta che gli stava addosso e si mise a sedere sulla branda. Cosa
vuoi? Non farti vedere dai tuoi uomini in questo stato! esclam Guidobaldo senza nascondere il
proprio disgusto. Juan gli si accost minaccioso. Ehi, ehi... non esagerare! Ora non c il Lonati a
fermarmi. Non devo rispondere al cardinal Lonati, ma al papa. Gli dir che non abbiamo preso
Bracciano perch tu eri troppo sbronzo per comandare lattacco. Juan lo afferr per il petto. Non
tirare in ballo Sua Santit e vattene! Guido lo respinse con forza. No! Io sono qui per combattere, e
tu dovresti fare altrettanto! Senti, Montefeltro, tu proprio non mi piaci! Qui davanti hai degli uomini
che hanno bisogno di svagarsi per dare il meglio in battaglia. Perch non ti sei unito a noi, eh? Sei
troppo raffinato per le puttane? Tu, cos nobile e puro! Non  che... sei troppo puro? Juan sghignazz
mimando un gesto osceno. Guidobaldo trasal, impallidendo. Poi, ripresosi, domand ironico: Sapete
dimostrare solo cos che siete uomini? Siamo in guerra o lavete scordato? concluse alzando il tono
della voce. Muzio Colonna prese una brocca dacqua e se la rovesci sulla testa. Anche gli altri, uno a
uno, si alzarono e si rivestirono. Tra mezzora dovete essere fuori di qui, pronti per lassalto. Prima
di uscire, si gir verso Juan, dicendogli seccamente: Anche tu. E questa volta non restare impalato
come un vigliacco a guardare noi che facciamo la guerra. Stupore e rabbia passarono in un lampo
nello sguardo del Gandia. Fuori le baldracche! ordin, terminando di vestirsi. Le donne raccolsero in
fretta gli abiti e lasciarono la tenda. Nella mano destra del Borgia comparve il pugnale. Questa la
pagherai, Montefeltro. Diventa uomo, Juan gli disse Guido senza muovere un muscolo. Hai paura
di batterti, eh! Parli... parli, ma poi te la fai sotto. Avanti Montefeltro, fai vedere a tutti chi  luomo tra
noi! Il Colonna cerc di frapporsi tra i due. Juan, controllati! Il Borgia lo spinse da parte.
Guidobaldo rimase fermo, non aveva paura e non voleva scontrarsi col Gandia, non ancora. Quel
giorno era deciso a sferrare lattacco al castello, e vincere la battaglia. Soffocando la collera, disse:
Non temere: verr quel momento. Ma non oggi. Oggi prenderemo Bracciano. Gli gir le spalle e usc
dalla tenda a testa alta, mentre il Colonna bloccava appena in tempo la mano armata di Juan.  Castello
di Bracciano
20 gennaio 1497
Il castello di Bracciano si stagliava maestoso nel cielo cupo della mattina, con le sue cinque torri
grigie e possenti. Quei baluardi avrebbero dovuto scoraggiare qualunque sfida, invece lassalto dei
papalini era cominciato furioso fin dal mattino. Avevano attaccato allimprovviso e si erano buttati sul
bastione; in poco tempo erano riusciti a impadronirsi del borgo. Il successo li aveva incoraggiati e
Bartolomeo aveva dovuto assistere al cedimento delle sue linee di difesa. Lultimo attacco, poi, era
stato violentissimo. Quando il DAlviano vide gli stendardi della Chiesa che sventolavano sulla
muraglia, decise di farsi avanti alla guida di un gruppo scelto. Pronto a tutto, spronava con foga i suoi.
Avanti! Buttatevi avanti! Branco di codardi, pensavate che non attaccassero pi? Se non vi
ammazzano loro, lo faccio io! Avanti! Fate vedere chi siete a questi schifosi mercenari!  in gioco la
vostra libert! I suoi uomini, caricati dagli incitamenti, si risvegliarono, avventandosi contro gli
assalitori con le ultime energie. Un gruppo raggiunse gli stendardi degli ecclesiastici. La paura di
assistere alla propria rovina e quella di dover rispondere al loro capo di una sconfitta li spingeva a
resistere. Il DAlviano urlava a squarciagola roteando la spada. Strappateli! Cos, avanti! Buttateli
nella fossa! Inseguite quei figli di puttana! Bartolomea, come impazzita, correva da una parte allaltra
del castello. Finalmente scorse suo marito che avanzava alla testa di un drappello di soldati. Ti stavo
cercando disse affannata. DAlviano si accorse che era scossa, forse aveva temuto il peggio. Impart
degli ordini ai suoi uomini e si appart con lei. Lassalto  stato respinto, non preoccuparti le disse in
tono rassicurante. Carlo e Vitellozzo sono vicini, hanno un esercito formidabile. Si tratta solo di
resistere ancora per qualche giorno. Nella semioscurit del corridoio, Bartolomea assent appena.
DAlviano la osserv pi attentamente. Non capisco perch sei cos abbattuta. Bartolomea scoppi in
un pianto dirotto e gli porse un foglio gridando: Lhanno ammazzato, lhanno avvelenato! Dicono che
Virginio  morto di polmonite, ma non  possibile! Mi aveva appena scritto... stava bene.  stato lui...
lui! Il Borgia! Quanto lo odio! Giurami che lascerai a me il suo bastardo, giuramelo! DAlviano la
strinse tra le braccia e si sent invadere dalla sua stessa rabbiosa sofferenza.  20 gennaio 1497
Impazienti intorno agli arieti, Guidobaldo e gli altri ufficiali aspettavano di poter irrompere nel
castello. Quando parte del bastione che difendeva il borgo venne abbattuto, si lanciarono nella breccia
con le armi sguainate. Guidobaldo incitava i soldati. I diverbi con Juan avevano aumentato la sua
determinazione. Mentre combatteva si accorse che anche il Gandia si era gettato nella mischia e pens
di aver fatto bene a umiliarlo davanti agli altri, almeno si era scosso. Quando gli Orsini si mossero al
contrattacco, respingendoli fuori dal borgo, Juan e Guidobaldo ordinarono la ritirata e si riunirono in
fretta nella tenda del Borgia. Dobbiamo andarcene di qui, torniamo indietro e dividiamo gli uomini
nei castelli gi conquistati propose Fabrizio Colonna mentre si faceva medicare una ferita al braccio
sinistro. No, ci farebbe perdere il vantaggio che abbiamo intervenne Guidobaldo slacciandosi gli
schinieri. E il papa non intende mantenere le truppe a lungo:  troppo costoso. Per Dio! Eravamo
riusciti a superare la muraglia! esclam Juan che, aiutato da Alonzo, si stava togliendo la corazza.
Carlo e Vitellozzo sono a pochi giorni da qui, se non ci muoviamo ci prenderanno in mezzo,
dobbiamo andargli incontro con tutto lesercito e impedire che si uniscano concluse Guidobaldo
asciugandosi il sudore della fronte. Il cardinale Lonati lo guard desolato. Aveva passato la giornata a
visitare i feriti cercando di alleviare le loro pene, aveva chiuso gli occhi a tanti soldati e benedetto
troppe salme. In guerra ci sono anche le mediazioni. Non avete visto, oggi, quanto sangue? Mio Dio!
Siamo in guerra, cardinale! S, ma questa non la vinceremo noi. La morte ci sovrasta e Dio non ci
favorisce pi. Credetemi, Guidobaldo. Come pu Dio non favorire lesercito della sua Chiesa?
Ascoltami Juan, adesso non possiamo muoverci, dobbiamo sistemare i feriti e preparare il trasporto
delle artiglierie, ma domani notte partiremo in gran segreto. Mandiamo avanti lavanguardia a esplorare
i dintorni e segnare il percorso. Ho studiato la mappa del territorio: bisogna attraversare i monti di Sutri
e di Capranica, costeggiare il lago di Vico e superare le colline tra Capena e Viterbo. In tre giorni
dovremmo arrivare nei pressi della Piana di Soriano. L potremo sistemarci e aspettarli. Che ne dici?
Juan tacque. Libero dalla morsa della paura aveva scoperto lesaltante sensazione di combattere. S!
Andiamo incontro a quei porci! ordin uscendo precipitosamente dalla tenda.  21 gennaio 1497
Hanno tolto lassedio! DAlviano condusse la moglie verso una finestra. Guarda! esclam
indicandole la piana deserta. Devono aver tolto i bivacchi durante la notte... mormor sorpresa la
donna. Una staffetta si avvicin di corsa. Comandante, vengo da Ronciglione. Lesercito del papa si
sta muovendo con tutta lartiglieria alla volta di Sutri. Ma certo! Vanno a nord, incontro a Carlo e
Vitellozzo! Se fossero rimasti qui sotto, allarrivo di Carlo, si sarebbero ritrovati tra due fuochi. Ci sar
battaglia, e questa volta sar quella definitiva! Devo raggiungerli. DAlviano si gir verso la moglie
con occhi scintillanti, ma il suo entusiasmo si spense in un attimo. Il volto della donna sembrava una
maschera di pietra. No! Tu hai fatto pi di quanto ti sia stato richiesto scand lei con durezza. L ci
sar un Orsini a difendere il nostro onore. Il tuo posto  qui con me. Il mio aiuto  fondamentale!
grid Bartolomeo. Conosco le forze dei nemici, ma non ho idea di quanti uomini abbia radunato
Carlo. La battaglia non  vinta. Devi restare! Manda i tuoi uomini migliori. Se la battaglia finisse
male come potrei difendermi da sola? DAlviano abbass le braccia sospirando. Bartolomea aveva
ragione. Se Carlo avesse perso, lesercito del Gandia sarebbe subito ritornato per impossessarsi di
Bracciano. Impart degli ordini ai suoi ufficiali e, rivolto alla moglie uno sguardo che valeva pi delle
parole, si allontan.  Piana di Soriano
24 gennaio 1497
Da unaltura Guidobaldo vide Fabrizio Colonna al comando della prima compagnia insultare i
fuggitivi e spronarli al contrattacco. Una fatica inutile perch i suoi uomini, stanchi per la marcia
forzata e spaventati a morte dallattacco improvviso, non gli davano ascolto. Guidobaldo scese allora al
galoppo e si gett nella lotta. Tent di richiamare in avanti la cavalleria che retrocedeva, ma senza
successo. Anche molti dei suoi erano fuggiti in preda al panico, lasciandolo solo in mezzo ai nemici
che lo incalzavano gridandogli di arrendersi. Mai, mai! ripeteva con la spada di suo padre in pugno.
Aiutato dalla destrezza del suo cavallo, cerc di difendersi tra il gran disordine di uomini, di armi, di
grida, ma improvvisamente sent un intenso calore al fianco, seguito da un dolore atroce. Lasci cadere
le redini mentre il suo cavallo, terrorizzato, urtava un masso e cadeva, abbattendosi sopra di lui.
Schiacciato dal peso dellanimale, Guido non riusciva a respirare. Cap di essere stato ferito da un
colpo di archibugio. Strinse i denti, ma il dolore insopportabile gli strapp un urlo e svenne. Quando
riprese i sensi si accorse che qualcuno lo aveva liberato dal corpo del cavallo, e gli stava togliendo
lelmo e larmatura. Chi sei? gli chiese, tentando di rialzarsi. Sanguinava e il dolore al fianco era
lancinante. Mi chiamo Battista Tosi, signore. Appoggiatevi a me. Guidobaldo comprese. Era
prigioniero, e quelluomo si mostrava premuroso solo perch la sua cattura gli avrebbe reso una grossa
ricompensa. Si appoggi alle sue spalle e svenne di nuovo. Si risvegli come da un lunghissimo sonno.
Battista Tosi era ancora accanto a lui e cercava di tamponargli la ferita. Non muovetevi tra poco
arriveranno i lettighieri e verrete curato. Mi occupo io di voi. La battaglia... La battaglia  finita. Il
duca di Gandia  fuggito. Battista Tosi sogghign divertito. Una ferita al labbro, una cosa da niente,
ed  scappato come il vento! Abbiamo vinto, e a suo tempo saprete come. Ora non ci pensate, avete gi
abbastanza guai. Guidobaldo si sent avvampare. Juan! Quel maledetto aveva rovinato tutto. Fuggito,
subito, come un coniglio! Si accasci fiaccato dal dolore e dallo sconforto.  Castello di Bracciano
24 gennaio 1497
Nella speranza di vedere arrivare un messo, Bartolomea si era aggirata per ore sul camminamento
delle mura, scrutando la campagna. La pioggia tagliente, scesa per tutto il giorno, era cessata e il buio
avvolgeva ogni cosa. Stanca e infreddolita si ritir nella sua stanza, accanto al fuoco. Un rumore di
passi affrettati la fece balzare in piedi. La porta si spalanc e comparve Bartolomeo seguito da una
staffetta. Abbiamo vinto! Bartolomea si butt tra le braccia del marito. Non poteva che andare cos!
Raccontatemi tutto dal principio. Si rimise a sedere e indic al soldato uno scranno accanto al suo. La
staffetta incominci a parlare. Ci siamo scontrati in una piana nei pressi di Soriano, allentrata di una
valle lunga e stretta, circondata dai boschi. Vista la fatica di assalirci, i capitani dei papalini avevano
deciso di distribuire le artiglierie davanti e di dar tempo ai mercenari tedeschi, arrivati per ultimi, di
prendere posizione. Sarebbe stata la nostra fine se Juan Borgia non avesse richiamato indietro la
cavalleria. Non vi so spiegare perch, forse voleva rinforzare i fianchi della fanteria che erano aperti e
piuttosto deboli, ma i nostri hanno scambiato questa mossa per una ritirata e si sono rinfrancati.
Fabrizio Colonna intanto spingeva i suoi con attacchi impetuosi, ma confusi. In questo modo Vitelli 
riuscito a riordinare le sue fila, rinforzando la fanteria con la cavalleria. Stavamo respingendo lassalto
quando il duca di Gandia ha tentato lultima carta: ha dato lordine di fare fuoco con i cannoni. I suoi
artiglieri non hanno saputo mirare e le palle sono volate sopra le nostre teste senza fare danni. Ci siamo
scontrati di nuovo: cavalleria contro cavalleria, mentre i fanti di Vitelli infilzavano decine di mercenari.
A questo punto lesercito del papa si  dato alla fuga e cos la vittoria  stata nostra! Ne abbiamo
eliminati pi di cinquecento tra morti e prigionieri. Abbiamo ferito e catturato persino Guidobaldo da
Montefeltro. Un capitano valoroso e leale che merita rispetto disse il DAlviano. Juan Borgia 
vivo? chiese Bartolomea che aveva in mente la domanda fin dallinizio del racconto.  stato ferito,
appena un graffio in volto, ma gli  bastato per fuggire. Bartolomea abbass gli occhi per nascondere
la delusione mentre il DAlviano diceva: Grazie. Ora vai a rifocillarti, soldato. Vi ringrazio,
comandante, ma devo subito correre a Roma. Vitelli mi ha dato un altro incarico: scrivere col gesso sui
muri di Roma Chi ha visto in giro un esercito in fuga  pregato di riportarlo al duca di Gandia. Vai
allora! esclam divertito DAlviano stringendo la mano al giovane che arross di piacere. E ora?
chiese Bartolomea appena furono soli. Ora aspetteremo la prossima mossa del papa. Si dovr
ricacciare in gola tutte le sue ingiurie e dovr patteggiare.  troppo avaro per ricominciare da capo e
anche se ci riprovasse, dovr prima rimettere insieme lesercito cos noi avremo il tempo di recuperare i
nostri castelli e le nostre forze. Non sar difficile, vedrai, soprattutto se lascer il comando a suo figlio.
Devo partire subito e unirmi agli altri. Li inseguiremo finch non li avremo dispersi tutti. Il castello
rester a te e non potrei lasciarlo in mani pi sicure. DAlviano la strinse forte e mormor: Quando
tutto sar concluso voglio dedicarmi un po a te.  Rocca di Soriano
15 aprile 1497
Lo svegliarono le grida dei soldati che si davano il cambio nel cortile della rocca. Il pomeriggio era
iniziato da poco e il sole era ancora alto nel cielo terso di primavera. Guidobaldo sistem meglio i
cuscini dietro la schiena e stese le gambe. Dormire era un modo per dimenticare il passato e per non
vivere tutti i minuti del presente. Era unillusione che dava sollievo, ma si lasciava dietro un grande
vuoto e una malinconia che sfumava nella tristezza. Si guard intorno: la stanza era grande e
confortevole, ma aveva le sbarre alle finestre. Era prigioniero ormai da tre mesi e non riusciva a
ipotizzare il suo futuro. Prese il libro di preghiere e si affid a Dio per trovare il coraggio di resistere. Il
rumore stridente del catenaccio che veniva tirato interruppe la sua lettura. Carlo Orsini, preceduto da un
ufficiale, si avvicin al suo letto e con il suo consueto modo brusco disse: Signor duca, vengo a
comunicarvi la notizia che avete tanto atteso. Il vostro riscatto  stato pagato. Grazie a Dio il papa ha
finalmente risposto alla mia supplica! esclam Guidobaldo balzando in piedi e dimenticandosi della
ferita al fianco non ancora guarita. No. Il papa non si  affatto occupato di voi. La somma richiesta ci
 stata consegnata da un uomo di fiducia della duchessa vostra moglie. Guidobaldo rimase di sasso.
Carlo gli piant in faccia i piccoli occhi acuti. S, vostra moglie ha pagato il riscatto. Il papa non ha
mosso un dito. Pensavate davvero che Sua Santit avrebbe sborsato quarantamila ducati per la vostra
liberazione? Non ne ha mai avuta lintenzione. Ancora non sapete di che pasta sono fatti i Borgia?
Carlo fece una smorfia di disprezzo e tacque, ma, vedendo che il Montefeltro non commentava, lo
incalz. Il Santo Padre non perdona chi lo delude, e voi, perdendo la sua guerra, lo avete deluso. Vi ha
punito... dimenticandovi. Chi fa il nostro mestiere deve aspettarsi linfedelt. Guidobaldo lo guard
stupito. Il figlio di uno sfacciato traditore gli parlava di fedelt! Conosceva bene gli Orsini, uomini
feroci come le belve di cui portavano il nome, uniti dallinteresse comune e disposti a tutto pur di
mantenere i loro secolari privilegi. Doveva ammettere per che in quei tre mesi si erano dimostrati
disposti al dialogo e pronti a soddisfare molte delle sue richieste. Questo atteggiamento lo aveva
sorpreso. Si sarebbe aspettato un trattamento peggiore, ma forse la fama di suo padre e del suo casato
erano ancora riconosciuti e rispettati. Avete ragione, non c nulla di cui stupirsi intervenne alla fine
Guidobaldo. Lavarizia del papa non  un mistero per nessuno e la somma che avete chiesto per la mia
liberazione  altissima. Di colpo ricord un fatto al quale non aveva dato peso. Tempo prima, un
medico dalla lingua sciolta che veniva a medicargli le ferite, tra le tante cose, gli aveva riferito che il
Borgia per restituire i castelli agli Orsini aveva richiesto quarantamila ducati. Mettendo insieme quello
che gli aveva detto Carlo e ci che gli aveva raccontato il medico, finalmente capiva la vera ragione del
generoso trattamento che gli avevano riservato: senza i suoi soldi gli Orsini avrebbero dovuto sborsare
di tasca loro i quarantamila ducati e, spolpati comerano dalla guerra, non avrebbero saputo dove
trovarli. Era stato trattato bene solo perch stavano per spennargli tutto quel denaro, altro che rispetto
per il suo casato! Quindi io pago per la restituzione dei castelli che vi ho conquistato osserv Guido.
Carlo ebbe un leggero sussulto di meraviglia. Vedo che siete ben informato e daltra parte non  pi
un mistero. Come vedete, per noi valete molto, e invece non potrete dire altrettanto dei vostri alleati.
Comunque sia, da ora siete libero. Il discorso era terminato, ma Carlo indugiava ancora nella stanza,
forse cercando un modo cavalleresco per congedarsi. Guidobaldo si accorse del suo imbarazzo. Pens
che la guerra aveva le proprie regole e non poteva rimproverare agli Orsini di aver approfittato della
sua cattura per ottenere un lauto riscatto.  vero, posso dire di essere stato trattato meglio dai miei
nemici che dai miei alleati ammise, porgendogli la destra. Nessuno meglio di noi pu stimare il
vostro coraggio. Avete combattuto lealmente e apprezzo la vostra onest. Alla prossima! Chiss, forse
staremo dalla stessa parte. Carlo gli strinse la mano senza guardarlo negli occhi e a passi svelti si
avvi alla porta, che questa volta non richiuse. Guidobaldo sedette con una smorfia di dolore. La ferita
al fianco lo infastidiva sempre meno, ma le fitte alle gambe lo tormentavano ancora. Si rivolse
allufficiale che in disparte attendeva i suoi ordini. Inviate un corriere a Urbino con la lettera che tra
breve vi consegner. Voglio muovermi al pi presto: fate in modo di organizzare in fretta la mia
partenza. Uscito lufficiale, Guidobaldo si ributt sul letto e dopo tanti mesi sorrise.
4
Gli Orsini
aprile 1497
Chiusa in un severo abito nero, Bartolomea Orsini sedeva pensosa accanto a una finestra aperta sul
lago. Aveva due spine conficcate nel cuore. La prima era lassassinio di Virginio. Teneva ancora stretta
al seno lultima lettera del fratello e non aveva dimenticato n le sue parole n la sua fine orribile.
Laltra spina era Rodrigo. Anche se era stato sconfitto, e lincapacit di suo figlio era stata derisa da
tutte le corti, non si dava per vinto e soprattutto... Juan era ancora vivo. Ricord il giovane Gandia nei
giorni trionfali del ritorno dalla Spagna, quando cavalcava vestito con sfacciata eleganza per le vie di
Roma, sognando di farsi un regno con le terre strappate ai baroni. Bastava questo per odiarlo, ma lei
aveva anche un altro motivo. Un cortigiano le aveva riferito che durante un ricevimento Juan laveva
derisa e ingiuriata, affermando che solo un mostro come DAlviano poteva andare a letto con una
donna cos... poco donna. Lei sapeva di non essere bella. Non era stato facile convivere con il suo
corpo massiccio e con il suo viso duro n accettare il fatto che tutti apprezzassero la sua intelligenza e
la sua fermezza, ma nessuno prendesse in considerazione la sua femminilit. Lunico che la trovava
desiderabile era Bartolomeo e lei non poteva riportargli quei commenti meschini perch lo avrebbero
ferito... no, si sbagliava! Suo marito ne avrebbe riso. Per lui il giudizio degli altri non contava. Le
avrebbe detto che il Gandia non aveva giudicato il suo valore, lunica cosa importante, ma solo
laspetto fisico che era da addebitare alla fortuna e non al merito. Senza dubbio le avrebbe consigliato
di mostrarsi superiore e di non amareggiarsi per cos poco. Ma Bartolomeo ragionava da uomo e non
capiva quanto le parole pungenti del giovane Borgia continuassero a tormentarla... Con uno scatto
rabbioso si alz dal freddo sedile di pietra per andare a ricevere i suoi. Accompagnati dalle loro scorte,
gli Orsini entrarono in Bracciano. Bartolomea aveva abbracciato solo Carlo e gli aveva sussurrato
qualche parola allorecchio. DAlviano aveva osservato la scena attentamente. Dal giorno della
battaglia di Soriano sua moglie non sorrideva pi e lui non riusciva a comprenderne le ragioni. La
guerra era stata vinta e tutti i loro castelli riconquistati tranne Anguillara e Cerveteri. Per riaverli
avevano dovuto sborsare una bella cifra, ma Giangiordano era stato liberato da Castel dellOvo e il
papa aveva ripristinato i loro privilegi. Per Bartolomeo la campagna si era conclusa nel modo migliore,
ma aveva dovuto accantonare lidea di trascorrere allegre giornate in compagnia della loro corte,
perch per sua moglie i conti non si erano ancora chiusi. Bartolomea aveva cambiato le sue vesti da
guerresche a luttuose, e sosteneva di vivere solo in attesa di incontrarsi con i suoi congiunti in
occasione dei funerali solenni del fratello. Quella sera la famiglia avrebbe discusso di quanto era
successo e si sarebbero presi accordi per il futuro. Lindomani, il funerale. DAlviano, messi da parte i
suoi pensieri, segu Bartolomea e Carlo che in silenzio salivano lo scalone. Terminato il banchetto, gli
Orsini si riunirono nella Sala dei Trofei. Giangiordano, ancora pallido e smagrito dalla prigionia, prese
la parola. Sono felice di ritrovarmi con voi e se sono qui lo devo al vostro coraggio. Avrei voluto
combattere al vostro fianco e invece sapevo a mala pena come procedeva la guerra... abbass gli
occhi. Non avevo notizie neppure di mio padre che stava in una cella vicina alla mia... Il silenzio che
segu era carico della presenza di Virginio. Giulio Orsini gli sorrise. Sei stato catturato mentre
combattevi per difendere il nostro onore. La voce di Bartolomea si alz tagliente. Tu, pi di tutti noi,
hai il diritto di vendicarti! Domani seppelliremo Virginio... E io vi chiedo: potete dimenticare? Potete
accontentarvi di quello che ci hanno concesso? Abbiamo pagato per riprenderci i nostri castelli. Ci che
era nostro ce lo siamo conquistato due volte! La vendetta...  questo il veleno che la intossica!, pens
Bartolomeo. Non avremmo dovuto pagare quei quarantamila ducati! esclam Paolo Orsini. La pace
conveniva anche a noi disse il DAlviano, alzandosi. Bracciano  stata assediata per quasi due mesi
ed eravamo allo stremo delle forze. Giulio Orsini lo fiss contrariato. Non bisognava accettare.
Dovevamo tenere il papa sulla corda ancora un po e poi metterlo alle strette. Avrebbe impegnato
anche la mitra pur di riprendere la guerra e darci la lezione definitiva. Questa soluzione ha lasciato
lamaro in bocca a tutti. Alla fine per ha accettato. Non solo, la Penisola ha riso alle sue spalle
afferm DAlviano cercando di smorzare i toni di quella conversazione che aveva preso una brutta
piega. S, ma ora  gi pronto a ricominciare! grid Bartolomea. Avete sentito?  riuscito a cacciare
gli ultimi francesi da Ostia. DAlviano allarg le braccia. A Ostia comandava Gonzalo de Cordova,
non Juan! Contro un comandante come lui la guerra sarebbe stata pi dura. Questo  un altro motivo
per consolidare la pace. Carlo Orsini fece una smorfia di spregio. Non ho paura di Gonzalo e
neanche del re di Spagna. Non devi sottovalutarlo! Oggi non siamo qui per discutere di guerre, di
strategie, di comandanti, ma di politica. DAlviano si tenne per s quello che aveva da dire. Carlo era
stato chiaro: gli aveva intimato di tenersi fuori. Avrebbe voluto alzarsi e andarsene, ma rimase perch
Bartolomea lo invit con lo sguardo a restare. Quale sar la prossima mossa del Borgia? domand
Giangiordano. Illudersi che questa pace sia definitiva  da stupidi... intervenne Giulio Orsini,
tamburellando le dita sul tavolo. Non possiamo fidarci del Borgia: ha tradito persino il Montefeltro.
Sua moglie ha dovuto vendersi tutto per pagarci il riscatto. E il papa li ha regalati al suo bastardo
perch li perdesse al gioco! grid Paolo Orsini, arrossendo di collera. Giulio Orsini si intromise con
voce bassa e trattenuta. Se non altro questa pace, giusta o no, ci d il tempo di ragionare e ne abbiamo
bisogno dopo questi anni tremendi. Ora possiamo dire che il pericolo maggiore  superato, ma
dobbiamo comunque stare allerta e conservare lalleanza con la Francia. Dobbiamo tornare la
famiglia di un tempo e riprenderci Roma. Non tollero questa atmosfera di declino! esclam
Bartolomea con espressione risoluta. Carlo picchi un pugno sul tavolo. Il Borgia non  eterno!
Creper prima o poi! Bartolomea si alz in piedi. Ha la pelle dura, potrebbe campare per anni! In
Vaticano abbiamo le alleanze giuste per... il cardinale Giovanbattista si interruppe e guard
interrogativo la donna. Ma tu hai in mente qualcosaltro. Bartolomea li fulmin con lo sguardo. Vi
siete rammolliti del tutto? Non penso ad alleanze e non  la guerra che voglio. Si mosse lentamente
girando attorno al tavolo. Gli uomini seguivano in silenzio il movimento oscillante delle sue vesti nere.
Per alcuni istanti nella sala risuonarono solo i suoi passi. Poi allimprovviso Bartolomea si ferm. Nei
suoi occhi brillava una fiamma crudele. Voglio che il papa muoia, come ha fatto morire mio fratello.
DAlviano balz in piedi. Ammazzare il papa? Non ho detto di ucciderlo... ho detto: voglio che
muoia! Per sconfiggere i nemici non sempre bisogna ricorrere alla guerra o al pugnale. Ci sono altri
modi per annientare un uomo... ammazzargli un figlio per esempio, quello che ama di pi: Juan. Il
sangue di un Borgia per il sangue di mio padre mormor Giangiordano tra s. Perch proprio il
Gandia?  un incapace e finch il papa lo tiene tra i suoi comandanti non abbiamo nulla da temere!
intervenne DAlviano. Meglio cento battaglie che quella riunione piena di veleni, pensava tra s.
Bartolomea lo ignor. Estrasse dal corpetto un foglio e lo mostr a tutti. Questa  lultima lettera che
Virginio ha scritto da Napoli: Giuratemi che il papa pianger, che si pentir di aver messo al mondo
Juan di Gandia per farlo grande a nostre spese! Giuratemi che non avrete pace fino a che un Borgia
respirer laria di Roma. Io non mi chiamer pi Orsini finch non lavr vendicato! E io non avr
pace se non gliela far pagare! grid Carlo. S, morte agli spagnoli! Le voci di tutti erano concordi.
DAlviano li guardava sgomento. Uccidere Juan non  pi facile che uccidere il papa!  sorvegliato a
vista.  vero, ma noi abbiamo uomini capaci di attirarlo in un tranello. Gli altri approvarono,
mentre Bartolomea sorrideva. Ora vi riconosco! Dobbiamo pensare a un piano per incastrarlo e lascio
questo compito a voi. Si avvi alla porta tra gli sguardi ammirati di tutti. DAlviano la raggiunse e la
prese per le spalle.  una decisione tremenda: devi ripensarci le disse scrutandola negli occhi. Hai
giurato di starmi accanto. Lho sempre fatto e lo far ancora, ma tu vuoi commettere un omicidio!
Bartolomea si liber quasi con rabbia dalla stretta del marito. Anche mio fratello  stato assassinato e
io non posso ignorare le sue ultime volont. Bartolomeo la guard turbato. Rifletti ancora.
Scuotendo la testa, lei usc dalla stanza senza aggiungere altro. DAlviano ritorn nel salone e si un
agli uomini che stavano discutendo. Si avvicin a Giovanbattista Orsini. Cardinale, li lascerete
commettere questa follia? Hanno gi deciso e quindi il mio parere non conta. Altre volte siete
riuscito a salvare situazioni gi compromesse. DAlviano, su, non siate inquieto... Lo guard
enigmatico e usc in gran fretta dal salone. Bartolomeo si avvicin allora a Carlo e lo prese per un
braccio. Bartolomea  fuori di s, non sa quel che dice. Cerchiamo di farla ragionare. Non mi 
sembrata pazza se  quello che intendi, anzi, mi  sembrata la pi lucida. DAlviano si rivolse al pi
anziano degli Orsini sperando nel suo appoggio. Giulio, risolviamo le cose da uomini donore! 
quello che siamo e il nostro onore deve essere vendicato. E trovare una mediazione? Virginio e
Rodrigo un tempo ci riuscivano. Virginio  morto! Perch non sei con noi? Hai ucciso centinaia di
uomini, uno in pi non dovrebbe turbare la tua coscienza. Li ho uccisi in battaglia rispose fermo il
DAlviano. Tu continui a ragionare da soldato, ma questa  una faccenda politica. I Borgia hanno
superato i limiti e noi li puniremo. Per ora sono ancora troppo forti e dobbiamo accontentarci di come
sono andate le cose, ma appena potremo li spazzeremo via. DAlviano vide Giulio che incrociava gli
occhi di Carlo che assentiva. A questo punto tacque. Non aveva argomenti per ribattere e le sue parole
si erano rivelate inutili. Lasci la sala e con espressione cupa si diresse verso i suoi appartamenti. Un
tiepido sole riscaldava il mattino dei funerali di Virginio Orsini. Mentre i soldati sfilavano in silenzio
davanti al feretro, e trombe e pifferi intonavano marce militari, gli abitanti del borgo si accalcavano
nella chiesa di Santa Maria Novella per salutare per lultima volta il loro signore. Dopo la funzione
religiosa la bara venne deposta nel sarcofago e chiusa con un pesante coperchio di marmo. Tutti gli
Orsini stretti intorno al sepolcro posarono la mano destra sulla pietra guardandosi negli occhi senza
parlare. Poi, uno alla volta, uscirono dalla chiesa. Nella cappella illuminata dalla luce fioca delle
candele rest solo Bartolomea, inginocchiata davanti al sepolcro con la fronte appoggiata al marmo.
DAlviano le mise piano una mano sulla spalla. Bartolomea si volt di scatto con il viso sconvolto dal
pianto e negli occhi uno sguardo da folle. Bartolomeo laiut a rialzarsi e labbracci forte. Stretta al
suo petto, mormor tra le lacrime: Lo ammazzo, lo giuro, lo ammazzo!
5
Guidobaldo di Montefeltro
Castello di Urbino
1o maggio 1497
Guidobaldo usc sulla loggia del castello. Urbino dormiva ai suoi piedi, incantevole e superba nella
notte di maggio. Lo sguardo del duca spazi sui tetti della citt e sulle morbide alture che si
susseguivano oltre le mura illuminate dalla luna. Sent gli occhi umidi di pianto. La sua terra era parte
di lui, era lessenza della sua vita. Provava un cocente rimorso per non aver valutato i rischi del legame
con i Borgia e per il pericolo in cui aveva messo il suo ducato. Bastava una zampata del papa e le sue
terre sarebbero state espropriate, e lui non aveva i mezzi e la potenza degli Orsini per affrontare un
nemico cos vorace. Si sent solo e disperato. Diede un ultimo sguardo alla citt e rientr. Un uomo
bruno, con il viso segnato da sottili rughe, lo attendeva davanti allo studiolo. Devo parlarti gli disse.
Al banchetto eravamo in troppi e certi argomenti  meglio trattarli in privato. Guidobaldo lo invit a
entrare. Conosceva da sempre Giovanni Bravo: era uno dei suoi pi cari amici, abilissimo spadaccino,
uomo freddo e deciso. I suoi duelli erano leggenda e lo aveva visto uccidere senza esitare chi lo aveva
insultato. Abbiamo temuto di non vederti tornare inizi Giovanni guardandolo con affetto. Ora tutto
 passato rispose Guido. Gli occhi acuti di Giovanni lo scrutarono. Tutto? Dopo quello che hai
subito? Basterebbe molto meno per scatenare unaltra guerra! Ma oggi sono qui... mi sento in debito
con voi. Non  questo! Pensi che la partita con il papa debba chiudersi cos? Il volto pallido di
Guido si copr di rossore. Mi sento umiliato e provo una rabbia terribile, ma poi... passer. Giovanni
si appoggi una mano sul cuore. Noi saremo sempre con te: il tuo destino sar il nostro. Guidobaldo
lo fiss intensamente per qualche istante senza parlare. Poi disse: Non ho mai avuto dubbi sulla vostra
fedelt. Tu per non sei qui per ripetermi che mi siete fedeli: devi dirmi qualcosaltro... o sbaglio?
Parlo a nome di tutti i tuoi sudditi butt fuori Giovanni con enfasi. Si sentono minacciati, e per
questo hanno bisogno di sicurezza e di sentirsi comandati da una mano forte. Tuo padre non avrebbe
mai accettato. Nemmeno tu lo devi fare. Guidobaldo abbass la testa. E voi, i miei pi cari amici e
consiglieri, cosa pensate? A Urbino vogliamo un duca che sappia farsi rispettare. Certe offese non
possono essere tollerate e tanto meno perdonate. Dobbiamo difendere la nostra terra e dimostrare che tu
ne sei il degno signore. Non vogliamo sentirci servi del papa. Ricorda che se oggi non ti hanno dato
quello che era giusto, domani potrebbero anche prendere ci che  tuo. Guidobaldo si pass una mano
tra i capelli.  quello che pi temo, ma cosa posso fare? Mi reggo in piedi a fatica e non ho pi un
soldo. Aspettiamo solo un tuo ordine, non abbiamo paura dei Borgia. Dovrei sfidarli? Non 
questo che intendevo. Pensavamo a unazione pi discreta. Tu non dovrai apparire in prima persona,
basta il tuo assenso: al resto penseremo noi... si interruppe guardando inquieto Guido. Il Montefeltro
rest pensieroso. Osservava i ritratti che ornavano le pareti: uomini grandi che avevano fatto la storia.
Infine alzandosi disse: Ne riparleremo. Ho bisogno di pensarci. Ora devo andare da Elisabetta.
Ricorda, Guidobaldo: siamo tutti con te. Si strinsero forte le mani prima di separarsi. La stanza era in
penombra. Elisabetta, distesa sul grande letto, si gir con un sorriso verso di lui. Guidobaldo amava
quel viso ovale e pallido, lievemente rosato solo sulle guance, quegli occhi scuri dallespressione
innocente, quella piccola bocca con il labbro superiore sporgente che dava al volto unaria imbronciata.
Con delicatezza scost il lenzuolo che la copriva. Elisabetta indossava una tunica bianca ricamata sul
petto. Il tessuto fine, aderendo ai fianchi, lasciava intuire le forme piene del suo corpo. Guidobaldo
sent un brivido, poi un calore improvviso che lo invadeva. Si liber della spada e si spogli rimanendo
con la sola camicia. Accostatosi al letto, affond il viso nei capelli profumati di Elisabetta. Quanto
aveva sognato lo sguardo dolce e un po smarrito che vedeva nei suoi occhi castani! Premette
delicatamente le labbra sulle sue mentre le mani impazienti iniziarono ad accarezzarla. Le rialz la
camicia fin sotto il seno, scoprendo il ventre appena rilevato e accarezz la pelle liscia delle gambe. La
voglia di averla gli esplose dentro. Si stese su di lei e cerc di penetrarla. Elisabetta lo cinse con le
braccia, nascondendo il volto arrossato tra i capelli di lui. Guidobaldo sent il cuore che accelerava ma,
ancora una volta, il suo corpo non rispose ai richiami del desiderio. Si rialz e quasi con furia la
spogli. Lei lo lasci fare, chiudendo gli occhi. Guido si chin sui suoi seni abbondanti e cominci a
baciarli. Leccitazione lo stordiva, mentre attirava a s Elisabetta e le stringeva forte i glutei. Il
martellante pensiero di penetrarla gli toglieva il respiro, ma il suo sesso rest inerte. Coperto di sudore
freddo, Guidobaldo si stacc dalla moglie. Con un moto di stizza la spinse lontano, le gir le spalle e
infine sbott: Santo Dio, fai qualcosa anche tu! Sei fredda come una morta! Elisabetta si copr in
fretta, soffocando i singhiozzi che le salivano in gola. Guido nascose il viso tra le mani, e si lasci
sfuggire un singulto. Perdonami...  solo colpa mia. Ti prego, dimentica quello che ti ho detto. Che mi
succede? Elisabetta gli si avvicin. Quei tentativi damore le provocavano una profonda sofferenza.
Avrebbe voluto rimanere sola e piangere e invece doveva mascherare il suo dolore. Gli fece una
carezza e gli sussurr: Sei stremato, hai bisogno di riposo. Guidobaldo desolato la guard scuotendo
il capo. No, sappiamo tutti e due che non  cos. Quellinfernale maleficio non mi lascer mai e ora
poi... sono il relitto di me stesso. Elisabetta si sent invadere da una grande piet. Fin dai primi tempi
del loro matrimonio pativa quel tormento. Dopo le nozze avevano dovuto aspettare alcuni mesi prima
di dormire insieme perch il tutore di Guido, lo zio Ubaldini, con lavallo degli astrologi di corte aveva
indicato maggio come mese propizio per la loro unione fisica. Guidobaldo aveva ignorato quel
suggerimento, senza immaginare lincubo che ne sarebbe seguito. Giunta la notte tanto attesa, aveva
tentato di possederla, ma era inesperto e lei arrossiva a ogni carezza. Per qualche tempo si erano
accontentati di abbracci disperati, poi la situazione era diventata intollerabile. Per la tensione lei si era
quasi ammalata. Solo la sua balia, le poche donne di camera che lavevano seguita da Mantova e i
medici di corte sapevano tutto. Guido laveva scongiurata di non parlare a nessuno della sua impotenza,
perch, se la verit fosse trapelata, il loro matrimonio sarebbe stato annullato e Urbino sarebbe tornata
alla Chiesa. Le assicurava che la sua condizione era dovuta al maleficio di qualcuno che lo odiava e un
giorno, grazie alle preghiere, alle cure, alla diversa posizione degli astri, lincantesimo si sarebbe rotto.
Cos lei aveva ordinato ai pochi che erano a conoscenza del fatto di tacere per sempre e aveva imparato
ad amarlo anche cos. Guido le rivolse uno sguardo pieno di amarezza. Morir giovane, dicendo addio
alle mie illusioni... Elisabetta lo accarezz senza parlare, pensando che anche le sue illusioni erano
svanite. Volevi dei figli, lo so continu lui. Anchio lo desideravo tanto. Strinse con forza le mani
di lei tra le sue. Elisabetta trattenne a stento le lacrime pensando che ormai aveva perso la speranza di
diventare madre. Si sentiva invecchiare in un corpo ancora acerbo, che non conosceva n le gioie
dellamore n i dolori del parto. Invidiava le altre donne quando si scambiavano i segreti pi intimi, lei
poteva solo ascoltarle in silenzio, nascondendo la sua innocenza di sposa vergine. Ti ho sognata
spesso durante la prigionia, aspettavo questo ritorno, ma ora... mio Dio, perch? Guidobaldo scoppi a
piangere. A Elisabetta non rest che prenderlo tra le braccia come fosse un bambino. Parlami di quello
che hai passato, ti prego gli sussurr tra i capelli. Cos potr capirti e aiutarti. Ho combattuto con
tutta lanima, credimi, ma non ho potuto evitare lumiliazione della cattura. Sono rimasto incosciente
per giorni, avevo la febbre, deliravo. Mi facevano bere degli infusi per farmi dormire e per alleviare il
dolore. In prigione il tempo non scorreva mai. Pensavo ai miei errori, a doverano finiti gli altri, a
Urbino lasciata senza governo... Se tu sapessi in che ansia ho vissuto. Parlavo con te per non impazzire
nella solitudine. Consumavo fogli su fogli di invocazioni al papa e anche se gli Orsini non mi dicevano
nulla, ero certo che stessero negoziando per la mia liberazione. Non sapevi che il Borgia si rifiutava
di pagare? Lho saputo pochi giorni fa da Carlo Orsini. Allora non hai ricevuto nessuna delle mie
lettere! Ti ho scritto ogni giorno! Lo immaginavo. Forse  stato meglio cos. Ti saresti
amareggiato ancora di pi. Mi tormento chiedendomi cosa avrei dovuto fare. No! Elisabetta gli
mise una mano sulle labbra per interromperlo. Ripensando al passato non risolverai nulla. Ora devi
rimetterti in salute e guardare al futuro. Vedrai, insieme supereremo anche questa prova. Guidobaldo
la strinse a s. Chiss quali gioie ti aspettavi dal nostro amore... Io voglio starti accanto per sempre
afferm lei con dolce fermezza. Era sincera mentre diceva queste parole. Nei primi anni di matrimonio,
invece, aveva desiderato spesso di allontanarsi da quella citt dal clima ventoso e tagliente. A volte
strappava a Guido il consenso di tornare nella sua adorata Mantova, dove aveva lasciato i suoi affetti.
Tra le feste e i divertimenti della corte di suo fratello Francesco, ritrovava il buonumore e la speranza,
ma le parentesi liete finivano presto. Guidobaldo non poteva sopportare lunghi distacchi e la
richiamava a Urbino, dimostrandole il suo affetto con regali, spettacoli teatrali e cacce ai daini nelle
riserve di Fossombrone. Lei gli era indispensabile, e questa consapevolezza in parte la compensava dei
figli che lui non riusciva a darle. Anchio ho sofferto si lasci sfuggire Elisabetta. Gli uomini
pensano di combattere da soli le guerre e non sanno che chi resta combatte al loro fianco, giorno dopo
giorno. Perdonami, non avrei dovuto costringerti allumiliazione di chiedere denaro per liberarmi.
Non scorder mai quello che hai fatto per me. Lho fatto per noi, e poi non sei la sola vittima del
Borgia. Pensa a Giovannino: mentre eri prigioniero mi ha scritto che avrebbe provato ad aiutarmi, ma
la sua posizione a Roma era gi compromessa. Se Dio avesse lasciato vivere mia sorella Maddalena,
tuo cugino non avrebbe sposato Lucrezia. Guidobaldo tacque qualche istante, assorto nei suoi
pensieri. Elisabetta gli fece una lunga carezza, ma lui non sembr accorgersi di quel gesto. Nel suo
sguardo si accese una luce sinistra. Il Borgia desidera la mia morte, anzi sono certo che lha
patteggiata. Non gli basta il denaro del riscatto... la sua espressione si deform in un ghigno. Vuole il
mio ducato... per darlo a Juan! Sei tu il legittimo duca di Urbino disse Elisabetta con fierezza.
Guido si liber dal suo abbraccio e si alz. Rodrigo Borgia deve finire allinferno! grid. Mi ha
tolto tutto, ha spolpato me e i miei sudditi, ma ora  finita! Prese la spada appoggiata al letto e la
estrasse dalla custodia. Con larma in pugno e lo sguardo allucinato avanz verso la porta. Ora io
voglio il sangue di suo figlio! Elisabetta tent di trattenerlo. Guido, torna in te! Pallido e madido di
sudore, Guidobaldo barcoll e si appoggi a uno stipite; abbass la spada e la lasci cadere al suolo.
Non so cosa mi stia accadendo... balbett, mentre Elisabetta lo sorreggeva, accompagnandolo al
letto. La mia mente si  smarrita... dove trover la forza per continuare a vivere? Io sar sempre al
tuo fianco, e insieme ricominceremo gli rispose cercando di nascondere lansia. Mi amerai anche se
non riesco a essere... uomo? mormor Guidobaldo commosso. Elisabetta lo abbracci forte e si distese
accanto a lui. Aveva previsto che per lui il ritorno sarebbe stato difficile, ma non aveva immaginato
quanto. Nel suo sguardo aveva colto un odio molto pericoloso, perch scaturito da un cuore buono.
Conosceva bene Giovanni e gli altri fedelissimi urbinati, e sapeva che non erano disposti al perdono. E
lei lo era? Non aveva raccontato a Guido che, durante la sua prigionia, il papa le aveva scritto lettere di
conforto e di sostegno. Lei gli aveva creduto, per mesi non si era accorta della falsit di quelle parole.
Era stato lo zio Ubaldini ad aprirle gli occhi, dicendole che se Giuda aveva venduto Ges Cristo per
trenta denari, il Borgia lavrebbe venduto per ventinove. Rodrigo non avrebbe mai sborsato un solo
ducato per liberare Guidobaldo. Elisabetta laveva odiato per questo tradimento e il suo desiderio di
vendetta non si era ancora spento. Si fece il segno della croce e a occhi chiusi inizi a pregare la
Madonna. Accanto a lei anche Guidobaldo, nonostante la stanchezza, non riusciva a prendere sonno.
Troppi pensieri si agitavano nella sua mente. In che modo avrebbe restituito i soldi avuti in prestito?
Lui era un uomo darmi, ma ridotto comera, temeva di non essere pi in grado di reggere altre
condotte militari. Se almeno avesse avuto dei figli! Quel tarlo continuava a roderlo. Per quanti tentativi
facesse, per quanto amasse e desiderasse Elisabetta, il suo corpo non reagiva. Aveva provato anche con
le prostitute, ma erano state solo esperienze mortificanti. Ricord una giovane misteriosa che anni
prima si era introdotta nel suo letto... non aveva mai scoperto la sua identit perch era mascherata, ma
spesso ripensava a quella notte. Lei lo aveva avvicinato sussurrandogli quanto era bello, quanta forza
aveva nelle braccia muscolose, quanta vita cera tra le sue cosce potenti. Mai nessuna lo aveva adulato
in quel modo. Poi le sue mani si erano fatte pi audaci, dandogli un piacere sconosciuto... ma lui, pieno
di vergogna e di rimorsi verso Elisabetta, laveva scacciata e lei lo aveva maledetto. Chiss se allora
avesse ceduto, forse la maledizione non lavrebbe colpito... Ormai era scritto nel destino: dopo di lui
nessun Montefeltro avrebbe retto Urbino. In mezzo a tutti questi fallimenti gli restava solo lonore.
Quello lo aveva salvato, ma per quanto ancora? Era sempre stato un soldato valoroso e non si era mai
sporcato le mani e la coscienza con azioni vili. Giovanni per gli aveva fatto capire che, questa volta,
con le buone maniere e la lealt non avrebbe potuto salvare il ducato n mantenere lamore e il rispetto
dei sudditi. Gli urbinati rimpiangevano Federico perch era stato capace di proteggerli da qualsiasi
attacco e da lui si aspettavano altrettanto. Sent che nel suo intimo qualcosa era cambiato: ora la
disperazione avrebbe potuto armare la sua mano e reclamare il sangue di Juan Borgia che solo pochi
mesi prima aveva difeso con il suo corpo.  possibile, si chiese, che la natura umana possa cambiare in
cos breve tempo? Chiuse gli occhi e lasci che il sonno lo distogliesse almeno per qualche ora dai suoi
cupi pensieri.
6
I cardinali
Francia, Carpentras
16 marzo 1497
Giuliano Della Rovere aveva cinquantaquattro anni. La sua alta figura era sormontata da una testa
monumentale circondata da capelli grigi e ricciuti. Il volto largo terminava in un mento pronunciato. I
suoi occhi azzurri in quel momento fissavano con intensit il foglio che aveva davanti. Gonzalo di
Cordova ha espugnato Ostia.  arrivato con seicento cavalieri e mille fanti e in pochi giorni lha ridotta
alla resa. Ora in Italia non c pi un soldato francese. Il pirata Menaldo Guerra  stato arrestato e
portato a Roma. Il papa esulta... Il cardinale rest per alcuni istanti a fissare nel vuoto.  Il papa
esulta!
Quelle parole gli facevano bollire il sangue. Colp con un pugno il massello della scrivania mentre
dalle labbra gli sfuggiva un grido di rabbia. Si alz e riprese a leggere. La presa di Ostia lha
consolato della disfatta di Soriano, ma non  tutto. Presto vi comunicher ufficialmente che intende
spogliarvi di tutti i vostri benefici. Per il momento ha gi tolto a vostro fratello Giovanni la carica di
prefetto di Roma... Davanti agli occhi del Della Rovere comparve limmagine della fortezza di Ostia,
con le sue torri a guardia delle foci del Tevere. Quella rocca che aveva fatto costruire e arricchire di
tesori era il suo inviolabile rifugio. Dopo la sconfitta di Carlo Ottavo, quando si era volontariamente
ritirato a Carpentras, laveva lasciata in mano ai francesi come loro ultimo baluardo di difesa sul suolo
italiano. Il pensiero che il Borgia avesse varcato la soglia del suo castello e che ora si aggirasse
soddisfatto per le sontuose stanze di cui si sentiva il nuovo padrone, era per lui un insopportabile
supplizio. Detestava Rodrigo da venticinque anni, da quando, giovane frate francescano, si era recato a
Roma per lincoronazione al soglio di suo zio Francesco. Dallalta tribuna eretta davanti alla basilica di
San Pietro, aveva seguito la fastosa cerimonia con lattenzione di chi si sente inesperto, ma vuole
imparare in fretta. Tra le tonache rosse, tra i vecchi cardinali sfiniti e accaldati, e quelli giovani,
ambiziosi e fieri, aveva notato il Borgia che si muoveva con disinvoltura. Dopo aver posto la corona di
San Gregorio Magno sul capo di Sisto IV, Rodrigo era tornato, con lo sguardo abbassato, tra gli altri
prelati. Giuliano aveva studiato con cura ogni sua mossa e si era persino immaginato con quanta nobilt
quella figura avrebbe indossato gli abiti pontificali che ricadevano sgraziatamente sulle spalle di suo
zio. Il Borgia si era accorto di lui e gli aveva rivolto un mellifluo sorriso che lo aveva colpito come
uningiuria, poi aveva abbassato gli occhi assumendo unespressione devota. Che infame! pens,
ricordandolo al capezzale di Innocenzo VIII. Mentre il papa, pallido come il lenzuolo, balbettava le sue
ultime volont, il Borgia, assillante, cercava di farsi consegnare Castel SantAngelo per toglierlo al
controllo di Giuliano. Il moribondo stava per cedere quando il Della Rovere era sbottato: Santit, non
ascoltate questo catalano! Se non fossimo qui, davanti a Nostro Signore aveva urlato Rodrigo ti
dimostrerei chi  il vicecancelliere! Se non fossimo qui, ti dimostrerei che non ho paura di te! gli
aveva risposto lui. Poi le offese pi turpi, tenute nel petto per anni, erano sgorgate dalle loro bocche e
Innocenzo VIII era spirato tra queglinsulti. Giuliano non riusciva ancora a rassegnarsi allidea che
Rodrigo fosse diventato papa, mentre lui era rimasto il cardinale di San Pietro in Vincoli, il Vincula
come lo chiamava il popolo. Anche se il Borgia gli aveva confermato titoli e privilegi, aggiungendone
altri, aveva continuato a odiarlo e a cercare di rovinarlo. Ma inutilmente. Giuliano fece un gesto di
stizza. No, non doveva arrendersi, aveva dodici anni meno del Borgia ed era resistente come la rovere
che portava nel nome, come la gente della sua aspra Liguria. La lotta era ancora aperta e, pi si faceva
dura, pi lo avvinceva. E le armi in suo potere erano ben affilate. Si avvicin a una finestra e chiuse il
tendaggio. Nulla doveva distrarlo. Aveva bisogno della massima concentrazione. Due leggeri colpi alla
porta annunciarono lentrata del suo chierico. Eminenza, un messo chiede di vedervi. Fatelo
entrare. Giuliano sedette e ripose la lettera. Luomo attendeva sulla soglia. Venite avanti.
Eminenza, ho un messaggio da riferirvi: il mio signore, il cardinale Lorenzo, chiede di incontrarvi
insieme con il cardinale Uberto e con il cardinale Gherardo. Sono disposti a venire a Carpentras quando
vorrete. Giuliano rimase assorto per qualche attimo. Doveva esserci qualcosa nellaria, altrimenti non
avrebbero progettato di venire da lui fino in Francia. Domattina vi dar la risposta disse deciso. Il
messo, fatto un inchino, usc dallo studio. Appena sorta lalba, Giuliano Della Rovere apr di poco le
imposte di legno che chiudevano la finestra della sua stanza. Il chiarore della neve gli fer gli occhi.
Richiuse in fretta e suon per chiamare il chierico al quale chiese di ravvivare il fuoco nel camino e di
introdurre il messo; poi si avvicin a un leggio sul quale era aperta unedizione rara della Divina
Commedia rilegata in broccato e impreziosita da fermagli dargento. Iniziava sempre le sue giornate
con la lettura di qualche terzina di quellopera mirabile perch vi trovava conferma a molte delle sue
idee sullaldil. Quella mattina scelse, dalla Cantica dellInferno, il diciannovesimo canto, quello dei
simoniaci. I peccatori, conficcati a testa in gi in una stretta buca del suolo infernale con allesterno
solo parte delle gambe, avevano le piante dei piedi infuocate. Giuliano sorrise tra s. Se esisteva una
giustizia divina, e lui non ne dubitava, quello poteva essere il destino di Rodrigo e non gli spiaceva
affatto immaginarlo in quella situazione. Ad alta voce, lesse:  Di voi, pastor, saccorse il Vangelista
quando colei che siede sopra lacque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista
quella che con le sette teste nacque
e dalle diece corna ebbe argomento
fin che virtute al suo marito piacque.
Fatto vavete Dio doro e dargento:
e che altro  da voi allidolatre,
se non chelli uno, e voi norate cento?
Quello che Dante centocinquantanni prima aveva descritto con sdegno accadeva ancora. La Chiesa di
Roma continuava impunemente a puttaneggiar con i potenti e i prelati adoravano pi il denaro di
Dio. Anche la sua coscienza spesso si faceva sentire. Lo rimproverava di essere schiavo della brama di
potere e delle ricchezze che aveva accumulato, alle quali non riusciva pi a rinunciare. Puntava lindice
accusatore sulla vita di piaceri che conduceva, cos lontana dalla regola francescana alla quale si era
consacrato e per i cedimenti della carne testimoniati da quel mal francese, contratto anni prima, che gli
ricordava dolorosamente il voto di castit infranto. Due colpi bussati alla porta interruppero le sue
riflessioni. Pochi minuti dopo il messaggero era in piedi davanti a lui e attendeva ordini. Il cardinale
fece alcuni passi nella stanza, guard luomo diritto in viso e gli disse: Oggi la neve non vi permetter
di ripartire, ma, non appena possibile, tornerete a Roma e riferirete alle loro Eminenze che attendo la
loro visita verso la met di aprile. Ora prestate attenzione a quello che dir, perch non vi consegner
nessuno scritto. Il messo chin il capo pronto ad ascoltare.  Il cardinale Uberto Roncaglini
aprile 1497
Se avesse viaggiato con un ampio seguito di uomini e di cavalli, fermandosi a ogni citt per riceverne
gli onori, comera solito fare, il cardinale Uberto avrebbe dovuto dare troppe spiegazioni sulla propria
destinazione. E non aveva nessuna intenzione di darne. Accompagnato da tre fedelissimi aveva
percorso il primo tratto del viaggio in nave, partendo da Civitavecchia e sbarcando a Genova, poi aveva
continuato lungo la costiera servendosi di una carrozza. In riviera il clima si era fatto pi mite e questo
lo confortava, dopo un inverno rigido che aveva lasciato nelle sue vecchie ossa ricordi spiacevoli. Il
cardinale Uberto aveva visto gi molte volte la primavera seguire linverno, ma il risveglio della natura
non laveva mai commosso. Lo spettacolo dei fiori che bucavano la terra fredda o degli alberi che
aprivano i loro timidi germogli non lo interessava affatto, neanche come testimonianza dellesistenza di
quel Dio creatore al quale aveva votato la vita. Lunico spettacolo che riusciva a eccitarlo era quello dei
cardinali riuniti in conclave. In quelloccasione il suo viso flaccido sembrava riprendere tono, i suoi
occhi, quasi del tutto nascosti dalle palpebre cadenti, riapparivano con un lampo di vitalit e tutto il suo
essere si rianimava. Nella sua lunga carriera cardinalizia aveva saputo tessere molte alleanze e ora, a
settantanni, possedeva una cultura giuridica ed ecclesiastica cos capillare da essere considerato una
pietra miliare del Sacro Collegio. Molti gli chiedevano consigli, sfruttando la sua mente eclettica e il
suo moralismo inflessibile, cos avulso dai sentimenti umani. Di solito manifestava apertamente le sue
opinioni, ma, se gli conveniva tacere, lo faceva esibendo la sua usuale espressione arcigna e
impenetrabile perch per lui gli altri esistevano solo per essere giudicati, e giudicati male. Aveva visto
diversi pontefici alternarsi sul trono della Chiesa e non ce nera stato uno che gli fosse parso degno di
occupare quel posto. Rodrigo Borgia, poi, aveva raggiunto il culmine del suo disprezzo. Per la prima
volta nella sua vita, il cardinale Uberto aveva deciso di non limitarsi a congiurare, ma avrebbe agito per
eliminare lo spagnolo. Cos ci sarebbe stato un altro conclave e lui avrebbe vissuto di nuovo un
momento di gloria, vendendo il suo voto a un candidato che avrebbe poi criticato e abbandonato
nellistante stesso della sua elezione. Nella lista dei suoi entusiasmi, subito dopo il conclave, veniva il
denaro: per lui significava il riscatto dalle sue umili origini. Era nato da una famiglia senese troppo
modesta per le sue ambizioni e quindi per diventare cardinale aveva dovuto studiare duramente e farsi
strada da solo, con molta fatica. Nel Sacro Collegio, invece, molti erano arrivati grazie al denaro della
loro famiglia o al compiacente aiuto, magari di uno zio papa, come linfame Borgia. Il cardinale Uberto
aveva deciso di affrontare quel lungo e disagevole viaggio per mettere fine, una volta per tutte, alla
sfacciata fortuna di Rodrigo: la soluzione che intendeva proporre al Della Rovere era quella definitiva.
I suoi uomini fermarono i cavalli. Il cardinale Uberto si sporse dalla carrozza chiedendo spiegazioni.
Eminenza, siamo in vista di Carpentras lo avvert Teodoro, il figlioccio di sua sorella, che fungeva
da factotum. Bene, acceleriamo il trotto. Voglio arrivare prima del buio.  Il cardinale Lorenzo Calvi
Il cardinale Lorenzo apr gli occhi dopo un sonno agitato. Era in viaggio ormai da un mese. Aveva
risalito la Penisola a cavallo fermandosi a visitare alcune sue propriet e non ne poteva pi di cavalcate
e letti scomodi. Si era accordato con gli altri due cardinali pi anziani per differenziare i percorsi, in
modo da non far sospettare nessuna relazione tra i loro spostamenti. Scost le lenzuola e sbadigli.
Aveva lasciato a Roma la veste rossa, non doveva celebrare messe o funzioni e nessuno lo assillava per
ottenere favori. Viaggiava in incognito, come un mercante accompagnato dai suoi garzoni. Si sentiva
libero, e di conseguenza felice. La carriera ecclesiastica gli era stata imposta dalla famiglia e allinizio
laveva presa male. Odiava studiare e soprattutto pregare, ma poi aveva capito che poteva dare sfogo a
tutti i suoi piaceri e alle sue passioni anche con labito talare. Adorava essere viziato, esigeva lunghi
massaggi, che spesso finivano in giochi lascivi ai quali si abbandonava con gusto. Anche quella mattina
ordin ai suoi tre paggi di prepararlo con cura, pettinandogli i morbidi capelli castani e cospargendogli
il corpo esile con oli profumati. Sorridendo a un valletto dalle labbra sensuali, il cardinale Lorenzo si
ripromise di ricompensarlo per la sua condiscendenza. Avrebbe portato un dono prezioso anche ad
Andrea Gianani. Gli piaceva quel giovane nobile e riottoso che non voleva cedergli. In quale paese ci
troviamo? chiese a un paggio. Siamo vicini a Marsiglia, Eminenza. A giudicare da questa locanda
 un paese di bifolchi! Non vedo lora di raggiungere Carpentras, quindi andate a preparare i cavalli.
Tra unora voglio mettermi in marcia. Il cardinale Lorenzo si sentiva magnificamente, il massaggio e
il bagno lavevano messo di buonumore e lavventura lo eccitava. Non era mai stato in Francia, ma ne
aveva sentito parlare con entusiasmo. Ad attenuare le sue aspettative, per, cera il fatto che aveva
conosciuto Carlo Ottavo ai tempi della sua discesa in Italia. Gli era parso sgraziato per essere il re di un
paese tanto affascinante. Lui era un esteta. Provava un piacere fisico anche solo osservando le cose
belle. Spesso, per accentuare il godimento, sfiorava con le curatissime mani loggetto della sua
ammirazione quasi per assorbirne lintima grazia e farla sua. Amava larte e si circondava di pittori e
scultori, strappandoli anche agli altri cardinali, con promesse di pi lauti guadagni. Vivere circondato
dalla bellezza era per lui una necessit... perch non si piaceva. A trentacinque anni, la sua pelle era
ancora fresca, il corpo era flessuoso e le gambe slanciate gli permettevano unandatura elegante. La sua
fronte per era troppo alta, gli occhi vicini e i denti non erano dritti come li avrebbe voluti. Il suo
pensiero and a un uomo veramente bello, il pi bello che avesse mai visto: occhi neri e profondi,
invitante e piena di promesse la bocca dal sorriso smagliante, spalle larghe, cosce muscolose... Il
respiro di Lorenzo si fece affannoso e i suoi occhi sillanguidirono. Avrebbe fatto qualunque follia per
avere Juan... anche solo per farsi sfiorare dalle sue labbra... Andrea Gianani gli somigliava, ma
nessuno, mai, avrebbe potuto eguagliare la perfezione del figlio del papa. Il volto del cardinale sindur:
non possederlo era una sofferenza, e lui detestava soffrire. Si alz per vedere se i suoi uomini erano
pronti. Lui non arrivava mai tardi agli appuntamenti.  Il cardinale Gherardo Ravelli
Le ore passavano e il sonno non arrivava. Il cardinale Gherardo Ravelli appoggi il libro di preghiere
sul comodino. Per pi di unora aveva recitato salmi e interpretato parabole. Non era sufficiente, pens,
ma doveva riposarsi, altrimenti lindomani non avrebbe avuto la forza di risalire a cavallo. Abbass le
palpebre che sentiva pesantissime. Lo scopo del suo viaggio era fondamentale per il bene della Chiesa,
si chiedeva, per, se avesse fatto bene a legarsi agli altri due porporati. Lui era uno dei pochi a essere
arrivato al Sacro Collegio seguendo una sincera vocazione e un vivo desiderio di contribuire al
risanamento dei costumi ecclesiastici. Aveva cinquantasei anni e il suo corpo appariva robusto, tuttavia
gi due volte era stato colpito da colpi apoplettici che lo avevano portato quasi alla morte. A fatica si
era ripreso, ma la parte destra del corpo era rimasta pi lenta. Ora zoppicava e la sua scrittura era
divenuta incerta. Per ringraziare Dio di avergli concesso di continuare la sua missione si era imposto
ferrei digiuni. Voleva dimostrare al Cielo e a se stesso di saper dominare la sua pi grande debolezza:
la gola. La vista di una tavola imbandita gli procurava una gioia quasi infantile, sapeva riconoscere e
apprezzare le sfumature dei sapori e il suo stomaco poteva contenere unimpressionante quantit di
cibo. E come resistere alla morbidezza dei vini rossi, alla stuzzicante vivacit dei vini bianchi e allo
spumoso amarognolo della birra? Era per anche in grado di chiudersi per settimane in un convento,
vivendo di pane e acqua, nutrendosi di preghiere e dotte conversazioni con i monaci. Credeva
fermamente in Dio, e assistere al deplorevole spettacolo di corruzione e decadimento dei costumi che
offriva in quegli anni il papato era per lui fonte di costante affanno. Non cera pi posto per Ges
Cristo nella capitale di un mondo guasto dove imperavano le prostitute e i pederasti. Lui, nato in
Germania da padre italiano e madre tedesca, si sentiva pi tedesco. Nella fredda citt dovera cresciuto
aveva imparato ad apprezzare i costumi austeri di quella terra, dove i religiosi non tolleravano n
lamoralit n lattaccamento al denaro. Gherardo sospir. Aveva dato il suo voto allattuale pontefice,
credendo che Rodrigo, una volta eletto, sarebbe cambiato. Invece lo spagnolo aveva in animo di fare
della Chiesa il proprio regno, non quello di Dio. Il suo buon amico Johan Burchard di Strasburgo, uno
dei cerimonieri del papa, spesso si sfogava con lui raccontando come il Borgia, scordando il
giuramento di fedelt e sottomissione alla Chiesa, imponesse le proprie regole. Cosa valeva un
giuramento per Satana? Pi ci pensava e pi si convinceva di aver fatto bene a partire per chiedere
consiglio al Della Rovere. Giuliano era diverso dal Borgia... anche se i dubbi sulla sua moralit erano
molti. Daltro canto, salvo poche eccezioni tra le quali si includeva, la maggior parte dei religiosi
peccava di lussuria. Non tutti per esibivano le proprie voglie senza ritegno come faceva Rodrigo! In
quanto a fede e devozione alla Santa Madre Chiesa, il divario tra il Della Rovere e il Borgia era
abissale. Aveva molte perplessit anche sulletica degli altri due cardinali a cui si era legato. Uberto era
un uomo avaro, esacerbato dallodio verso il genere umano, e Lorenzo appariva pi come un edonista
che come un religioso. Su questo punto il Ravelli arrest le sue considerazioni. Il compito di ergersi a
giudice spettava a Dio. Lui doveva limitarsi a seguire la sua coscienza che gli gridava di non vivere
nella muta approvazione del comportamento blasfemo del Borgia. Era quasi lalba. Il cardinale fece il
segno della croce e si alz. Voleva assistere alla santa messa prima di rimettersi in cammino.
Carpentras
15 aprile 1497
Nonostante la primavera fosse ormai sbocciata, un vento pungente scendeva dal vicino monte
Ventoux e si insinuava nelle stanze del palazzo vescovile. Nella biblioteca, che fungeva da studio
privato, il camino era spento e il freddo quasi pi intenso che allaperto. Giuliano Della Rovere sedette
alla scrivania indicando ai visitatori gli scranni posti davanti a lui. Vi prego, accomodatevi. Spero
abbiate trovato confortevoli le camere che vi sono state assegnate. So che il viaggio che avete
affrontato  faticoso. Lho fatto anchio molte volte. Vide che il cardinale Calvi si avvolgeva stretto
nel mantello, guardandosi attorno con espressione infastidita. Fa ancora molto freddo oggi... sar
meglio riscaldare. Suon un campanello e, al servo accorso, ordin di accendere il fuoco nel camino.
Voglio ringraziarvi per aver viaggiato separatamente come vi avevo suggerito, senza i vostri seguiti e
in modo da non destare alcun sospetto. Potrebbe trattarsi solo di una visita di cortesia... Mancate da
Roma da molto tempo ironizz Uberto Roncaglini. Questo  ci che vogliamo far credere, ma voi
non siete qui solo per questo, o sbaglio? Entriamo subito nel merito intervenne Lorenzo muovendo
aggraziatamente le mani. Siamo qui per un motivo preciso. Della Rovere attese che i servitori
lasciassero la biblioteca e intanto li fiss con i suoi occhi chiarissimi. Ditemi prima come vanno le
cose a Roma: so che il momento  difficile e mi fa piacere confrontare le mie opinioni con voi che
stimo come i pi strenui difensori della nostra fede. Non  cos, Gherardo? Le chiese vengono
abbellite e restaurate, ma Roma soffre, e il cuore... il cuore  marcio! rispose il Ravelli. Corruzione,
scelleratezze! Il Della Rovere si alz. Nulla di nuovo, insomma. Ma, ripeto, penso che la vostra
visita abbia altri scopi, che non sia solo una semplice lamentazione corale. La voce di Uberto risuon
secca e sgraziata. Vogliamo eliminare Rodrigo Borgia. Bisogna colpire chi usa la Chiesa come terra di
conquista per i suoi bastardi. Per ottenere questo siamo disposti ad appoggiare voi che siete il candidato
pi adatto a prendere il suo posto. Il Della Rovere nascose abilmente la sua sorpresa. Vi ringrazio per
la fiducia, ma come pensate di... eliminarlo? Lorenzo lasci scivolare il mantello dalle spalle e
accavall le gambe. Voi contate su numerosi voti in seno al Sacro Collegio e lappoggio dei francesi
di cui godete potrebbe esserci utile... Vi ricordo che il re di Francia e il suo esercito avevano gi
provato a scalzare il Borgia da Roma, ma, come vedete,  ancora al suo posto.  stato un errore non
deporlo allora! tuon il Roncaglini. Ora sappiamo che la diplomazia non sconfigger Rodrigo.
Cosa allora potrebbe farlo? Immagino ne abbiate gi parlato tra voi. S, vagamente... riprese
Lorenzo, cercando con lo sguardo il sostegno degli altri. Rodrigo Borgia  un flagello per la Chiesa,
bisogna assassinarlo. Uberto, dicendo questo non manifest alcuna emozione. Gherardo Ravelli fece il
segno della croce e alzando gli occhi al cielo disse: Un proposito insensato e peccaminoso! Pensate
alla vostra anima e... Riservate le prediche ai vostri fedeli lo interruppe Uberto. Quando avr
bisogno di un confessore ve lo far sapere. Giuliano Della Rovere alz le braccia per placare gli
animi. Eminenze, vi prego! Cardinale Uberto, non avete usato mezzi termini! Il Borgia non li usa.
Uberto ha ragione lo sostenne Lorenzo. Con Rodrigo le parole non servono. Il Della Rovere,
sorpreso, inarc le sopracciglia. Perci anche voi proponete di eliminarlo? No, sarebbe troppo
rischioso e poi il papa merita una punizione pi severa e lenta... Considerando che tratta la Chiesa come
un possesso ereditario, propongo di eliminare i suoi figli. Colpendo i suoi affetti lo annienteremo. Il
Della Rovere cerc di conservare unespressione imperturbabile. Quelle proposte lo lasciavano
sgomento, ma voleva andare al fondo della questione. Da quale dei suoi figli vorreste cominciare, dal
cardinale di Valenza? Cesare  fatto della stessa carne marcia di suo padre, ma  troppo furbo e sta
sempre sulla difensiva.  un bersaglio difficile. Laltro, piuttosto, Juan di Gandia, mi sembra pi
vulnerabile, pi esposto... Lorenzo socchiuse gli occhi. Vedeva davanti a s solo il volto
pericolosamente bello di Juan che gli rideva in faccia, mostrando i denti candidi e gli diceva di fronte a
tutti: Allontanati, schifoso. Come hai osato toccarmi? Far impiccare tutti i depravati come te... Mi
ascoltate? Lorenzo sussult alla voce di Uberto. Non sono daccordo. Colpirei direttamente la fonte
dei nostri mali, ma, se proprio dovessi appoggiare la vostra tesi, non avrei esitazioni: meglio uccidere
Cesare.  pi scaltro e quindi pi pericoloso. Per me possiamo anche eliminare entrambi, ma il
Gandia deve morire asser Lorenzo. Il Roncaglini balz in piedi inorridito. Vi siete trasformati in
belve assetate di sangue! Per voi il santo Vangelo non ha pi valore! Non ricordate che siamo Pastori di
Cristo? Lira del Signore si abbatter su di voi e la sua vendetta sar tremenda! Con il dito indice
puntato sembrava un profeta biblico. Il Della Rovere tent di calmarlo usando un tono rassicurante:
Gherardo, vi prego, stiamo solo discutendo. Smettetela con le vostre ridicole profezie e cercate di
vedere pi in l! lo apostrof Uberto. Non capite? Se Della Rovere verr eletto papa avremo di
nuovo una Chiesa degna del suo passato. Volete o no liberarla da Satana? Lo voglio, ma senza
spargere sangue. Questo papa  una rovina per noi cristiani e sono disposto a collaborare, ma non posso
progettare omicidi. Sono un uomo di Dio! Sentiamo la vostra proposta. Propongo uno scisma. Un
nuovo papa, una nuova sede e le regole di un tempo, cio il ritorno alla Chiesa dei Padri. Il Della
Rovere si lasci sfuggire un sospiro spazientito. Il cardinale Gherardo dimostrava uningenuit
disarmante e infatti lui si era sorpreso quando aveva saputo che faceva parte di quel gruppo di
cospiratori. Per un progetto simile sareste dovuto andare a Firenze dal Savonarola ribatt Uberto
seccamente. Il cardinale Della Rovere si rivolse ancora al Ravelli. Pensate che sia realizzabile quanto
proponete? Gherardo abbass la testa, arrossendo. Credete che Rodrigo avr paura di voi? gli
domand Uberto accentuando la piega di disgusto della bocca. Non ne ha avuta nemmeno del re di
Francia quando ha cercato di deporlo! Sforna cardinali dal suo parentado come fossero pagnotte e
possiede gi unampia maggioranza nellunico Sacro Collegio riconosciuto come valido nel mondo
cattolico. Che Dio lo maledica! S, che Dio maledica gli spagnoli! lo assecond sdegnato Lorenzo
Calvi. Gente volgare, senza classe n cultura. Urlano come pescivendoli ed esibiscono la loro
ricchezza con la sguaiataggine di una baldracca. Altro che ministri della Chiesa! Gherardo rialz il
capo e lo guard con aria di rimprovero. Dovreste preoccuparvi invece della loro corruzione, della
loro violenza, della loro assenza di fede, non delle loro vesti sgargianti! Smettetela di millantare la
vostra integrit morale e religiosa! lo riprese Uberto. Sappiamo tutti che in alcune occasioni non
avete avuto tante pie esitazioni. Non vi siete fatto scrupoli prima di mandare al rogo quelle donne!
Gherardo annasp cercando una risposta. Guard il Della Rovere sperando in un aiuto, infine con voce
tremante rispose: Erano streghe, avevano subito un regolare processo... non si trattava di omicidio, ma
di unepurazione. Allora non vi chiedeste se era giusto o no sostituirvi a Dio! Non erano umane...
erano creature demoniache, eretiche e blasfeme. Sulle labbra di Lorenzo comparve un ghigno. E il
Borgia non  forse Satana? Perch fate tante storie per una, come lavete chiamata... una epurazione? 
Se lo riteniamo eretico dobbiamo prima processarlo. Non sapete quello che dite. Io... credo che il
diavolo ora sia in mezzo a noi, ora! Preghiamo insieme per allontanarlo dalle nostre menti. Gherardo
chiuse gli occhi e inizi a mormorare una preghiera. Uberto, infastidito, esclam: Smettetela con le
idiozie. Dobbiamo affrontare un problema reale! I catalani ci stanno spogliando di ogni propriet e di
ogni privilegio, non lo capite? Si fece silenzio. Il fiume di veleno era uscito con impeto sincero dalle
bocche dei tre prelati, pens turbato Giuliano della Rovere. Doveva meditare. Signori, vi prego
intervenne con determinazione.  giusto che ognuno esprima il proprio pensiero, ma sempre nel
rispetto. Ora non mi  possibile giudicare quale sia la scelta giusta. Ci ritireremo per riposare e per
riflettere. Dopo cena potremo riprendere il nostro colloquio. Che Dio ci consigli. Il cardinale
Roncaglini us il tempo che lospite aveva lasciato a disposizione per raccogliere le sue idee, non certo
per riassettarsi. Lui non dava importanza al proprio aspetto; i suoi abiti austeri venivano scelti con
noncuranza e non gli importava che fossero lisi. Anche per quella cena, che sarebbe stata fastosa e
raffinata, non ritenne opportuno cambiarsi e nemmeno ravviarsi i pochi, scompigliati, capelli bianchi.
Fuori imbruniva e dai vetri spessi si riusciva solo a intravedere il giardino interno del palazzo. Anche se
si fosse potuto ammirare un meraviglioso panorama, il cardinale non se ne sarebbe curato. Il priore
della sua pieve aveva tante volte provato a mostrargli lincredibile spettacolo del tramonto che si
spegneva dietro le colline circostanti, ma Uberto si limitava a rispondere con un lapidario bello. Per lui
era pi emozionante controllare i conti del monastero... Pensare che un giorno la sua pieve venisse
assegnata a Cesare Borgia lo rendeva pazzo di rabbia... quel giovane prepotente era insopportabile, ma
lodio che Uberto provava per lui non era nulla se confrontato con quello che sentiva per suo padre.
Doveva persuadere il Della Rovere a eliminare Rodrigo Borgia. Una volta liquidato lo spagnolo, il
cardinale Giuliano, grazie a lui e agli altri due prelati, sarebbe diventato papa. Con un simile debito di
riconoscenza da esigere, pens Uberto, non avrebbe pi avuto nulla da temere per il proprio futuro. Si
trattava solo di persuaderlo e demolire le remore religiose di quellesaltato di Gherardo. Il cardinale
Lorenzo mand a chiamare il suo valletto preferito. Ho poco tempo. Devi riuscire a rilassarmi e a
sciogliere le mie tensioni. Mentre le dita agili del ragazzo lo massaggiavano, il Calvi ripass gli
argomenti che avrebbe sfoderato pi tardi. Nel colloquio appena terminato non aveva voluto esporre i
vantaggi della sua proposta; era giusto che il Della Rovere si facesse unidea generale di come la
pensavano tutti e tre. Lui per aveva in mente quali parole usare per convincerlo... Gherardo Ravelli si
aggirava per la stanza, indeciso se chiamare Hans, il chierico fedele che lo seguiva sempre, perch
rifacesse subito i bagagli o restare per dissuadere gli altri cardinali dai loro delittuosi propositi. I dubbi
che lo avevano tormentato durante il viaggio erano diventati certezze: Uberto e Lorenzo erano tanto
spietati e innamorati del potere da trasformarsi in assassini. Era rimasto da solo a difendere la vera
fede. Le infamanti insinuazioni che gli avevano scagliato contro lo avevano offeso nel profondo. Le
prove a carico delle streghe che aveva condannato erano inconfutabili e lui si era comportato con la
massima giustizia. Il totale silenzio della sua inflessibile coscienza ne era la dimostrazione. Assassinare
un papa! Sebbene simoniaco e vergognosamente guasto, Rodrigo Borgia era stato eletto dal Sacro
Collegio. Non era pensabile ucciderlo. E il figlio del papa invece? Un pontefice non dovrebbe avere
figli... perch i pastori di Cristo erano cos fragili, cos corruttibili? Sapeva perch Lorenzo voleva la
morte di Juan Borgia... Lamico Burchard gli aveva raccontato in segreto che il cardinale ne era
innamorato, lo seguiva ovunque e lo colmava di doni. Lo spagnolo, che pure era a conoscenza del
motivo di tante attenzioni, accettava con disinvoltura. Poi era accaduto un fatto increscioso. Una sera,
in casa di un nobile romano, il cardinale Lorenzo aveva accarezzato Juan su una coscia, lasciando che
la sua mano sottile indugiasse pi a lungo del lecito. Il duca, eccitato per il troppo vino o forse in balia
di uno dei suoi imprevedibili attacchi di furore, lo aveva insultato davanti a tutti, aveva messo in
ridicolo i suoi modi femminei, sprezzando il suo sentimento e palesando il suo profondo disgusto per
quelli come lui. Il giorno dopo le sue guardie avevano assalito la scorta del cardinale e alcuni uomini
erano stati picchiati a sangue, denudati e imbrattati oscenamente con escrementi. Gherardo condannava
lomosessualit, una piaga purtroppo sempre viva e presente nella Chiesa, ma considerava
inammissibile appoggiare Lorenzo Calvi a compiere una vendetta personale usando loro come
complici. Allo stesso tempo, partire senza motivare il suo rifiuto sarebbe stato un atto di codardia.
Doveva restare, ma per riformare la Chiesa avrebbe dovuto legarsi a uomini di altra levatura morale e
soprattutto non italiani... Mai fidarsi degli italiani! gli diceva sempre sua madre. Ottima cena,
Eminenza! Lorenzo si appoggi soddisfatto allo schienale della sedia, mentre gli altri due
approvavano silenziosamente. Uberto aveva mangiato poco e senza interesse. Gherardo invece aveva
gustato tutte le prelibatezze, ma non quanto avrebbe fatto in altre circostanze. I pensieri che lo
tormentavano gli avevano impedito di godere a pieno di quellintenso piacere pagano di cui poi si
pentiva e, di conseguenza, si puniva. Grazie signori disse il Della Rovere incurvando le labbra in un
sorriso. La serata non  terminata: dobbiamo proseguire il nostro colloquio. Si alz e li precedette
oltre una porta che introduceva a un salone. I tre cardinali presero posto, guardandosi intorno ammirati.
Alle pareti della stanza erano appesi numerosi trofei di caccia, ricordi delle imprese del cardinale; a
terra grandi tappeti orientali coprivano buona parte del pavimento, mentre i pochi mobili erano di
pregiata fattura. Questoggi, come avrete notato inizi il Della Rovere sedendosi. Ho preferito
ascoltarvi e confesso che alcune delle vostre proposte mi hanno turbato. Sono state pronunciate
parole gravissime, che hanno offeso il nostro credo lo interruppe Gherardo.  proprio la vostra
proposta quella che pi mi ha dato motivo di pensare, mio caro Gherardo. Un nuovo scisma sarebbe
una follia. La divisione crea rovina, amico mio. Fate attenzione ai condizionamenti pericolosi di certi
predicatori che sfiorano leresia. Il problema non  lunit della Chiesa, ma le persone che agiscono al
suo interno, perseguendo interessi personali. Perci anche voi siete favorevole alleliminazione del
papa? gli chiese Gherardo sgomento. Non ho ancora espresso il mio parere. Uberto guard il
Ravelli con espressione malevola. Nessuno vi ha costretto a unirvi a noi. Non possiamo sostituirci a
Dio, lo capite questo? insistette il cardinale Gherardo. Ma nemmeno permettere che qualcun altro lo
faccia! intervenne il Della Rovere. Ma tranquillizzatevi, nemmeno io approvo lidea di assassinare il
papa.  un azzardo che rischierebbe di comprometterci. Una morte cruenta e prematura potrebbe fare di
lui un martire e questa  lultima cosa che merita. No, signori, non posso dare il mio assenso. Dio ti
ringrazio! Almeno voi non avete perso la ragione! esclam Gherardo rincuorato. E la mia proposta?
chiese il Calvi alzandosi. Il Della Rovere non rispose. Juan Borgia non  un papa e neppure un
religioso continu Lorenzo muovendosi con grazia per il salone. Se lo lasciassimo vivere, a poco a
poco, simpadronirebbe di tutte le terre della Chiesa. La sua morte invece potrebbe essere un colpo
letale per il Borgia. Eliminare Rodrigo sarebbe un modo per toglierlo dalle pene del mondo, ma
uccidergli il figlio prediletto significherebbe metterlo allInferno prima del tempo. Non  questo ci che
tutti noi vogliamo? Basta! grid Gherardo. Voi avete ben altri motivi per volere la sua morte! Le
parole gli erano sfuggite di bocca e subito si pent di averle pronunciate. Lorenzo si ferm di fronte a
Gherardo, che, imbarazzato, teneva lo sguardo a terra. Svelateli questi motivi! O la vostra santa bocca
si sporcherebbe? Voi alludete al sentimento che ho provato per Juan Borgia e al fatto che lui lo abbia
frainteso e mi abbia umiliato? I cardinali rimasero silenziosi di fronte a questa rivelazione. Io mi
sono salvato da una disastrosa caduta proprio perch ho riconosciuto in lui il segno di Satana.  lui la
causa della rovina della Chiesa di Roma: per questo bisogna eliminarlo! Lorenzo si avvicin a una
finestra dove rimase assorto per alcuni attimi. Fu il Della Rovere a spezzare il silenzio. Non voglio
entrare in questioni personali, ma, ripeto, non dar mai il mio assenso allomicidio di un pontefice. Per
quanto riguarda il resto, io non ho sentito nulla, non so nulla e non dir nulla. Come Pilato,
insomma... gli occhi di Uberto erano due lamine taglienti. Il nostro viaggio quindi  stato inutile. Vi
credevo pi audace. Il Della Rovere gli rivolse uno sguardo gelido. Il coraggio non si dimostra con
azioni di questo genere. Gherardo esultava dentro di s. Il colloquio si stava concludendo con un nulla
di fatto. Le nostre azioni non devono essere guidate dallodio o dallinvidia disse, scandendo la
parole. Ma dal buonsenso e dalla fede in Dio. Rivalutate la mia proposta. Nel mio paese ci sono tanti
uomini che aspettano solo un gesto per collaborare. Vedrete...  in atto un processo di rinascita dei
valori cristiani... Smettetela, Gherardo! lo interruppe Uberto. Sua Eminenza ha il diritto di
pensarla come crede ed evidentemente non ha fretta di diventare papa. Non ha bisogno n di noi n del
nostro voto! Poi, rivolgendosi al Della Rovere, riprese sarcastico: Immagino sappiate che Rodrigo si
sta godendo il vostro castello di Ostia. Sono informato anche di questo. Il vostro rancore quindi
deve essere ben radicato, altrimenti non si spiegherebbe lo sdegno con cui avete sempre rifiutato le sue
generose proposte di alleanza. Volete forse dire che se le stesse proposte le avesse fatte a voi non
sareste qui? Uberto, colpito nel segno, serr le labbra in un moto di stizza e concluse: Ogni uomo ha
il suo prezzo e il vostro deve essere altissimo. Da buon ligure non volete spendere del vostro quando
potete cogliere, senza impegno, il frutto del lavoro altrui! Il Della Rovere dovette fare uno sforzo per
non scaraventare Uberto fuori dalla stanza. Raccolse tutta la sua buona volont e cerc di congedare i
tre cardinali in modo misurato. Signori, il fatto che abbiate sentito la necessit di confrontarvi con me
significa che nessuno  convinto della validit della sua proposta. Lasciamo che siano gli eventi a
guidarci. Guardando il cardinale Uberto, il suo viso si indur. Auspico la caduta del Borgia e la
rovina dei suoi sostenitori, ma forse i tempi non sono ancora maturi. In me troverete sempre un
ascoltatore interessato. Ora se permettete... Con un gesto della mano li invit a uscire dal salone.
Lorenzo si allontan per primo con la sua andatura flessuosa. Lo segu Uberto, che fece solo un
formale cenno con il capo, mentre Gherardo, con il viso arrossato, tese la mano fredda al Della Rovere
che gliela strinse forte tra le sue. Nella sua stanza Giuliano Della Rovere cerc di riordinare i pensieri.
Durante la lunga discussione doveva ammettere con se stesso che pi volte aveva avuto la tentazione di
aderire al progetto omicida. Senza Rodrigo Borgia, la sua vita, e anche il cattolicesimo, avrebbero
ottenuto innumerevoli vantaggi. Se la sua coscienza poteva rimproverargli tante umane debolezze,
doveva per riconoscergli anche un grande amore per la Chiesa e un sincero desiderio di renderla forte
e indipendente dagli ingordi catalani. Lui era certo di avere le capacit che occorrevano per diventare
papa, non poteva per unirsi al coro astioso di quei tre personaggi cos diversi tra loro, ma tanto simili
nella limitatezza dei loro fini! Aveva promesso di ascoltarli e lo aveva fatto, ma lasciarsi coinvolgere in
azioni temerarie dallesito incerto era unaltra cosa. Solo lidea di Lorenzo Calvi non era del tutto
astrusa... celava unacutezza psicologica da non sottovalutare. Si avvi verso la sua semplice branda.
Non aveva perso questa rigida abitudine del chiostro. Vinto dalla stanchezza, scivol presto in un
sonno senza sogni.  Roma
7 giugno 1497
Alessandro Quarto fece la sua entrata maestosa in concistoro con il volto disteso e sorridente. Nella sala
affollata il vocio cess e i cardinali tornarono ai loro seggi. Rodrigo gett uno sguardo compiaciuto sul
mare di tonache rosse che aveva davanti a s. Il concistoro ebbe inizio. Liquidate le frasi cerimoniali e
risolte alcune questioni di minore importanza, il papa espose il motivo per cui aveva convocato la
riunione dei porporati. Cari fratelli,  nostra intenzione erigere la citt di Benevento a ducato ed 
nostro desiderio avere il vostro assenso. Nella sala furono scambiate molte occhiate furtive, ma
nessuno fiat. Rodrigo Borgia pass i suoi occhi neri sui visi perplessi e silenziosi dei cardinali, poi
riprese la parola. La vostra approvazione ci colma di gioia. Ora continueremo a esporvi le nostre
intenzioni: al nuovo ducato di Benevento appartengono le citt di Terracina e di Pontecorvo con le loro
contee e territori.  un vasto dominio, che va riposto in mani sicure. Per questo abbiamo deciso
dinvestire del titolo ereditario di duca di Benevento lillustre Giovanni Borgia, duca di Gandia. A
queste parole lanziano cardinale Piccolomini si alz e punt lindice scarno verso il pontefice. Io mi
oppongo a questa decisione, Santit! Quei territori appartengono alla Chiesa, non possiamo renderli
secolari ed ereditari. Per alcuni istanti Rodrigo Borgia fiss strabiliato quelluomo temerario. Poi,
ripresa la sua abituale espressione pacata, indag nello sguardo degli altri presenti. Nessuno osava
intervenire. Il cardinale Gherardo Ravelli stava per alzarsi, e dare il suo totale appoggio al Piccolomini,
quando la mano di Uberto Roncaglini si strinse intorno al suo ginocchio come un artiglio di ferro,
inchiodandolo alla sedia. Gherardo si gir verso il suo vicino, che rigido guardava davanti a s senza
espressione e, sospirando, ricacci in fondo allanimo il suo desiderio di ribellione. Mentre il
Piccolomini invitava con enfasi gli altri cardinali a esprimere la loro contrariet, si fece avanti
lambasciatore spagnolo che si prostr in ginocchio davanti al papa, dicendo: Santo Padre, in nome di
Sua Maest, re Ferdinando, che io rappresento, vi scongiuro di non alienare i beni della Chiesa! Non
si tratta di alienazione disse il Borgia in tono suadente. In passato quelle terre sono gi state vendute
a dei privati. Non  meglio, anche per il re di Spagna, che siano in mano a uno spagnolo che sta
dimostrando grande valore e attaccamento alla Santa Madre Chiesa? Io credo che non si debba dare
questo cattivo esempio, Santit. Era troppo. Il papa si alz di scatto dal suo trono. La sua figura
imponente incombeva sullambasciatore ancora in ginocchio. Scagli sul devoto rappresentante del re
di Spagna tre parole che in un secondo sancirono la fine del concistoro. Levati in piedi! Il rumore dei
passi dellambasciatore che si allontanava lungo il corridoio della sala fu lunico commento che si ud.
Il cardinale Lorenzo Calvi attendeva con impazienza che la sala si svuotasse. Molti cardinali erano gi
usciti, alcuni allibiti, altri turbati, altri ancora indifferenti o solo pi capaci di nascondere le proprie
emozioni. Ascanio Sforza gli fin quasi addosso e, senza neppure scusarsi, si allontan correndo. Il
Lonati, bianco come un cencio, lo seguiva chiamandolo. Finalmente Lorenzo vide uscire i due che
aspettava e li invit a seguirlo, ma senza dare nellocchio. Discutere di certe questioni nei corridoi del
Vaticano equivaleva a un suicidio. Cerano orecchie pronte a cogliere anche i sussurri e bocche sempre
disposte alle delazioni, pur di ottenere qualche beneficio. Gherardo procedeva trascinando pi del solito
la gamba destra. La sua massiccia corporatura sovrastava quella segaligna di Uberto, che gli
camminava a fianco. Perch mi avete trattenuto? Io volevo parlare! Non siate puerile. Cosa avreste
detto di pi sensato del Piccolomini? Non scordatevi che siete legato a noi, non a lui. Avete visto quale
effetto hanno avuto le parole dellambasciatore di Spagna? Ho solo evitato che lattenzione si
concentrasse su di voi, proprio in questo momento. Dovreste ringraziarmi. Il Calvi, sopraggiunto,
affiancandoli bisbigli: Presto, non facciamoci vedere insieme! Constatato che nessuno si interessava
ai loro movimenti, svolt rapido in un corridoio ed entr in sacrestia seguito dagli altri due. Gherardo si
guard intorno nervosamente. Non  imprudente metterci a discutere proprio qui? SantIddio, non
dobbiamo parlare a lungo! esclam Uberto spazientito. Avete visto fino a dove si  spinto Rodrigo?
domand il cardinale Lorenzo, agitando in aria le belle mani. Ecco gli eventi di cui parlava il Della
Rovere. Aveva ragione, a volte occorrono fatti imprevisti per risolvere le indecisioni. Che ne pensate?
Gherardo fece un rapido segno della croce.  ormai schiavo di Satana! Non riusciremo a fermarlo.
No, qualcosa possiamo fare. Oggi avete avuto la conferma di come lamore per suo figlio gli faccia
perdere il senno: solo eliminando loggetto della sua venerazione il Borgia comprender che certe
regole non possono essere infrante senza incorrere nella punizione divina. Non voglio macchiarmi di
un... Non pronunciate quella parola! il Calvi lo interruppe bruscamente e gli and vicino.
Liberando il mondo e la Chiesa da un simile flagello diventiamo strumenti di Dio prosegu con voce
vellutata. Il Signore si servir delle nostre mani per punire i colpevoli e far trionfare la sua Chiesa.
Grazie a questa prova dolorosa il papa si sveglier dallingannevole illusione di essere al di sopra degli
uomini e di Dio. Potr ritrovare la vera fede e redimersi! Gherardo lo guard con ammirazione.
Credete in questa possibilit? Pensate! Eliminare un solo, indegno uomo, per salvare lintero
popolo di Cristo! Se i Borgia hanno dichiarato guerra alla nostra religione, ai valori morali e a noi tutti
che vi crediamo, dobbiamo difenderci. Combatteremo una battaglia contro i loro soprusi e la loro
mancanza di fede. La nostra difesa  legittima e sacrosanta! Colpire il nemico in guerra non 
peccato sussurr Gherardo. Uberto ascoltava con distacco il dialogo tra i due. Sorrise tra s
osservando il Ravelli cedere allastuta eloquenza romana del Calvi. Decise di intervenire. Non ho
vissuto tanti anni per ridurmi a un fantoccio nelle mani degli spagnoli. Non ho cambiato la mia
opinione su come fermare il Borgia, ma, dopo quello che  accaduto oggi, penso sia doveroso anche
estirpare i semi sparsi da quellinfame... guardando dritto negli occhi Lorenzo concluse: Per il bene
della Chiesa, sintende! Al Vincula non lo diremo? Due mesi fa siamo andati fino in Francia per
proporglielo... ci ha gi espresso la sua opinione, ricordate? Non ci tradir, ma in quanto a far lega con
noi non se ne parla. Limportante  che taccia e lo far, statene certi. Ora  meglio uscire di qui per non
destare sospetti. A presto. Il Calvi infil velocissimo la porta e scomparve. Era molto soddisfatto di
come aveva condotto il gioco. Convincere Gherardo era stato meno difficile del previsto. Aveva
sfoderato la sua ars oratoria e il santuomo si era persuaso di poter diventare il paladino della Chiesa, o
pi semplicemente, gli aveva fornito una giustificazione per tacitare la coscienza. Anche Uberto non
aveva creato difficolt, quando si trattava di fare del male a qualcuno era sempre daccordo. Aveva
fatto trionfare la sua tesi... ma dentro di s sentiva qualcosa di irrisolto. Mentre usciva dalla basilica,
vide da lontano Juan che procedeva spavaldo verso il Vaticano con la sua scorta. A Lorenzo bast che
il Borgia gli passasse accanto per sentirsi invadere dal desiderio. Se Juan fosse morto, per, avrebbe
perso ogni speranza che forse, un giorno... Quando lo vide scomparire allinterno del palazzo, gli parve
che il mondo fosse vuoto. Uberto Roncaglini si allontan dalla sacrestia con passo ieratico. Non era
certo per labile oratoria di Lorenzo che aveva dato il suo assenso: quella poteva influenzare solo un
debole come Gherardo. Ci che lo aveva convinto era stata piuttosto lurgenza di colpire Rodrigo prima
che riuscisse a mettere solide fondamenta al suo potere. Il dubbio di combattere una battaglia persa in
partenza, per, lo tormentava. E se il Ravelli in preda agli scrupoli religiosi avesse parlato? Se fossero
stati scoperti? Fallire significava perdere tutto quello per cui aveva lottato, sudato, patito. Significava
ritornare polvere prima di aver goduto fino in fondo dei frutti di tanti sacrifici. Decise che, prima di dire
il s definitivo, avrebbe riflettuto ancora. Gherardo si diresse subito in chiesa. Un perforante mal di
testa gli annebbiava i pensieri. Si inginocchi davanti al crocifisso che sovrastava laltare, cercando di
pregare. Dal fondo della sua anima, una voce gridava che lomicidio era il pi grave tra i peccati. Il
Calvi credeva di averlo circuito e convinto, ma non era cos. E che dire di Uberto? Odiava tutto e tutti,
in particolar modo quelli che come Rodrigo gli avevano sottratto privilegi e soldi. Aveva quindi dato il
suo appoggio solo a due assassini? Con orrore immagin la vendetta del papa se fossero stati scoperti,
pens alla sua credibilit di uomo retto, ligio ai principi della fede, irrimediabilmente distrutta. E se
anche ci non fosse accaduto, gli restava sempre il conto aperto con la coscienza. Doveva pregare
molto e con fervore. Il buon Dio gli avrebbe fatto scegliere la giusta via.
7
Giovanni Sforza
Roma
23 marzo 1497
Giovannino Sforza si aggiust il corpetto di velluto morello. Lisci con cura le pieghe delle ampie
maniche, allacci i polsini con due grosse perle e sistem la cintura dorata che gli cingeva la vita. Apr
un piccolo scrigno doverano custodite alcune collane, ne scelse una doro giallo e se la mise al collo.
Risaltava sul colore scuro del corpetto e dava un tocco di raffinata eleganza a tutto linsieme. Mentre
un paggio con un pettine dosso gli ravviava la barba ricciuta e gli pettinava i capelli biondi, lunghi fino
alle spalle, Giovannino si specchi compiaciuto. Era un belluomo e dimostrava meno dei suoi trentatr
anni: fisico asciutto ben proporzionato, viso largo, naso leggermente aquilino, ereditato dagli Sforza.
Lo chiamassero pure Sforzino perch era illegittimo e apparteneva a un ramo cadetto della famiglia.
Lui, da quattordici anni, era conte di Cotignola e signore di Pesaro, viveva a Roma nel magnifico
palazzo di Santa Maria in Portico, confinante col Vaticano, e non si sentiva affatto un provinciale. Agli
Sforza premeva unalleanza con i Borgia e per impalmare Lucrezia avevano scelto lui. Allora gli era
parsa una fortuna... ma da qualche tempo quel legame iniziava a mostrare i suoi lati spiacevoli. Con un
gesto brusco allontan il paggio. Le sue rendite non erano sufficienti per stare al passo con lo sfarzo di
quella famiglia, cos era costretto a far debiti e a chiedere in prestito soldi e gioielli. Anche la collana,
lavorata a sbalzo e a cesello, che quattro anni prima aveva indossato alle sue nozze, non era sua, ma
apparteneva allamico Francesco Gonzaga. Juan laveva notata allistante, si era avvicinato e laveva
presa tra le mani soppesandola per stimarne il valore. Poi, con un sorrisetto ironico, l davanti a tutti,
aveva rivelato di chi fosse. Da quel momento Giovannino lo aveva odiato. Lo ricordava mentre
accompagnava la sorella allaltare, vestito come un sultano dOriente, con la lunga veste doro riccio
tempestata di perle, la collana di rubini che gli brillava sul torace e lintricato turbante con un grande
gioiello incastonato nel centro. Giovanni butt indietro una folta ciocca di capelli che gli era caduta
sulla fronte, si sistem un pugnale al fianco sinistro e si controll le mani: erano perfettamente curate.
Mani piccole e sottili, pi adatte allozio che alle armi, e infatti lui non aveva la vocazione del soldato.
Durante lultima guerra contro gli Orsini, gli Sforza gli chiedevano di continuo informazioni sulle
mosse degli spagnoli, ma i Borgia, sospettandolo una spia, lo tenevano in disparte. Quando si era
lamentato di ci, Rodrigo gli aveva seccamente risposto di non immischiarsi e di rimanere al suo posto.
Gi, il suo posto... ma qual era? La sua posizione in Vaticano era sempre meno sicura e, ormai da mesi,
i Borgia gli erano apertamente ostili. Scelse un paio di guanti di seta nera e se li infil con cura. Meglio
essere prudenti e avere sempre le mani protette. Pochi giorni prima aveva ricevuto un dono avvelenato
e si era salvato solo grazie alla diffidenza che gli aveva suggerito di non toccarlo. Non ne aveva le
prove, ma una voce interna gli sussurrava che si trattava di un avvertimento della famiglia di assassini a
cui si era legato. Il rumore improvviso della porta che si spalancava lo fece sobbalzare. Distinto
estrasse il pugnale e si gir di scatto pronto a colpire. Si trov davanti Giacomino, il suo cameriere, che
lo guardava con gli occhi sbarrati. Pezzo di idiota! Da quando entri senza bussare? E dove sei stato
finora? gli grid rinfoderando larma. Signore, devo parlarvi. Parla, allora! Siete in pericolo!
Dovete fuggire! Spiegati, cosa sai? Vostra moglie mi ha fatto chiamare in camera sua e mi ha
nascosto dietro un paravento chiedendomi di aspettare. Poco dopo  entrato Cesare Borgia e ha iniziato
a parlare di voi. Cercava di convincere madama Lucrezia che... perdonate, signor conte, non  facile
riferirvi quello che ho sentito... il servo lo guard imbarazzato. Avanti, prosegui! Ha detto che a
loro non servite pi e che in qualche modo dovrete... sparire. Lo Sforza divenne pallidissimo. Si
appoggi allo scrittoio e cerc di controllare il tremito che lo scuoteva. Quando il fratello se n
andato, madama Lucrezia mi ha detto: Hai sentito? Va e faglielo sapere! Lucrezia... ti ha
mandato... ad avvertirmi? Giovannino stentava a parlare. C dellaltro? No, signore disse il
servo non molto convinto. Voglio ogni parola. Non capisci che  in gioco la mia vita? Il Valenza ha
detto anche che siete un vile e una spia dei vostri cugini... che non siete un buon marito e che, per il
bene di madonna Lucrezia e per quello di tutti i Borgia, sarebbe stato meglio se voi foste... Giacomino
si interruppe. Giovanni gli fece cenno di proseguire, ma, vedendo che il servo esitava, esclam con
voce stridula: Morto? Ha detto morto? No, signore, non lha detto, ma era quello che intendeva.
Giovannino si sent avvampare. Cesare non diceva mai quello che pensava o aveva in mente di fare, ma
le sue velate allusioni erano sufficienti per chi lo conosceva, e lui aveva imparato a conoscerlo. Non
potete restare qui, signor conte, tornate a Pesaro! S, s, domani stesso. Oggi non uscir. Tieni lontani
tutti dalle mie stanze e avverti che non voglio vedere nessuno perch sono malato. Ora lasciami solo,
ma non ti allontanare. Ti chiamer tra poco, devo pensare... e, mi raccomando, Giacomino, stai zitto!
Pi che un ordine era una supplica. Lo Sforza si accasci su una sedia. Era accaduto infine ci che
temeva da mesi: avevano deciso di farlo fuori! Doveva parlare con Ascanio, scrivere a Ludovico... no,
prima doveva fuggire da Roma e dalla sua aria malsana. I suoi cugini avrebbero fatto di tutto per
convincerlo a restare pur di salvare le loro stramaledette trame politiche. Al diavolo la politica! La sua
vita valeva molto di pi. Si tolse il cappello e si asciug il sudore freddo dalla fronte. Perch Lucrezia
lo aveva avvertito? Perch quellatto di piet da parte di quellinsipida ragazzina? Forse quel gesto
generoso era una trappola... Giovanni si tolse il mantello, i gioielli e gli abiti che con tanta cura aveva
indossato; si mise a letto per dar credito alla scusa che avrebbe fatto circolare. Tra le mani, per,
stringeva sempre il pugnale. Pass in questo terribile stato dansia alcune delle ore pi atroci della sua
vita, tremando ogni volta che sentiva avvicinarsi dei passi alla sua porta. Mangi solo una pietanza che
Giacomino giur di aver acquistato di persona in una bottega lontana dal Vaticano e solo dopo che il
servo lebbe assaggiata. Al termine di questo pasto sofferto, recuperato un po di coraggio, riusc in
qualche modo a mettere a punto i particolari della sua partenza. Si sarebbe limitato a prendere congedo
da Lucrezia con una scusa. In quel covo di vipere non poteva dirle niente, pi tardi le avrebbe spiegato.
Doveva convincerla una volta per tutte a seguirlo a Pesaro, lontano dallatmosfera opprimente del
Vaticano, dalla morbosa vicinanza paterna e dalle viscide attenzioni dei fratelli. L avrebbe trovato le
parole e i modi giusti per tirarla dalla sua parte. Mand a chiamare i suoi segretari, fece stendere un
memoriale da lasciare alla moglie e concord il momento preciso in cui avrebbero dovuto avvertire
lambasciatore del Moro a proposito della sua partenza. Quando li conged era quasi notte. Aiutato da
Giacomino mise soldi e gioielli in due sacche, sistemandoli in modo da non far capire che la sua
sarebbe stata una partenza senza ritorno. La tensione vissuta nel corso della giornata lo aveva svuotato
di tutte le energie. Si sdrai sul letto, ma non riusc a prendere sonno. Durante quellinterminabile notte
pass di nuovo in rassegna i diversi sistemi che i Borgia avrebbero potuto escogitare per ucciderlo,
tormentandosi nel tentativo di trovare una scappatoia a ognuno. Era ansioso di lasciare per sempre quel
luogo di pena, ma sapeva che fuggendo avrebbe compromesso definitivamente posizione e vantaggi.
Ma quali vantaggi aveva ricavato fino a quel momento? Il papa gli aveva anticipato solo qualche
misero ducato della dote di Lucrezia e, per di pi, rinfacciandoglielo. Si rigir nel letto pensando che
doveva prendere in fretta una decisione. Salvare la pelle alla fine gli sembr la cosa pi urgente:
avrebbe trovato in seguito la maniera per tenersi Pesaro e tutto il resto, se possibile... Era Venerd
Santo. Alle prime luci era gi in piedi. Si vest, questa volta senza badare alleleganza, ma pensando
alla lunga galoppata che lo aspettava. Ostentando la sicurezza e la calma che non aveva, Giovanni si
present negli appartamenti della moglie. Lucrezia lo ricevette nel suo salotto privato, rivolgendogli
come saluto un pallido sorriso. Indossava una vestaglia color malva e i suoi lucenti capelli biondi
scendevano come una cascata fino alla vita. Giovannino la guard negli occhi con ammirazione, poi le
prese una mano e gliela baci. Vi chiedo perdono per questa visita cos mattutina... Il tono era
pacato, ma il pensiero che i suoi cognati potessero comparire allimprovviso per aggredirlo gli toglieva
quasi le forze. Lucrezia non sembrava sorpresa, e nemmeno colpita dalle sue attenzioni. Sono lieta che
il malessere che ieri vi affliggeva sia gi passato gli disse in tono pacato. Di nuovo Giovanni scrut i
suoi occhi color castano dorato, non belli, poco vivi e dallespressione mite. Lucrezia ispirava molti
sentimenti, ma non la paura. Sembrava ingenua e indifferente, lontana da trame e complotti... tuttavia
era una Borgia, nata dallo stesso venefico seme che aveva generato Juan e Cesare. Non era da lei che
doveva difendersi, pens Giovannino: il pericolo erano i suoi fratelli. Volevo avvertirvi che per
onorare la Santa Pasqua, ho deciso di andare a confessarmi a San Grisostomo in Trastevere la inform
Giovannino in gran fretta e poi da l fare il giro di penitenza delle Sette Chiese. Non preoccupatevi
dunque se star lontano per molte ore. Negli occhi di Lucrezia pass un lampo dintesa. Attese un
istante prima di riprendere a parlare per sottolineare che aveva capito. Lodo la vostra decisione, 
degna di un uomo devoto. A stasera dunque. Di nuovo un sorriso appena accennato incurv le sue
labbra pallide, poi Lucrezia si volt ed entr nella camera vicina. Senza perdere altro tempo, lo Sforza
scese nelle scuderie dove lo attendevano Giacomino e due uomini di scorta. Controll che i suoi averi
fossero sistemati, mont sopra una mula e, con il cuore in gola, si allontan dal Vaticano. In prossimit
della chiesa di SantOnofrio trov pronta la piccola comitiva che lo doveva accompagnare, balz in
sella a un cavallo e usc da Roma al galoppo prendendo la direzione di Pesaro. Voleva arrivare nei suoi
domini senza fermarsi, per essere al pi presto allinterno delle sue mura, protetto dai suoi. Nei primi
tempi del matrimonio era spesso tornato nella sua citt, portando con s Lucrezia. Il papa per non
permetteva che i distacchi si prolungassero e dopo pochi mesi li richiamava a Roma. Ripens allo
sguardo di Lucrezia. Non gli aveva mai dimostrato affetto e tanto meno passione e ora invece sfidava i
suoi parenti, informandolo dei loro sanguinari propositi. Era un vero enigma. Sua moglie, come
sempre, aveva saputo nascondere le emozioni. Se mai ne aveva provate. Forse Lucrezia voleva
risparmiargli una fine cruenta per salvare se stessa da uno scandalo che avrebbe macchiato la sua
giovane e gi chiacchierata vita, ed evitare ai fratelli di commettere un omicidio. Un insano legame
univa i Borgia. Juan era il pi sfacciato, arrivava al punto di infilare le mani sotto gli abiti della sorella,
accarezzandola con licenziosit. Una sola volta lui aveva tentato di reagire. Quella sera Juan, tra le
risate degli altri, aveva rovesciato Lucrezia su un divanetto e le si era sdraiato sopra, sussurrandole ogni
genere di sconcezze. Giovanni lo aveva affrontato dicendogli che non poteva tollerare che parlasse in
quel modo a sua moglie. Mentre gli altri sghignazzavano, lui lo aveva preso per le spalle per
allontanarlo da Lucrezia. Juan era balzato in piedi. Prima lo aveva fronteggiato con parole e minacce,
poi aveva estratto il pugnale, facendoglielo roteare davanti. A fatica Cesare lo aveva ricondotto alla
ragione, finch, riposta larma, Juan se nera andato seguito dai suoi. Lui aveva ripreso a respirare, ma
lo sguardo di disprezzo di Cesare gli era parso pi pericoloso del pugnale di Juan. Da allora quando era
spettatore di quelle scene, si ritirava in silenzio, covando un odio sempre crescente. E che pensava la
silenziosa Lucrezia delle attenzioni perverse dei suoi fratelli? Giovannino non sapeva quello che lei
celava in cuore. Non era stato un matrimonio damore e nei loro rapporti, prima di quel giorno,
mancavano complicit e confidenza. Gli unici momenti sereni trascorsi insieme erano stati quelli
passati a Pesaro, dopo le nozze. In fuga da Roma, dove infuriava la peste e, nonostante la Penisola
fosse sconvolta dalla guerra e dalle sciagure, avevano vissuto unestate tranquilla nelle ville sforzesche.
Tra i ricordi pi belli di quel periodo vi erano le cacce nelle ricche foreste circostanti e le serate di festa
in cui Lucrezia ballava con grazia naturale, ammirata da tutta la corte. Lordine del papa di rientrare al
pi presto a Roma aveva interrotto quelle parentesi liete. Tornata tra i suoi, Lucrezia era stata di nuovo
inghiottita dalla frenetica vita di corte del Vaticano, dove raramente si incontravano. Giovanni sent il
vento sferzargli il viso, mentre lanciava il cavallo al galoppo. Ricord la sua prima moglie, Maddalena
Gonzaga. Con dolcezza e sensualit era riuscita a fare breccia nel suo cuore non facile ai sentimenti.
Maddalena, lamata sorella dellamico Francesco e di Elisabetta dUrbino... comerano stati felici nella
stagione della giovent! Una stagione tragicamente breve perch Maddalena era morta dopo solo un
anno di matrimonio e con lei il bambino che aveva dato alla luce... Si accorse che il capo della scorta lo
aveva affiancato. Signore gli disse ansimante dobbiamo rallentare: i cavalli si sfiancheranno se
continuiamo cos. Giovanni tir le redini e mise il cavallo al trotto. Per lui Roma era ancora troppo
vicina. Al calare della sera lo Sforza decise di fermarsi. Uno degli uomini del suo seguito li condusse in
una locanda poco frequentata dove trovarono riparo per i cavalli e un letto per dormire. Prima del
sorgere del sole erano di nuovo in sella e per molte miglia cavalcarono silenziosi. Giunti sopra
unaltura videro aprirsi una valle spaziosa, circondata da colline degradanti verso il mare e attraversata
da un corso dacqua. Al centro, Pesaro. La citt dai rossi mattoni, cinta da alte mura merlate, spiccava
nel verde della piana. Davanti, il mare. Le brezze mattutine increspavano appena il suo turchese
intenso. Giovanni sospir di sollievo. Era nella sua terra. In poco tempo arrivarono nei pressi della
Rocca e si fecero riconoscere dalle sentinelle che abbassarono il ponte levatoio. Attraversarono la citt
ed entrarono nel palazzo ducale. Giunto nel secondo dei cortili interni, Giovanni smont da cavallo e si
diresse allinterno. Non vedeva lora di togliersi gli abiti sporchi e di stendersi a letto. Stava per varcare
la soglia quando un nitrito gli ghiacci il sangue. Il suo cavallo, trattenuto a fatica dal palafreniere, si
dibatteva tremante, mentre una bava biancastra gli scendeva ai lati della bocca. Giovanni ritorn
indietro e si avvicin alla bestia che, scossa da un brivido, stramazz al suolo. Rimase un breve istante
inginocchiato accanto allanimale, e gli parve di leggere unaccusa negli occhi agonizzanti, ma riusc
solo a fargli una distratta carezza; poi, alzatosi bruscamente, si allontan senza dire niente. Non poteva
tollerare la vista della morte. Diede ordine alla servit di non disturbarlo per alcun motivo ed entrato
nel suo appartamento, si spogli e si butt sul letto spossato, addormentandosi allistante. Si risvegli
solo a tarda sera, riposato e affamato. Chiam i paggi perch lo aiutassero a lavarsi e a vestirsi e scese
nella sala dove era stata preparata la cena. La stanza era ampia; la tavola preparata per due persone.
Giovanni non si sentiva pronto ad affrontare discorsi o domande sul suo arrivo tempestivo. Le
spiegazioni potevano attendere. Si ferm sulla porta, osservando suo fratello Galeazzo che, sdraiato
davanti al camino acceso, teneva in mano un osso conteso da due bracchi. Galeazzo, come lui figlio
illegittimo di Costanzo Sforza, aveva ventisette anni, ma i capelli nerissimi cominciavano a ingrigirsi
sulle tempie e i suoi occhi erano circondati da piccole rughe. I due fratelli erano cresciuti insieme
protetti dalla contessa Camilla DAragona, moglie di Costanzo che, non avendo figli suoi, aveva
sempre manifestato molto affetto per loro. Per Galeazzo, in particolare. Quando Giovanni era lontano
da Pesaro, Galeazzo lo sostituiva nel governo della citt, anche se preferiva scorrazzare per le riserve
facendo strage di animali. Giovanni varc la porta e lo chiam. Sei arrivato allimprovviso, cos
accaduto? gli domand Galeazzo, abbracciandolo. Ho dovuto andarmene... per salvare la pelle!
esclam, sciogliendosi dalla stretta. Galeazzo lo guard stupefatto e apr la bocca per parlare, ma
Giovanni, facendogli segno di tacere, lo invit a sedersi davanti a lui. Chiam il coppiere, gli ordin di
versare il vino e di allontanarsi. I Borgia vogliono farmi fuori scand non appena furono soli.
Galeazzo gli rivolse uno sguardo sorpreso. Proprio cos, fratello. I miei cari parenti hanno deciso di
ammazzarmi. Sono vivo grazie a Lucrezia che mi ha avvertito, e sono fuggito subito. Galeazzo
appoggi il calice pieno davanti a s. Ora aveva unespressione indecifrabile, tra lo sgomento e il
divertito. E ora cosa farai? domand. Rester qui dove non possono farmi niente. Giovanni vuot
dun fiato il bicchiere, ma subito si pent di quel gesto impulsivo: anche se non era pi alla tavola dei
Borgia doveva stare attento. Lucrezia  rimasta a Roma? gli chiese Galeazzo, portandosi il calice alla
bocca e bevendo avidamente, con sollievo di Giovannino. Per ora s... rispose, chiamando il coppiere
perch gli versasse dellaltro vino. Presto per mi raggiunger. Galeazzo non comment e diede
ordine ai servitori di portare in tavola i vassoi di carne. Giovanni indic allo scalco il pezzo che voleva.
 mia moglie, dovr obbedirmi. Finora non mi sembra labbia fatto disse Galeazzo facendosi
servire abbondantemente. Con il papa non la spunterai. Vuole sua figlia a Roma e anche tu devi stare
l, dove ti pu controllare. Mi appeller alla legge, il contratto matrimoniale mi d il diritto di tenerla
nelle mie terre gett nel piatto gli avanzi. Non voglio lasciare Pesaro finch non mi sentir sicuro.
Galeazzo si port alla bocca una piccola quaglia. Ora non la lasceranno partire, visto che ha aiutato la
tua fuga. Giovanni prese un altro pezzo di carne e inizi a addentarlo. Non  ingenua come sembra, e
poi nessuno sa quello che ha fatto per me. Ti ha parlato di un complotto? Giovanni esit. Non era
facile descrivere latmosfera del Vaticano a chi non laveva respirata. Non posso spiegarti, in questa
situazione... indic la servit che li circondava. Galeazzo si pul le mani con il bordo della tovaglia.
Hai avvertito Ascanio? Domani gli scriver, e anche a Ludovico, a Milano. Hanno voluto questo
matrimonio? Ora dovranno cavarmi dimpiccio. Qualcuno prima o poi dovr pagarmi la dote! Ho visto
solo spiccioli, finora, e sono stanco di promesse. Non rinuncer finch non mi avranno dato lultimo
centesimo. Fai bene a non cedere. E al Moro cosa dirai?  in gioco il nome della nostra famiglia.
Tutti gli Sforza sono coinvolti in questaffare. Se tu avessi aiutato il papa nella guerra contro gli
Orsini te lo saresti ingraziato e ne avresti ricavato dei vantaggi. Quella guerra ha arricchito solo
Juan! lo interruppe Giovanni. Sai cosa  successo a Guidobaldo? Elisabetta mi ha scritto che ha
dovuto indebitarsi per pagare il suo riscatto. Perch io avrei dovuto rischiare la mia vita e i miei soldi?
Tutti i Borgia mi odiano, e io so perch. Galeazzo dissimulava a fatica la curiosit, decise per di non
fare altre domande. Suo fratello aveva voglia di parlare e non cera modo migliore di incoraggiarlo che
fingere indifferenza. Lho visto coi miei occhi... sbott alla fine Giovanni. Juan la tocca, la bacia
sulla bocca... le dice cose oscene, Lucrezia accetta ridendo, e anche Cesare... lasci la frase a met e
impallid. E forse pure... Si interruppe bruscamente. E pur sapendo questo tu la rivuoi? Ti terresti
una moglie che va a letto con i suoi fratelli? Galeazzo gett nel piatto i resti spolpati. Il tutto gli
pareva incredibile. Per quanto ne sapeva, Lucrezia era una ragazzina magra e scialba, con uno sguardo
opaco che non prometteva niente di eccitante, mentre Juan e Cesare avevano a disposizione le pi belle
donne di Roma e di Spagna. Forse Giovanni si era sognato tutto, aveva sempre avuto
unimmaginazione morbosa e per di pi era suscettibile. Non penserai che la rivoglio perch sono
geloso? Pu farsi fottere da chi vuole. Io voglio i soldi, non capisci? Ma se rimani legato a lei rischi
di farti ammazzare! constat Galeazzo scuotendo la testa. Io per non riesco a immaginarmi
Lucrezia che...  costretta a farlo. Non  cos corrotta, se non fosse stato per lei forse ora sarei gi
morto... tu non capisci, bisogna vivere accanto a loro per comprendere quello di cui sono capaci!
Qualche giorno fa pensavo di essere riuscito a dare una lezione a Juan. Un mezzo balordo del suo
seguito continuava a provocarmi. Juan laveva montato contro di me, e quel coglione per farsi bello ai
suoi occhi cercava di mettermi in ridicolo, ma lho sistemato a dovere! Ho saputo che una sera sarebbe
andato da una cortigiana, una di quelle che per soldi ti vende anche la madre, e quando  stato l lho
fatto sgozzare mentre era nudo come un verme. Hai fatto bene! approv Galeazzo guardandolo con
ammirazione. I catalani dovranno imparare a rispettarci. Non  finita l... Giovanni riprese a
parlare a capo chino. Per rappresaglia Juan ha fatto impiccare tre dei miei staffieri e li ha lasciati
penzolare per giorni dai merli di Tor di Nona. Ascanio era furente e mi ha investito di ingiurie, poi,
quando gli ho spiegato comera andata,  corso dal papa a lamentarsi, ma non ne ha ricavato niente.
Vedrai che prima o poi qualcuno far la festa a Juan! Lo odiano tutti! Giovannino bevve una sorsata
di vino e, appoggiando la coppa con forza, esclam: Hai ragione! E quel giorno non  lontano!
Rimasero alcuni istanti in silenzio, ascoltando il crepitio della legna che bruciava nel camino. Poi
Galeazzo si alz per andarsene. Vieni domattina presto nel mio studio: voglio esaminare i conti gli
propose Giovanni, accompagnando la sua uscita con uno sguardo di riprovazione. Va dallamante,
pens, osservando i due bracchi addormentati davanti al camino. Un servitore si avvicin per buttare un
ceppo sul fuoco, ma Giovanni lo ferm. Non sprecare legna, andr nelle mie stanze. Chiama
Giacomino. Erano trascorsi alcuni giorni dal suo arrivo a Pesaro, ma, nonostante fosse distratto dalle
vicende della corte, Giovanni non era ancora riuscito a placare lansia. Quella sgradevole sensazione si
trasform in angoscia mista a rabbia quando gli annunciarono larrivo di Lelio Capodiferro. Ricordava
linviato che aveva fatto da tramite tra lui e il Borgia ai tempi delle trattative matrimoniali; era un uomo
dai modi signorili con il quale era stato piacevole trovare un accordo, ma ora, nella situazione che si era
venuta a creare, la sua visita non preannunciava niente di buono. Sbrigati in fretta i convenevoli, il
messo gli consegn un plico contenente una lettera papale. Fatto saltare il sigillo pontificio, lo Sforza
lesse con apprensione le parole del Borgia: ... quanto siamo addolorati per la tua improvvisa partenza
dallUrbe puoi ben capirlo... e poich per rimediare a una simile decisione non esiste altra soluzione, ti
esortiamo, se desideri far fronte al tuo onore, a tornare subito qui... Giovannino butt il foglio sullo
scrittoio. Tornare a Roma? Non ci penso nemmeno! esclam, guardando il Capodiferro con aria
risoluta. Non capisco per quale motivo dovrei lasciare il mio feudo. Da che mondo  mondo  la
moglie che segue il marito, e non viceversa. Sua Santit mi dovr spiegare per quale ragione non
permette a Lucrezia di raggiungermi. Linviato papale tenne per s il suo parere e cerc nel suo
repertorio di diplomatico le parole giuste per far ragionare lo Sforza la cui voce stridula e il cui colorito
livido dimostravano che non era del tutto in s. Quando mai qualcuno aveva osato chiedere chiarimenti
al Santo Padre? E soprattutto quando mai il papa aveva dato spiegazioni sul suo operato? Per una
buona mezzora il Capodiferro fece del suo meglio poi, intuendo che non sarebbe bastato
quellincontro per risolvere il problema, rimase in silenzio ad aspettare. Giovanni mise fine al colloquio
prendendo un foglio e scrivendo di suo pugno la risposta. La replica del Borgia non si fece attendere a
lungo: solo pochi giorni e Giovanni ricevette una nuova lettera. Senza giri di parole il papa gli
comunicava che, se non fosse tornato a Roma al pi presto, non avrebbe pi rivisto Lucrezia e che il
cardinale Ascanio e il Moro, con i quali si era gi consultato, erano solidali con lui. Sfidarlo non gli
sarebbe convenuto. Giovanni immagin Rodrigo mentre dettava la lettera pronunciando quelle terribili
minacce con il sorriso sulle labbra... Provava per il Borgia un odio misto ad ammirazione, lo temeva
come non aveva mai temuto nessuno e nello stesso tempo avrebbe voluto assomigliargli. Ora riusciva a
tenergli testa solo perch era lontano dai suoi occhi lusingatori... A ferirlo per era soprattutto
lindifferenza degli altri Sforza. Da giorni tempestava di lettere i cugini ma quelli, invece di schierarsi
subito dalla sua parte come lui si aspettava, chiedevano di continuo spiegazioni sulla sua fuga. Stava
per accingersi a scrivere di nuovo ad Ascanio quando gli fu annunciato larrivo di frate Mariano da
Genazzano. La visita di quel predicatore dalla lingua pronta, pi portato al mestiere di avvocato che a
quello di religioso, riaccese in lui qualche speranza. Il Borgia non si sarebbe rivolto a un frate di cos
riconosciuta abilit dialettica se non avesse temuto di avere dei punti deboli. Forse non tutto era
perduto e si poteva trovare un compromesso. Per incontrarlo Giovanni si vest come un principe e fece
esporre nel salone delle udienze gli oggetti pi belli che possedeva. Voleva essere visto nella migliore
condizione. Frate Mariano entr con passo lento, guardandosi intorno interessato, visibilmente colpito
dagli arredi e dai decori della sala, con grande soddisfazione di Giovanni. Il frate era un uomo di circa
cinquantanni, di media statura, piuttosto robusto e quasi calvo. La barba grigia, folta e ben curata,
incorniciava un volto dal sorriso gioviale. Larma pi affilata in suo possesso era proprio laspetto
rassicurante grazie al quale riusciva sempre a ottenere le pi impensabili confessioni. Da alcuni anni il
tema delle sue seguitissime omelie era leresia del Savonarola; la sua cultura dottrinale e le sue
avvincenti arringhe contribuivano non poco a rovinare la fama del priore di San Marco. Frate Mariano
si sedette dove Giovannino gli aveva indicato. Dunque, padre, a cosa devo lonore di questa visita?
lo sollecit lo Sforza impaziente. Lonore  mio, signor conte. Si tratta di una visita che da tempo
desideravo farvi. Ringrazio di cuore Sua Santit che mi ha consentito di ammirare la bellezza della
vostra citt e del vostro palazzo... pregandomi intanto di presentarvi una richiesta. Giovannino assunse
unaria di sfida che il religioso sembr ignorare. Una richiesta? In verit si tratta di una piccola cosa
che in fondo dovrebbe farvi felice. Il vostro ardore virile e la bellezza di madama Lucrezia dovrebbero
rendere questa richiesta... gi esaudita. Il Santo Padre, infatti, non vi chiede che di riprendere il posto
che vi spetta accanto a vostra moglie. Ho gi risposto a Sua Santit in merito a questo argomento.
Non ho nessuna difficolt a riunirmi a Lucrezia, purch sia lei a raggiungermi a Pesaro. Ma credo che
voi, cos vicino al pontefice, conosciate alla perfezione il contenuto della mia risposta. Giovanni lo
guard sarcastico, immaginando i conciliaboli avvenuti tra i due prima di quella visita. Frate Mariano
mise nel sorriso che gli distese il volto tutta la dolcezza di cui era capace. Il nostro amato pontefice,
che mi onora della sua confidenza, mi ha infatti parlato della lettera. Credete, sta soffrendo per le vostre
parole e non si spiega questa durezza. Vi considera un figlio e, proprio come un padre di famiglia,
chiede di avere tutti i figli accanto a s. Per madonna Lucrezia poi prova un affetto sconfinato, quasi
unico. Non potete chiedere a Sua Santit di separarsi da lei e sono certo che voi non vorrete dispiacere
ulteriormente il pontefice, insistendo nel vostro rifiuto. Frate Mariano, io sono il signore di Pesaro, il
mio dominio  qui ed  qui devo vivere, e mia moglie con me. Madonna Lucrezia, per, prima
ancora di essere vostra moglie,  la donna... pi vicina al cuore del Santo Padre... Frate Mariano indur
impercettibilmente il tono della voce. E Sua Santit ha sempre dimostrato una tolleranza che
definirei... biblica. Temo per che, questa volta, se vi ostinerete nel vostro rifiuto, si vedr costretto,
anche se non vorrebbe, ad arrivare a soluzioni drastiche. Giovannino incroci le braccia e lo sfid con
lo sguardo. Era infastidito dal tono paternalistico del frate. Spiegatevi meglio. Se voi,
caparbiamente, vi rifiuterete di tornare da vostra moglie, il Santo Padre reclamer lannullamento del
matrimonio. Voi capite che si tratta di una... conseguenza inevitabile. Ma quale conseguenza
inevitabile? Questa  una minaccia, un ricatto! E in base a quali motivi chieder lannullamento?
Prima di arrivare a discutere di questo, forse voi vorrete pensare con calma a ci che vi ho riferito la
voce del frate era suadente. Sua Santit la considera una misura estrema, da prendere solo se vi
ostinerete a non rientrare a Roma. Sono calmissimo e non ho bisogno di riflettere su quanto ci siamo
detti! Smettetela di chiedermi di fare una cosa che nessun uomo sensato farebbe. Non torner a Roma!
Avete mai visto un condannato mettersi da solo la corda al collo? Voi, piuttosto, ditemi a quali motivi
si appeller per annullare le nozze? Frate Mariano rest in silenzio per qualche istante, poi con un
sorriso incoraggiante rispose: Conte Sforza, perch non collaborate? Voi sapete che a Sua Santit non
mancano i mezzi per... Rispondete! Cosa sosterr? Sul volto del frate si spense il sorriso. Ci si pu
appellare a diversi vizi di forma, dovuti ai precedenti impegni matrimoniali presi con altri pretendenti e
non ancora sciolti. Il caso  gi stato sottoposto ad alcuni esperti di diritto che lo stanno valutando.
Ah, non avete perso tempo! Il caso  gi in esame... senza che lo sapessi! Quindi Sua Santit, che mi
ama come un figlio, non vede lora di togliermi di torno! La mia unione con Lucrezia  stata
regolarmente stipulata e voi lo sapete benissimo. Mi opporr a questo sopruso: non mancano nemmeno
a me i mezzi per contrastare queste assurdit. In quanto a risolutezza, signor conte riprese frate
Mariano in tono ironico il Santo Padre non  secondo a nessuno, e se la motivazione che vi ho esposto
non sar avvalorabile, ce n unaltra... Il frate fece una breve pausa e uno studiato sospiro. Di
contenuto privato. Quale sarebbe? Frate Mariano lo fiss con insistenza e in tono secco disse: Non
era mia intenzione affrontare un argomento tanto intimo... ma Sua Santit nutre alcuni dubbi sul fatto
che il vostro matrimonio sia stato consumato, e se voi vi ostinerete in questo atteggiamento, si vedr
costretto a chiedere lannullamento per la vostra incapacit a adempiere gli obblighi del Sacramento.
Rosso di collera, Giovanni grid: Uninsinuazione perfida, una menzogna! Le vostre parole non
basteranno. Dovrete subire un processo e dimostrare che Sua Santit si sbaglia. Non dovete convincere
me, signor conte, ma il Tribunale della Sacra Rota.  inaudito! Sono pi di tre anni che Lucrezia 
mia moglie. Non accetter mai questa umiliazione! Non accaloratevi. Io ho solo il modesto compito
di avvertirvi e di evitare alla vostra giovane sposa una umiliante indagine. Lo Sforza strinse i denti per
non esplodere in insulti che avrebbero peggiorato la sua situazione. Ora voglio stare solo scand
controllando il tono di voce. Voglio riflettere. Lo sguardo con cui il frate lo fissava aveva perso ogni
traccia di cordialit. S, capisco, ma il Santo Padre esige una risposta rapida. Concedetemi una
settimana.  giusto. Condivido la vostra prudenza, ma ribadisco che Sua Santit non attender a
lungo. Lo Sforza suon ripetutamente un campanello e, quando entr il servitore, fece un rapido
inchino al frate e usc per primo dalla stanza. Percorrendo il lungo corridoio che portava ai suoi
appartamenti, Giovannino cerc di far sbollire la rabbia. Era riuscito a sfuggire ai loro coltelli, ma ora
rischiava di essere screditato dalla disonorante accusa dimpotenza. Gi immaginava di sentire una
corale e beffarda risata provenire da tutta la Penisola... Entrato nella sua stanza, sedette allo scrittoio e
prese una penna, ma le sue mani tremavano a tal punto da non riuscire a tenerla tra le dita. Chiam
Giacomino e si fece portare da bere. Lagitazione gli aveva seccato la gola. Quando riprese il controllo,
per prima cosa stil unindignata risposta al papa. Non us mezzi termini n si dilung in inutili parole,
ma ribad le sue ragioni; da lontano le minacce dei Borgia gli sembravano meno pericolose e poteva far
valere i suoi diritti. Scrisse poi una accorata lettera a Ludovico Sforza, in cui chiedeva aiuto e sostegno,
ma soprattutto sottolineava che dietro quella faccenda si nascondevano fatti molto scabrosi che non
poteva scrivere. Gli Sforza non potevano abbandonarlo: in loro scorreva il suo stesso sangue e lui
confidava nel reciproco affetto. La mattina seguente Giovanni incontr nelle scuderie Galeazzo che, in
tenuta da caccia, stava controllando i finimenti del suo cavallo bianco prima di cominciare la battuta.
Lo invest con furia, dicendogli stizzito: Ti devo parlare. Proprio ora? Il disappunto di Galeazzo
era evidente, ma quello che vide negli occhi del fratellastro lo fece desistere da inutili discussioni.
Dove ti eri cacciato ieri sera? esord Giovanni mentre si incamminavano verso il giardino. Ho
dormito fuori. C qualcosa di nuovo? Il papa vuole lannullamento del matrimonio. Ieri frate
Mariano  venuto a comunicarmelo. Lannullamento? E perch? Giovanni eluse la domanda che gli
creava imbarazzo. Quei bastardi mi vogliono rovinare rispose secco. Per rincuorarlo Galeazzo gli
strinse le mani gelate. Calmati, almeno hanno abbandonato lidea di ucciderti! Non ne sono
convinto. Prima potrebbero umiliarmi e poi... Sospetti qualcosa? Immagino che vogliano dare
Lucrezia in moglie a un altro, un Aragona, forse. Non  cos facile annullare un matrimonio. Per
loro non  un problema. Intanto sostengono che il contratto non  valido perch non erano stati sciolti
gli impegni con gli altri pretendenti.  vero? No,  una falsit: i documenti erano stati controllati
anche dai nostri legali. Allora non hai nulla di cui preoccuparti. Hanno pronto un altro motivo...
Giovanni si ferm. Era una mossa azzardata confidare la vergognosa calunnia? No, presto tutta Roma
avrebbe saputo. Sosterranno che il matrimonio non  stato consumato butt fuori tutto dun fiato.
Galeazzo lo trapass con lo sguardo. Quellocchiata fece salire a Giovanni il sangue alla testa. Persino
suo fratello diffidava di lui! Non guardarmi cos! Ho consumato quel matrimonio non una, ma cento,
mille, volte! Ho insegnato io a quella gatta morta come si soddisfa un uomo e adesso la vogliono
passare a un altro! Sar un uomo fortunato... con i tuoi consigli e quelli dei suoi fratelli, Lucrezia a
letto devessere straordinaria! rise Galeazzo. Giovanni lo guard con ira. Non  il momento di
scherzare. Oltre alla mia pelle sono in gioco il nostro potere e il nostro onore. Noi due siamo legati a
doppio filo e la mia disgrazia travolger anche te, non scordarlo! Oggi annullano il mio matrimonio, ma
domani, se non ci difendiamo, ci toglieranno anche Pesaro. Galeazzo chin la testa. Anche se la
vicenda era ai limiti del ridicolo, non bisognava sottovalutarne le conseguenze. Io sono con te. Dimmi
che vuoi fare. Daremo una lezione a quei fottuti spagnoli. A cosa stai pensando? Giovanni tacque
per qualche istante, poi improvvisamente, stupito di se stesso per lidea azzardata, disse: Far fuori tutti
 impossibile ma... uno... uno s! Chi? gli occhi di Galeazzo brillarono. Juan! Il papa impazzirebbe
se gli succedesse qualcosa e io godrei nel veder piangere il vecchio porco. Ma da solo non posso, ho
bisogno di qualcuno che mi aiuti. Solo tu puoi farlo:  in gioco anche il tuo futuro! Senza di me, a te
non resterebbe niente. Galeazzo, prima di commentare, pass in rassegna tutte le possibili
implicazioni. Pens a Giovannino scoperto colpevole dellomicidio e giustiziato dai Borgia... pens a
Pesaro senza pi il suo conte... vide se stesso ereditare il potere... no, era un sogno assurdo: Pesaro era
un feudo della Chiesa e sarebbe tornato nelle mani del Borgia che non lavrebbe certamente dato al
fratellastro dellassassino di suo figlio. Aveva due scelte. Vendere Giovannino ai Borgia o restare con
lui. Distinto decise da che parte stare. In che modo possiamo far fuori Juan? Dobbiamo trovare un
mezzo per farlo uscire allo scoperto. Si crede intoccabile e a volte si muove con poca scorta. Io sono
conosciuto e spiato, ma tu potresti introdurti in incognito a Roma e studiare le sue mosse. Dovrai
parlarmi di lui, delle sue abitudini, delle sue debolezze. Bisogner scegliere persone fidatissime,  una
preda difficile, ma questa caccia mi eccita. Quando sar? Non c fretta, prima voglio fare un ultimo
tentativo con il Moro. Andr a Milano e gli spiegher i fatti. Se mi appogger lascer che sia lui a
difendere la mia causa contro i Borgia. Non parlare a Ludovico di questo progetto. Non ne ho la
minima intenzione! Quanto ci siamo detti ora rester tra noi due. Al Moro parler dellannullamento e
di quanto ho visto a Roma. Pensi che Ludovico interverr? Lo sapremo presto, ma se i nostri
cugini non ci sosterranno, ci arrangeremo da soli. Conta su di me. Galeazzo sorrise prima di tornare
alle scuderie.  Milano, Castello Sforzesco
18 aprile 1497
Sentendo bussare alla porta, Ludovico il Moro sollev gli occhi dal documento che stava esaminando.
Il suo segretario entr frettolosamente nello studio. Signor duca, perdonate, volevo avvisarvi che
vostro cugino Giovanni  giunto a Milano. Ha mandato uno dei suoi uomini a comunicare il suo
arrivo.  gi al castello? No, signore,  alloggiato in una locanda fuori porta. In una locanda?
 in incognito, travestito da palafreniere. Il Moro guard sbalordito il segretario. Vestito da
palafreniere? Vuole mantenere segreto il suo viaggio per motivi di sicurezza. Ma quale sicurezza!
Con tutte le spie che il papa ha a Milano! Se il Borgia venisse a sapere che  arrivato in incognito
chiss quali intrighi sospetterebbe... ordinate a mio cugino di rivestirsi come si deve e di venire subito
qui, facendosi ben notare in giro. Forse siamo ancora in tempo a salvare la faccia. E portatemi la lettera
che mi scrisse il Taverna a proposito del ritorno a Pesaro di Giovannino. Voglio rileggerla prima di
incontrarlo. Poi liberatemi da tutti quelli che aspettano di parlarmi; oggi devo pensare solo a mio
cugino. Vado, Signore, ma non sar facile rimandare indietro la vostra prima udienza. Di chi si
tratta? Un uomo si affacci alla porta dello studio. Oh, maestro Leonardo, venite avanti! Il Moro lo
invit con un cenno a entrare. Vi ho mandato a chiamare perch volevo parlarvi con urgenza.
Conged il segretario e indic una sedia allartista. Si tratta di quei frati... inizi. Dovete capirli:
vorrebbero veder terminato laffresco. Anchio sono ansioso di ammirarlo. Il Moro sorrise benevolo al
pittore che ricambi con un gesto dimpazienza, mostrando il suo disappunto. Ho ancora bisogno di
tempo.  un lavoro che richiede attenzione: non posso finirlo in due pennellate! Mi rendo conto che
lultima cena di Nostro Signore necessiti di molto studio... ma, da quanto ho saputo, non vi ci state
applicando con assiduit. Dicono che non vi fate vedere in Santa Maria delle Grazie per settimane
intere, e che, quando ci andate, vi limitate a dare proprio... due pennellate. Quello che sembra ozio,
vi assicuro che non lo . Per un artista lozio non esiste. In ogni attimo della sua giornata, e spesso
anche delle sue notti, egli vive con la sua opera: la vede, la pensa, la cambia, la migliora. Se per
settimane non entro in refettorio  perch ho bisogno di prendere distacco da quei dodici visi, ho
bisogno di rivederli dopo qualche tempo per accorgermi se sono abbastanza dissimili dallunico viso
divino. Credete che se volessi non finirei il Cenacolo in un giorno? Leonardo si alz e continu a
parlare tra s con occhi rivolti chiss a quali pensieri. Il Moro, osservandolo, pens che un essere pi
strambo di quello era impossibile trovarlo. Progettava duecento lavori, ne iniziava cento, non ne finiva
uno. Era di una lungaggine esasperante, chiedeva continuamente soldi per realizzare i suoi congegni
dallutilizzo complicato, voleva sempre avere lultima parola, ma la sua arte, il suo genio e la sua
arguzia compensavano tutti questi difetti. Potete almeno dirmi a che punto siete? Mi mancano due
visi, quelli pi importanti: il Cristo e Giuda Iscariota. Che dovr dire, allora, al priore? gli chiese il
Moro, arrendendosi. Che se non la smetter di mettermi fretta... user il suo viso come modello per
dipingere Giuda. Ludovico scoppi a ridere e Leonardo lo imit. E pensare che anchio volevo farvi
fretta, maestro! Sono curioso di ammirare il vostro bosco della Sala delle Asse. Pensate a quanto
tempo occorre perch cresca un albero... e quindi a quanto ce ne vuole perch cresca un bosco intero...
Scuotendo la testa, il Moro accompagn il pittore alla porta. Era inutile competere con lui, pens,
sedendo al suo scrittoio e stringendo il medaglione che aveva appeso al collo. Non era un ornamento,
ma il suo talismano contro i malefici e le avversit che lastrologo Ambrogio da Rosate aveva preparato
per lui. Negli ultimi tempi lamuleto gli era divenuto indispensabile. Da quando era morta Beatrice la
sua buona sorte era svanita... la sua giovane moglie, con la sua voglia di vivere, di avere il meglio, di
farsi viziare, gli era stata accanto negli anni pi splendidi della vita, portandogli una ventata di fortuna.
Ora per, le alleanze tanto faticosamente tessute si stavano sgretolando... Entr un paggio con la lettera
richiesta. Ludovico la prese tra le mani e lesse:  ... oggi, Sabato Santo, ho ricevuto la visita di due
segretari del vostro illustrissimo cugino Giovanni Sforza.
Negli ultimi tempi il Signore di Pesaro  stato molto in ansia per la sua posizione nella famiglia
Borgia, e, vi confesso, che ho temuto per la sua salute. Invece i messi erano venuti per informarmi
della sua partenza avvenuta il giorno prima, venerd. Ho chiesto il motivo di questa partenza, ma ho
ottenuto solo vaghe risposte che alludevano a dissapori che il Signor Conte avrebbe con Sua Santit...
Nonostante le mie insistenze, sono riuscito a sapere solo che il vostro illustrissimo cugino ha lasciato a
Roma un memoriale nel quale prega la moglie di raggiungerlo presto a Pesaro.
La situazione  pi grave di quanto sembri e cela qualcosa di molto scandaloso, che, temo, riguardi
madama Lucrezia...
Il Moro appoggi il foglio chiedendosi cosa sapesse lo Sforzino di tanto grave... I miei rispetti,
signor duca. Giovanni rimase in attesa sulla porta, dopo aver congedato le guardie che lo
accompagnavano. Il Moro gli fece cenno di avvicinarsi. Come ti  venuta lidea di venire a Milano
travestito da palafreniere? lo apostrof senza preamboli. Pensavo fosse meglio viaggiare in
incognito... per sicurezza cerc di giustificarsi Giovanni. La tua sicurezza, non certo la mia, pens il
Moro. Dovresti sapere che le nostre strade sono molto pi pericolose per un uomo semplice che per un
signore che viaggia con la scorta, e poi non capisco questa segretezza. Chi pu proibirti di visitare tuo
cugino? Adesso usciamo, dobbiamo farci vedere insieme e conferire ufficialit a questa visita. Ti
mostrer il castello. I due Sforza, seguiti dalle scorte, uscirono nel parco del Castello di Porta Giovia
che il Moro stava di giorno in giorno arricchendo e fortificando. Camminarono fino alla grande Piazza
darmi, dove i soldati compivano laddestramento, e si fermarono a osservare i cavalieri che si
fronteggiavano, esercitandosi al duello, poi proseguirono parlando delle migliorie in corso, delle
fortificazioni della Rocchetta e dei progetti di Leonardo. Giovannino si mostrava ammirato in realt,
per, desiderava che quella ostentazione avesse termine: era smanioso di parlare di ci che pi gli stava
a cuore. Dopo pi di unora rientrarono nello studio. Quando si furono accomodati, il Moro con
sorniona curiosit attacc il discorso. Ebbene, cugino, ora sono pronto ad ascoltarti. Desideravo
questo colloquio. Quante paure, quante umiliazioni negli ultimi mesi... Il Moro finse una grande
commiserazione, ma i suoi pensieri erano di altra natura. Ho passato momenti tremendi prosegu
Giovannino. Sono stato costretto ad allontanarmi da quella tana di briganti perch la mia vita era in
pericolo. Gi, tu invece sei un santo! Come se non sapessi che hai la mano pesante: ne hai fatti
sistemare tanti, e i tuoi sudditi lo sanno, pens il Moro senza perdere il suo sguardo attento. Ti
assicuro che ho cercato di resistere fino allultimo e me ne sono andato solo quando ho avuto la
certezza che volevano farmi la pelle... Raccont della fuga precipitosa, omettendo la delazione di
Lucrezia e calcando invece sui pericoli corsi. Quando finalmente mi sono sentito al sicuro a Pesaro,
ecco che il papa ha cominciato a sputare veleno mandandomi lettere e ambasciatori. Mentre ascoltava
le lamentazioni del cugino, il Moro continuava a seguire il suo pensiero: Io e Ascanio abbiamo
sbagliato a fidarci di un simile idiota... roviner anni di trattative con i Borgia. Giovanni, cos
successo di tanto irreparabile con Sua Santit? Giovannino, senza guardare il cugino, butt fuori il
rospo: Insinua che non ho avuto rapporti con Lucrezia. Mi ha mandato frate Mariano per minacciarmi
che chieder lannullamento per non consumazione. Tu invece... Lo Sforzino fece un gesto di
stizza. Non crederai ai Borgia? Il Moro alz le mani per rabbonirlo, mentre pensava: Ho sempre
avuto il dubbio che tu non fossi un vero uomo, ma non cerano altri Sforza da proporre al papa per la
nostra alleanza, e ho dovuto accontentarmi di te. Lho consumato mille volte, quel matrimonio, e con
soddisfazione! esclam Giovanni arrossendo. Ludovico ammicc, cogliendo il suo imbarazzo. Mi
hai frainteso. Non era di te che dubitavo. Piuttosto ho sentito che Lucrezia ... fredda.  come tutte le
altre donne. E allora ti difender, stai tranquillo. Quando una donna  soddisfatta... Lei non pu
opporsi al volere di suo padre! grid Giovannino. Il Moro indur il tono della voce e disse: Il tuo
matrimonio era una necessit per gli Sforza e avevi il compito di ammanicarti il pontefice per
avvantaggiare la nostra famiglia e invece hai fatto il contrario! Ho seguito i tuoi consigli, credimi, e
ti ho sempre riferito ogni sospetto, anzi  proprio per questo che mi vogliono punire. Ora non puoi
abbandonarmi. La mia vita  in pericolo perch sono a conoscenza di fatti spaventosi. Il Moro strinse
le labbra. Non voleva perdere la calma proprio ora che arrivava il bello. Era curioso di sentire fino a
che punto i Borgia si fossero spinti con lui. Vuoi dirmi cosa  successo una volta per tutte? Gli occhi
di Giovannino divennero di fuoco. Vuoi proprio la verit? Quella spaventosa verit che non sono
riuscito a scriverti n a spiegare ad Ascanio? Sono venuto qui proprio perch certe enormit non si
possono scrivere, non ci sono nemmeno parole adatte per esprimerle. Rodrigo non  degno della tiara...
 degno solo dellinferno! La fiducia dei credenti, di tutti i fedeli, non  mai stata cos mal riposta.
Dio, come la fa lunga! pens il Moro spazientito. Allora, di che si tratta? Il Borgia vuole Lucrezia a
Roma per possederla quando vuole! S, mi hai capito bene, se la spassa con sua figlia! Non sono
soltanto quei maiali dei fratelli a fottersela. Anche suo padre labbraccia in un modo che non lascia
dubbi! Sono tutti cos in quella famiglia! Il Moro rest di sasso. Non posso dar ascolto a simili storie,
non mi posso far coinvolgere, ripeteva tra s. Giovanni, non dire assurdit! lo interruppe in modo
risoluto. Sei sconvolto, posso capirlo, ma non ti permettere pi di fare simili insinuazioni! Cuciti la
bocca fin quando verr il momento di parlare... se mai verr. Ma per il momento non una sola parola!
Giovanni abbass lo sguardo sotto gli occhi rapaci del signore di Milano. Non mi credi... mormor
deluso. Non ne voglio parlare. Pensiamo piuttosto a come evitare lannullamento. Il suo tono era
accomodante, ma le parole di Giovanni lo avevano turbato e non per le malignit che contenevano: se
quella turpe storia fosse emersa, ci sarebbero state conseguenze politiche devastanti. Se hai consumato
il matrimonio disse maliziosamente non avrai difficolt a farlo in presenza di testimoni. Baster
convocare tua moglie in un territorio neutrale, Nepi, per esempio, nel castello di Ascanio. I Borgia
manderanno i loro testimoni e tu la amerai di fronte a tutti. Non mi prester mai a una simile
esibizione! esplose Giovanni. E Lucrezia poi! La mia parola dovrebbe bastare: sono uno Sforza,
diamine! Sei solo un piccolo bastardo! Avrebbe voluto gridargli il Moro che invece ebbe unaltra idea.
Se pensi che Lucrezia non accetti, baster assoldare delle cortigiane, qui a Milano ne abbiamo di
bellissime. Senti, cugino, per provarti quanto ti sono affezionato, sono disposto a organizzare una bella
dimostrazione. Convocher il legato Giovanni Borgia e... immaginando la scena, Ludovico trattenne a
stento la voglia di ridere. Giovanni si alz in piedi di scatto. Ti stai prendendo gioco di me! Ho gi
dimostrato di essere un uomo. La mia prima moglie  morta di parto. Questa  la prima cosa sensata
che ti sento dire.  la prova determinante della tua virilit. Quei porci hanno messo in giro la voce
che non ero io il padre del bambino! Non si fermano davanti a nulla. La verit  solo quello che fa
comodo a loro. Mi vogliono morto... Ludovico, ho paura! Se non riusciranno ad ammazzarmi mi
rovineranno in qualche altro modo. Finch sei qui, sotto la mia protezione, non devi temere nulla e
poi, vedrai, il tempo porta consiglio. S, ho bisogno di distrazione e la tua citt  il posto pi adatto e
sicuro disse Giovanni, riprendendo il contegno. Che gli  preso a questo stupido? si interrog
perplesso il Moro. Resta pure a Milano quanto vuoi. La tua sorte sta molto a cuore ad Ascanio, e
anche a me. Sono certo che troverai una soluzione al tuo problema. E cos ti terr sotto controllo e non
ci procurerai altri guai, concluse tra s. Lo accompagn alla porta e, stringendogli forte la mano, lo
conged con un sorriso che voleva essere di comprensione. Poi torn al suo scrittoio con la fronte
attraversata da una piega di tensione. Trattenendo a stento la collera, Giovanni si rinchiuse nella stanza
che gli era stata assegnata. Il Moro pensava dingannarlo con i suoi bei discorsi, ma i tre anni passati
alla corte del papa, circondato da vipere, volpi e leoni, gli avevano insegnato a stare sulla difensiva e a
non credere solo al senso apparente delle parole. Negli occhi del cugino non cerano n pena n
solidariet. Quellintrigante, che aveva al suo servizio centinaia di spie sparse per lItalia, sapeva gi
tutto. Si era solo preso gioco di lui e lavrebbe sacrificato senza rimpianti per rimanere nelle grazie dei
Borgia. Arross di sdegno e di vergogna. Sedette allo scrittoio, inizi a vergare il testo della lettera e lo
traspose nel cifrario che usava per la corrispondenza con il fratello.  Caro Galeazzo,
come avevo previsto laffare che pensavo di concludere  fallito. Ti prego quindi di provvedere a
quanto avevamo concordato nei modi e nei tempi stabiliti. Mi tratterr a Milano per qualche tempo.
Tienimi informato su come intendi procedere tramite Giacomino.
Sarai ricompensato.
Giovanni
Sigill il foglio con la ceralacca, vi impresse il suo stemma e si alz per andare a chiamare il servitore.
Fatti pochi passi per, si ferm. Uccidere Juan Borgia era unimpresa folle... e poi? Un sudore freddo
inizi a scendergli lungo la schiena. Tutti conoscevano i torti che aveva subito dai Borgia e sapevano
quante volte lui e Juan si fossero scontrati; se non erano arrivati alle mani era stato solo perch il papa
allinizio lo proteggeva. Se ora fosse successo qualcosa a Juan, lui sarebbe stato tra i primi sospettati.
Sarebbe stata la fine, e che fine! Non voleva nemmeno pensare alla vendetta che i Borgia avrebbero
ideato. La lettera gli bruciava in mano... meglio lasciar passare la notte, lindomani avrebbe deciso e,
questa volta, senza ripensamenti.
8.
Ascanio Sforza
Roma
8 maggio 1497
Lambasciatore Stefano Taverna gett cappello e mantello al servitore e si precipit nello studio. Con
mani ancora tremanti accese una candela e sedette allo scrittoio. Prese foglio e penna doca e inizi a
scrivere.  Ill.mo et Ex.mo Signor mio,
Ludovico Maria Sforza, duca di Milano.
 mio dovere informarvi di un increscioso episodio avvenuto questa sera al ricevimento tenutosi nel
palazzo del vostro Reverendissimo fratello, cardinale Ascanio.
Oltre a me, erano presenti molte persone di riguardo dellUrbe e tutti, per rispetto, ci eravamo
presentati allora indicataci, mentre lospite donore...
Ascanio Maria Sforza alz lo sguardo al cielo stellato. In quellangolo buio del giardino cercava nel
luccichio degli astri una risposta. Se luomo potesse conoscere il futuro, come sarebbe la sua vita,
pensava, migliore, tremenda o impossibile? Totum adimit quo ingrata refulget era il suo motto:
nelleclissi lingrata luna toglie luce al sole che la fa rifulgere. Mai come in quel momento la scelta del
motto gli parve appropriata: Rodrigo Borgia gli stava togliendo luce e leclissi durava da troppo tempo.
Rimase ancora con il viso rivolto alle stelle che, impassibili, continuavano a pulsare. Studiando antichi
testi aveva imparato a riconoscere le costellazioni e non avrebbe mai preso una decisione importante
senza prima interrogare gli astri. Gli auspici per la serata erano negativi, ma lui non aveva voluto
rimandare il ricevimento. Loccasione era troppo importante... Diede un ultimo sguardo alla volta
celeste e lasci il giardino. Varcata la soglia dellampio vestibolo, si trov inondato dalla luce delle
candele che illuminavano le sale del suo grandioso palazzo, la Cancelleria Vecchia. Tenendosi in
disparte, osserv gli ospiti che sedevano conversando o si aggiravano per le sale ammirando gli arazzi
sulle pareti, gli arredi, le statue e gli oggetti darte che impreziosivano la sua sfarzosa dimora. Alcuni
servitori in livrea bianca, rossa e azzurra controllavano che le fiamme rimanessero sempre accese, altri
servivano calici di vino fresco, attenti a soddisfare le richieste dei presenti. Il banchetto, preparato nel
salone dei ricevimenti, era pronto: la lunga tavola, disposta a ferro di cavallo, coperta da tovaglie di
lino con ricami che riproducevano lo stemma degli Sforza, era ornata da composizioni di fiori e frutta
di stagione. Il vasellame, i calici di vetro colorato, e le coppe dorate erano disposti ad arte. Il famoso
servizio di argenteria, esposto sulla credenza, attirava gli sguardi di molti. Tutto era pronto. Mancava
solo lospite donore. Ascanio sent una fitta bruciante allo stomaco che lo lasci senza respiro per
qualche istante. Da alcuni giorni lo colpivano allimprovviso dolori lancinanti e capogiri, ma quella
sera non poteva permettersi di stare male. Si appoggi a una parete, aspettando che lo spasmo si
calmasse, poi a passi lenti si diresse nel suo studio. Prima di affrontare la serata voleva restare ancora
un poco da solo. Questo  un pezzo unico dellarte lombarda disse un anziano monsignore,
mostrando un arazzo al giovane monaco con il quale conversava. Osservate la precisione del
disegno... Il frate sfior con le dita il pesante tessuto senza staccare gli occhi dalle scene epiche che vi
erano raffigurate. Il cardinale Ascanio possiede tesori rari. Avete mai sentito parlare del rubino che
chiamano il Marrone? Pensate che viene stimato pi di diecimila ducati! Gli occhi del giovane
brillarono dinteresse. Voi lavete visto? Una volta Sua Eminenza me lha mostrato e posso
assicurarvi che  degno della sua fama. Ha un colore scurissimo e sembra proprio una grossa castagna.
Se siete in confidenza con il cardinale non  escluso che un giorno anche voi possiate ammirarlo. Il
giovane scosse la testa. Sono appena rientrato da una missione e ho potuto parlargli solo poche volte.
Il cardinale Sforza vuole affidarmi un incarico nelle Nuove Indie. Mi sembra un uomo caritatevole, un
vero benefattore. Oh, s, lo : aiuta poveri e potenti. Se il Borgia  papa lo deve a lui e ai suoi voti
determinanti. In cambio del suo appoggio ha avuto questo palazzo e queste meraviglie fece un ampio
gesto per comprenderle tutte la citt di Nepi, le terre di Anticoli di Campagna, quelle con le fonti
curative e... abbass la voce: Si parla anche di due mule cariche doro e di gioielli che dalla casa del
Borgia sono passate direttamente a quella dello Sforza. Sono sempre stati alleati? No. Hanno
avuto diversi contrasti. Durante la calata in Italia di Carlo Ottavo si sono ritrovati luno contro laltro poi,
quando quello scompiglio  finito, hanno ritrovato un accordo. Se volete la mia opinione, per, da
allora non si intendono pi come prima... diciamo che si rispettano. Sapete com la politica... si
cambiano alleati pi spesso degli abiti! Quel che vi posso dire  che il cardinale  un uomo saggio e il
suo incarico di vicecancelliere lo svolge con seriet... Eccolo, sta arrivando. Ascanio Sforza, con un
sorriso compiaciuto, avanzava nella veste di seta rossa, elegante come sempre. Nel viso nobilissimo gli
occhi scuri dal taglio allungato brillavano di luce fredda. Caro Monsignore, vi ringrazio della vostra
presenza e della vostra cortesia. Questo giovane missionario merita di essere ascoltato: ha gi visitato
molti paesi e ora andr nelle Nuove Indie. La bocca del vicecancelliere, sottile e ben disegnata, si apr
in un sorriso. Poi rivolgendosi al giovane disse: Siete fortunato! In quelle terre tanti uomini sono in
attesa di conoscere il vero Dio; promettete di inviarmi le vostre relazioni. Scambi ancora qualche
parola con i due sacerdoti, poi si allontan pensando quanto gli costava conversare e mantenersi
tranquillo. Lesito di quella serata poteva condizionare il futuro delle relazioni diplomatiche tra gli
Sforza e i Borgia. Non poteva permettersi passi falsi. Tra gli invitati scorse il cardinale Bernardino
Lonati e si affrett a raggiungerlo. Mentre gli stringeva con calore le mani not il volto scavato e
sofferente dellamico. Dopo la sconfitta di Soriano, il Lonati non si era pi ripreso. Le fatiche della
guerra e soprattutto la delusione di non essere stato allaltezza delle aspettative del papa avevano
rovinato la sua salute gi malferma. Ascanio lo conosceva da pi di ventanni, da quando il Lonati,
entrato giovanissimo al servizio della corte milanese, era diventato suo segretario. La fedelt e la
grande abilit diplomatica di quel nobile pavese lo avevano subito colpito e, per premiarlo, aveva
chiesto a Rodrigo che nel concistoro del 1493 venisse eletto cardinale. Incontrando quello sguardo
intelligente, Ascanio ricord quante volte, nei momenti critici della sua carriera ecclesiastica, si era
affidato ai suoi consigli. Prese il Lonati sottobraccio e lo condusse in una sala pi appartata. Grazie di
essere venuto. Ho bisogno di persone fidate. Non potevo mancare, anche se sono molto stanco. So
quanto sia importante per voi e per Milano la buona riuscita di questa serata. Desidero aiutarvi, ditemi
come. Come sempre avete colpito nel segno. Ludovico nelle sue lettere mi sollecita a cercare un
accordo con il duca di Gandia. Ci ho provato con tutte le mie forze, durante lassedio di Bracciano,
ma non  facile entrare nelle simpatie di quel ragazzo... Ascanio rise amaramente. Soprattutto se non
si  una bella donna o non si hanno consistenti quantit doro da versare nelle sue tasche! Meglio
scontrarsi con Rodrigo che assecondare suo figlio. Qualche giorno fa mi sono permesso di suggerire
al Santo Padre di essere pi severo con Juan, ma lui mi ha confessato che non riesce a dirgli di no.
Questo pu causare seri problemi. Come se non bastasse, ora Juan si sta mettendo di mezzo anche tra
Giovannino e Lucrezia. E come? Seminando zizzania! Lui e lo Sforzino non si sono mai potuti
soffrire. Giovanni non ha un buon carattere, lo sappiamo. Si  montato la testa, vuole emulare Juan e
finisce per irritarlo. Cos tra sfide e lamentele, per non parlare dei veri e propri scontri, siamo arrivati
alla fuga di Giovanni da Roma. Ludovico  furente, mi accusa di aver scelto un incapace per impalmare
la figlia del papa. Dal canto suo Giovanni si lamenta perch non lo difendiamo dalle accuse dei Borgia.
 proprio un periodo nero per me... ditemi voi: come posso accattivarmi Juan? Prudenza, Ascanio!
Juan  un impulsivo e ama le provocazioni. Non fatevi invischiare nei suoi tranelli. Vi suggerisco
invece di adularlo, incoraggiarlo o almeno fingere di apprezzare le sue doti, ma recitate bene la parte
perch non  uno stupido Non so se ne sar capace. Analizzate la situazione: qual  oggi la cosa
politicamente pi importante per gli Sforza? Senzaltro lalleanza con il Borgia. Non possiamo
perdere lappoggio del papa che sta spostando i suoi favori sugli Aragona. Ci preme mantenere il titolo
di Ludovico. E allora dovrete sacrificare qualcosa o qualcuno. Lo dico con grande dispiacere, ma la
politica lascia sempre vittime sul campo. In questo caso poi non ce ne sarebbero perch Giovannino mi
sembra al sicuro a Pesaro. Ora  a Milano. Mi auguro che Ludovico lo faccia ragionare. Il duca
trover senzaltro il modo di convincerlo ad agire per il bene di tutti. Voi stringete i denti e perseguite il
vostro fine. Spero di incontrare Rodrigo nei prossimi giorni: non sar facile ma cercher di capire le
sue intenzioni. Ora devo occuparmi degli invitati, ma pi tardi continueremo il nostro dialogo. Parlare
con voi mi  sempre di conforto. Ascanio lo guard con sincero affetto e si conged da lui. Mentre
entrava nel salone, un giovane biondo gli si par davanti. Cardinale gli disse vi devo parlare delle
mie nozze. Non ho dimenticato i miei impegni, Jaches, avrete quei diecimila ducati. Non  questo,
Eminenza mormor il giovane inquieto. Ascanio non riusc a trattenere un sospiro di fastidio. Quella
sera aveva gi abbastanza seccature. Perdonatemi, ma non vi posso dedicare il tempo che vorrei. Ne
riparleremo. Lo lasci con un sorriso di circostanza. Solo chi lo conosceva profondamente avrebbe
potuto cogliere, nel battito troppo frequente delle sue ciglia e nel gesto ritmico con cui lisciava la veste,
il nervosismo che lo agitava. Ascanio sent unaltra fitta bruciante allo stomaco. Aveva accusato malori
e fatica durante le ultime battute di caccia. Forse, a quarantadue anni, avrebbe dovuto smettere di
costringere la mente e il corpo a ritmi tanto estenuanti. Tuttavia non voleva rinunciare alla passione
che, fin da ragazzo, aveva nel sangue. Nella sua riserva, ricavata nelle antiche Terme di Diocleziano,
faceva allevare i cervi e organizzava battute famose in tutte le corti. Si divertiva a stanare le prede,
dopo averle braccate, e a lanciare in volo i suoi formidabili sparvieri per vederli roteare nellaria con le
grandi ali aperte e piombare sulla vittima con la velocit di un destino ineluttabile. Aveva speso una
fortuna per avere i migliori, quelli meglio addestrati, i pi crudeli. Marino Caracciolo, il suo segretario,
gli si avvicin riverente. Cardinale, devo mandare qualcuno a chiedere il motivo di questo ritardo?
Ormai aspettiamo il duca da pi di unora.  inutile... penso che la causa del ritardo sia solo la sua
consueta arroganza. Ammiro la vostra pazienza. Sar il mio sangue meridionale o perch proprio non
posso sopportare i catalani, ma non sarei capace di passare sopra a questaltra offesa. Ascanio gli
appoggi una mano sulla spalla. Non siate impulsivo, Marino. Sapete che questa sera la posta  alta e
dobbiamo frenare gli istinti. Comunque, grazie per la vostra dedizione. Ora fatemi una cortesia:
chiamate il musico Josquin. Nellattesa Ascanio sedette vicino a un anziano prelato, cercando di
dimenticare i crampi che gli stringevano lo stomaco. Cardinale, non ci stanchiamo di lodare le
meraviglie del vostro palazzo,  il pi bello di Roma! esclam il religioso mentre gli altri annuivano.
Grazie amici,  un piacere per me essere circondato da persone che apprezzano larte. Mi auguro che
saranno di vostro gradimento anche le vivande che ho fatto preparare e gli artisti che si esibiranno.
Perdonate questa lunga attesa: ancora qualche attimo di pazienza e il duca di Gandia ci raggiunger.
Intanto ascoltiamo il nostro Josquin Desprez che ci intratterr con la sua arte. Il musico si inchin e
incominci a pizzicare il liuto e a cantare, mentre Ascanio si dirigeva verso un altro gruppo di ospiti. Il
cardinale Uberto Roncaglini si ferm davanti a un giovane che stava imbronciato in un angolo del
salone. Lo fiss con aria indagatrice e gli disse: Barone Ippolito, vi vedo pensieroso. Sar larrivo
imminente di Juan Borgia a rovinarmi lumore. Speriamo sia imminente! Abbiamo gi atteso
abbastanza, purch sia un onore partecipare a un banchetto al quale interviene anche il figlio di Sua
Santit... Il tono ironico era cos ben dissimulato che il giovane non se ne accorse, e ribatt: Onore,
dite? Non ne sono convinto. Non vi piace il nostro capitano generale? No, per nulla, e non lo
nascondo. Non sarei qui se mio padre non mi avesse pregato, anzi, quasi obbligato ad accettare questo
invito, e solo per il rispetto che portiamo ad Ascanio. Per parlare in questo modo dovete proprio
odiarlo sussurr Uberto. Tutti a Roma hanno motivi per odiare Juan Borgia. Vi consiglio di non
parlarne cos liberamente! Quelluomo ha spie ovunque. Non sopporto di vedere lo Sforza costretto a
riverire gli invasori. Con gli spagnoli non dovremmo cercare mediazioni, ma allearci per cacciarli.
La mediazione  fondamentale in politica. Allora non diventer mai un buon politico. Per me il
rosso  rosso e il nero  nero. Siete ancora giovane, ragazzo mio... un giorno capirete che la politica 
larte del saper fingere. Uberto sorrise compiaciuto della propria saggezza. Ippolito scosse la testa
infastidito. Finch regna il Borgia, regnano anche i suoi figli e per noi romani non c possibilit di
sopravvivere. Non rovinatevi la serata! Non  con il vostro malanimo che li caccerete. Piuttosto, che
mi dite di vostro fratello Andrea? Che dovrei dirvi di lui? I piccoli occhi del cardinale Uberto
esprimevano una curiosit maligna. Mi sono giunte voci che ha alte e intime frequentazioni in seno
alla curia. Andrea ha senzaltro molti amici anche tra gli ecclesiastici, ma non vedo cosa ci sia di
strano. Consigliategli prudenza. Ippolito guard il cardinale con durezza. Mio fratello pu
scegliersi gli amici che crede. Non vi alterate, caro Ippolito. Volevo solo consigliarvi di stare vicino
al ragazzo.  molto sensibile e rischia di farsi plagiare da certe menti contorte. Grazie per il
consiglio concluse Ippolito. Prese una coppa di vino dal vassoio che un servitore gli porgeva, la alz
brindando verso lanziano prelato, prima di girargli le spalle e allontanarsi. Ascanio fissava inquieto
lingresso del salone. Un ritardo del genere era da considerarsi un vero e proprio affronto. La sua
ospitalit veniva ripagata con calcolata villania. Osserv gli ospiti che si aggiravano annoiati per le sale
e gli artisti che aspettavano impazienti di esibirsi. Arriver... ha dato la sua parola, per quanto possa
valere... pens, stasera sopporter, ma sar il mio ultimo tentativo d intesa. Destreggiarsi in politica
era per lui un divertente gioco dazzardo e intuiva sempre quando la partita si doveva concludere. In
alcune circostanze si era trovato in disaccordo con Ludovico... ma poi entrambi avevano capito che
mettersi luno contro laltro non conveniva. Anche con Rodrigo era quasi sempre riuscito a trovare un
accordo... finch Juan non era rientrato a Roma... Lui aveva sperato che rimanesse per sempre in
Spagna e, nei primi scapestrati mesi della sua permanenza in quel paese, gli aveva scritto
raccomandandogli prudenza e saggezza. Parole gettate al vento. Juan non dava retta a nessuno e si
intrometteva in questioni politiche che non lo riguardavano. A questo, ora, si aggiungeva il morboso
attaccamento nei confronti di Lucrezia... Trasal accorgendosi che qualcuno gli stava parlando. Il
cardinale Roncaglini gli stava davanti e lo guardava con una specie di sorriso. Eminenza? Scusate, vi
ho distratto dai vostri pensieri! Volevo ringraziarvi per linvito. Sono stato lontano da Roma per due
mesi e questo  il primo ricevimento a cui intervengo dopo il mio ritorno... si interruppe scrutandolo
con i suoi occhietti maligni. Immagino quello che vi passa per la testa. Il giovane Borgia non rispetta
mai le regole della buona educazione! Senza dubbio avrebbe preferito starsene con i suoi degni
compagni invece di unirsi a noi, ma non posso rovinare la mia reputazione organizzando una bisca o
unorgia per attirare le sue simpatie! Prima o poi dovr accettare gli obblighi del suo rango e anche
frenare la sua boria... a proposito, mi hanno riferito che un po di tempo fa  successo un fatto
spiacevole tra voi... Nello sguardo del Roncaglini brillava un interesse morboso. Ascanio cap che il
vecchio serpente sapeva come si era svolta la vicenda, ma voleva sentire anche la sua versione per poi
poterne parlare o meglio, sparlare, con altri. S, un brutto affare... disse con un calcolato sospiro.
Iniziato come una disputa tra ragazzi. Quando mio cugino Giovanni ha giustamente fatto castigare un
catalano che si permetteva di offendere il nostro nome, Juan, per vendicarsi, ha fatto impiccare tre dei
nostri staffieri. Un vero affronto! assent Uberto, pensando che in realt laffronto era stato
paritario. In quel momento, per, non gli parve opportuno rimarcare la verit: gli Sforza non gli
avevano mai pestato i piedi e li preferiva ai Borgia. Questi catalani vogliono darci lezioni di cavalleria
e invece sono le peggiori canaglie del mondo! rimarc con enfasi. Il vostro sdegno  pi che
giustificato. Il pontefice  stato messo al corrente del misfatto? Ho fatto valere le mie ragioni e ho
preteso pubbliche scuse, ma come sapete, quando si tratta di Juan, il papa usa il guanto di velluto e
sono ancora io a cercare di ricucire lo strappo. Quando ci sono di mezzo i suoi figli non  facile
trattare con Rodrigo, e mi chiedo fin dove si spinger con le sue follie paterne. Non ritenete che stia
esagerando? La domanda era stata posta con studiata indifferenza, ma era evidente quanto Uberto ci
tenesse a carpire le sue intenzioni. Avrebbe voluto rispondere che s, il Borgia stava pi che
esagerando, ma decise di evitare discorsi compromettenti. Non era certo quello il momento per
invischiarsi in polemiche, e tanto meno con il velenoso Roncaglini. Speriamo che il buon Dio
suggerisca a Sua Santit maggior moderazione nelle scelte... ma ora raccontatemi di voi. Mi avete
accennato a un viaggio recente... Il cardinale Uberto si irrigid: era proprio largomento che voleva
evitare. Ah, un viaggio faticosissimo, di cui avr modo di parlarvi in unaltra occasione. Ora
permettetemi... ho notato tra gli ospiti un confratello che non vedo da anni. Si gir di scatto e si perse
tra gli invitati. Un uomo insopportabile e malevolo, pens Ascanio scuotendo il capo e passandosi una
mano sullo stomaco. Chiese dellacqua a un servitore sperando che qualcosa di fresco gli attenuasse il
bruciore che lo torturava. Che cani stupendi! esclam Ippolito Gianani indicando a Jaches i tre
segugi che giravano per la sala. Non li ho mai visti prima. Jaches si inginocchi e con un fischio
cerc di attirare lattenzione di uno dei cani per farlo avvicinare. Vengono dalla Francia, sono veloci e
resistenti e hanno un fiuto eccezionale. Cos almeno dice Ascanio. Da un po non lo accompagno a
caccia e non li ho ancora visti in azione. Nellultima battuta uno dei suoi falconi  stato un vero
portento. Pensate che... Ippolito non riusc a terminare la frase. Una fragorosa risata annunci larrivo
dellospite tanto atteso. Alto, reso ancor pi maestoso da un ampio mantello che accompagnava
fluttuando il suo passo, Juan Borgia fece il suo ingresso nel salone. Signori, la noia  finita! Sono
venuto a rischiarare questa riunione funerea! esclam avvicinandosi alla tavolata. Il cardinale Ascanio
ignor loffesa e ricambi con un largo, quanto faticoso, sorriso. Benvenuto, signor duca. Prendete
posto qui, accanto a me. Signori accomodatevi! Juan lanci unocchiata sprezzante ai commensali,
butt il suo mantello a un servitore e sedette. Vi ho fatto attendere, ma ne valeva la pena! Siate
allegri! Qualcuno rise, altri, i pi, nascosero con il silenzio lo stupore. Ascanio fece un cenno al
maggiordomo perch desse inizio al banchetto e invit la compagnia di musici ad affiancare Josquin
per intrattenere i commensali. I servitori si avvicinarono con grandi vassoi colmi di vivande per
mostrarli prima che lo scalco dividesse le porzioni. Questo, come Ascanio gli aveva ordinato, fece
notare a tutti che le parti migliori venivano destinate a Juan. Due paggi si accostarono al Borgia
reggendo un piatto sul quale troneggiava una composizione di selvaggina molto pregiata. Juan lanci
un fischio di ammirazione. Nemmeno la tavola del pontefice  cos ben fornita! Sua Santit detesta
lingordigia e i suoi pasti sono frugali. Ripete spesso che un uomo di Dio deve essere misurato.
Ascanio incass il colpo senza battere ciglio. Cerco di soddisfare i gusti e i desideri dei miei ospiti
come posso disse in tono affabile.  mio dovere offrire il meglio alle persone che voglio onorare e
che... dimostrano di saperlo apprezzare concluse ironicamente, osservando il Borgia che si serviva con
abbondanza. Siete stato a caccia ultimamente? chiese Juan sviando il discorso. Ho visto girare qui
intorno dei cani non comuni e so che avete dei buoni falchi. Ascanio fece un mezzo sorriso
compiaciuto mentre si serviva una porzione minima di carne. Se vorrete accompagnarmi in una delle
prossime battute potrei mostrarvi un paio di sparvieri ben addestrati. Mi dicono che anche voi siete
molto abile. Di quale caccia parliamo, cardinale? Diciamo che me la cavo assai bene in tutti i campi,
ma c un genere nel quale sono imbattibile! rise buttando indietro la testa. Stasera non posso
darvene dimostrazione: non ci sono le mie prede preferite, purtroppo! Poi, abbassando la voce,
continu: Comunque, a quanto ho sentito in giro, anche voi vi difendete in quel tipo di caccia...
Ascanio finse di non aver colto la volgarit del commento e continu a mangiare. Il Gandia si gir di
scatto e grid rivolto a un paggio: Ehi, tu, non ho finito di servirmi! Dove vai? I vostri servi non sanno
come si trattano gli invitati! Il paggio rimbrottato torn sveltissimo sui suoi passi, ma non pot evitare
di lanciare unocchiata al piatto colmo di vivande che il Borgia aveva davanti. Juan gli afferr il
vassoio e lo scaravent a terra. Cosa guardi, imbecille? Ascanio si irrigid e fu sul punto
dintervenire, ma incroci lo sguardo del Lonati. Vi lesse il suggerimento di lasciar correre e decise di
ascoltarlo. Juan intanto, fissando gli astanti con superbia, disse: Avete dei cani singolari, cardinale
Sforza, ma... ospiti troppo silenziosi per i miei gusti. Nessuno fiat e lui riprese a spolpare una
pernice. Ippolito si rivolse sottovoce a Jaches che gli sedeva vicino. Ci paragona ai cani! Avrei voglia
di rispondergli come si merita. Per carit, state zitto! Non spetta a noi... Ippolito gett nel piatto un
pezzo di carne e gli lanci unocchiata di disprezzo. Avete paura? Jaches abbass lo sguardo. No,
ma noi siamo solo ospiti mormor il giovane riprendendo a mangiare. Signor duca! esclam
Ascanio. Ora  il momento della recita dintermezzo con artisti che vengono dalla Francia.
Linfatuazione per quel paese non vi  ancora passata... speriamo siano divertenti. In effetti i francesi
sono abili come buffoni! Nella sala risuonarono alcune risate. Intanto arrivarono sulla tavola caviale,
lamprede, porchetta, cacciagione arrostita, dolciumi e frutta appena colta. Gli attori entrarono avvolti in
abiti variopinti e iniziarono le loro esibizioni, attenuando la tensione. Due danzatori, in particolare,
attirarono gli sguardi ammirati dei presenti: uno, che indossava un abito argenteo, rappresentava la
luna, laltro era con un costume luccicante che raffigurava il sole. I due ballerini mimavano leclissi per
celebrare il motto di Ascanio, tra gli applausi degli ospiti. Lo Sforza per prestava poca attenzione agli
artisti, e teneva docchio Juan. Il giovane Borgia si serviva di ogni cibo e la sua coppa veniva riempita
in continuazione dai paggi, attentissimi a non scontentarlo. Come trovate questo vino? gli chiese
Ascanio, dopo averne bevuto solo un piccolo sorso che aveva sentito disgustosamente amaro, come
tutto in quella serata. Il vino  buono, Eminenza Juan rigir il calice tra le dita, guardandolo con
spregio ma trovo la coppa di fattura dozzinale. Mi avevano parlato del vostro servizio come di
unopera darte, ma coppe come questa se ne vedono ovunque. Ascanio divenne livido, volse lo
sguardo verso il maggiordomo che subito port al Gandia un calice di cristallo decorato in oro, con lo
stemma dei Borgia dipinto a colori. Un pezzo unico riservato per un brindisi di pace. Spero che questo
sia degno di voi, signor duca. Lho fatto fregiare apposta per questa occasione da un orafo di Firenze e
non ne esistono di uguali. Juan si fece servire il vino e bevve senza ringraziare del dono. Mi provochi
in continuazione, maledetto, pensava intanto Ascanio. Ma non avrai soddisfazione. Che mi dite,
Eminenza, del nostro atteso capitano? Ippolito Gianani si rivolse al Lonati in tono sarcastico. Vi pare
che si comporti da quel gran signore che crede di essere? Altre volte ho cenato con lui e Sua Santit.
Il duca ha sempre dimostrato di conoscere le regole del vivere civile, ma questa sera esagera, deve
avere in mente qualcosa... Vuole provocare, come sempre! Mi meraviglio che il cardinale Sforza
riesca a tollerare le sue offese. Forse si aspetta una reazione da noi. Il Lonati rifiut con la mano il
vassoio che un paggio gli porgeva. Ippolito, non fate pazzie mormor. Se Ascanio tace avr i suoi
motivi e voi cercate di fare altrettanto. Fingere indifferenza era per impossibile per Ippolito. Fissava
il Gandia sperando che si accorgesse di quanto lo odiava. Sentendosi osservato, Juan sostenne il suo
sguardo. Dunque mi hai visto, pens Ippolito. Adesso non conto niente, ma un giorno ti accorgerai di
me! Ascanio not quelle occhiate tese e cerc di intervenire. Signori, ora un giocoliere si esibir per
noi. Osservate con quale abilit compie il suo numero. Tutti si volsero verso lartista. Ascanio tir un
sospiro di sollievo vedendo Juan che, ammorbidito dal vino e dalle vivande, guardava con interesse lo
spettacolo. Si era accorto che Ippolito frenava a stento la sua lingua tagliente. Era un giovane
sicuramente sveglio, ma troppo impulsivo. Dopo le prime prodezze, per, il giocoliere scivol e cadde
a terra; le palline colorate rotolarono per la sala risvegliando linteresse dei cani che presero a
rincorrerle, travolgendo paggi e vassoi. Il Gandia appoggi la coppa che teneva in mano e cominci a
sghignazzare. Lavete cercato fino in Francia un simile fenomeno? Tu, versami del vino! afferr per
un braccio il coppiere. Devo bere per sopportare questa noia! Don Juan, sono desolato... Questa
sera non riuscite proprio a mettermi di buonumore, caro Ascanio, eppure ci voleva poco! Qualche
puttana, uno spettacolo di lotta, un tavolo da gioco, vedo che... avrei anche trovato qualche compagno
da spennare a primiera... Guard Jaches che divenne paonazzo. Ascanio si trattenne a stento dal
saltargli alla gola. Quel grezzo umorismo logorava i suoi nervi. Invece... Nessuna donna, artisti
maldestri, servi incapaci e qui, seduti a tavola, un branco di poltroni! Ora  troppo! Taci, bastardo!
url Ippolito balzando in piedi e fronteggiando Juan. Il Borgia si alz di scatto facendo cadere la sedia
e fremente dira fiss Ippolito negli occhi. Chi sei tu, pezzente, figlio di un porco? Ascanio, colto di
sorpresa, rimase immobile, sgomento, senza parole. La musica cess di colpo e gli ospiti si alzarono in
piedi, immaginando linevitabile duello. Sai bene chi sono, Borgia!  arrivato il momento di battersi!
Lo Sforza tent di intromettersi tra i due giovani senza riuscirvi. Signori! Vi prego! Non sai in che
guaio ti sei cacciato! grid Juan mostrando i pugni chiusi a Ippolito. Vigliacco, battiti! Fai vedere
che per quanto bastardo hai un po di coraggio! url di nuovo Ippolito, protendendosi verso di lui. Il
Borgia imprec in catalano, poi, inaspettatamente, abbandon la sala seguito dai suoi uomini. Con un
balzo Ippolito scavalc la tavola per inseguirlo, ma Jaches e altri due giovani lo trattennero con la
forza. Si sentirono le porte del palazzo richiudersi e i cavalli della scorta ducale partire al galoppo.
Ascanio cerc di ristabilire la calma. Signori, signori! Silenzio! Non gridate vi prego! Ippolito!
Signori! Calmare il giovane Gianani richiese del tempo e quando alla fine tutti si furono di nuovo
seduti, lo Sforza prese la parola. Ippolito, conosco vostro padre e la vostra famiglia da molti anni,
capisco il vostro sdegno e vi ringrazio. Avreste dovuto aspettare prima di reagire a quel modo, per.
Juan era ubriaco e ha solo spinto oltre la sua lingua. Diceva questo, ma pensava: La ragione sta dalla
tua parte, ma hai rovinato il lavoro di settimane! Sei un leone come tuo padre, ma adesso con i Borgia
tutto  compromesso e non so come e se potr rimediare! Eminenza, il catalano vi ha offeso con
parole volgari e inoltre ci ha chiamati poltroni! si giustific Ippolito. Il cardinale Lonati intervenne
con la sua voce pacata. Barone, le vostre intenzioni erano buone e sono daccordo con voi che Juan ha
oltrepassato i limiti. Anchio, sapete, ho faticato con lui durante la guerra. Il duca ha unindole violenta
e per di pi sa di essere protetto, ma forse... Non potevo tollerare oltre! Avete ragione e io stesso
stavo per rispondere a tono alle sue provocazioni ammise Ascanio. Se non lho fatto  perch, come
ospite, non volevo rovinare la serata a tutti voi. Ippolito, dovevate immaginare che il cardinale ha
motivi politici per onorare il duca... disse il Lonati, appoggiandogli una mano sulla spalla. Il giovane,
rosso in volto, lo interruppe di nuovo, vomitando tutto lodio che aveva in corpo. Non vi siete ancora
accorti che il Borgia sta creando un regno per il suo bastardo? La lotta contro noi baroni  solo iniziata,
credetemi! Ci vogliono spazzare via dalle nostre terre e, se non ci ribelleremo, tra non molto qui si
parler solo catalano! Vuole tutto: onori, ricchezze, persino le nostre donne... si intromise Jaches
ma non  affrontandolo di petto che risolveremo il problema. Se non fosse scappato come un
coniglio, avrei potuto toglierlo di mezzo! Non crediate che sia finita cos! I guai per voi sono appena
cominciati disse il Lonati. Dovete fuggire, e al pi presto. Questa sera vi ha salvato lalta carica di
Ascanio, ma il cardinale non vi potr difendere in eterno. Andatevene da Roma, e restatene lontano
fino a quando questo fatto sar dimenticato. Partite subito, non dategli il tempo di trovarvi o proverete
quanto  dura la risposta dei Borgia! Il Lonati aveva appena terminato, quando si spalancarono le
porte della sala e le milizie pontificie irruppero con violenza, respingndo i servitori accorsi. Non
potete entrare in questo modo in casa mia, vi ricordo limmunit cardinalizia! grid Ascanio sdegnato,
fronteggiando le guardie. Il comandante del drappello gli rivolse uno sguardo determinato. Eminenza,
per ordine del Santo Padre, dobbiamo prelevare un vostro invitato. A voi non sar fatto alcun male.
Non reagite, per il bene vostro e degli altri. Indic Ippolito alle sue guardie che lo presero per le
braccia, trascinandolo via. Questo  un sopruso, una violazione! tent di opporsi Ascanio. Prima
che lo conduciate via, esigo di parlare con il Santo Padre! Lufficiale si limit a scuotere la testa. Io
eseguo solo degli ordini, cardinale Sforza. E ora, signori... Si inchin e ordin alle guardie di ritirarsi.
Anche il Lonati li segu, facendo intendere ad Ascanio che avrebbe cercato di usare la sua influenza per
farlo liberare. Per lennesima volta in quella disgraziata serata, nel salone cal il silenzio. Ascanio
cadde a sedere. La sua mente lavorava velocissima. Pensava: Non si era mai giunti a tanto! Le guardie
in casa mia! La situazione  pi grave di quanto prevedessi. Devo cercare di inventare qualcosa per far
ragionare il papa! Chiss cosa gli avr raccontato quella canaglia. Jaches si fece avanti turbato.
Eminenza, avevo un terribile presentimento. Fin dallinizio del banchetto ho cercato di calmare
Ippolito, ma non ha voluto ascoltarmi.  stato impulsivo, daccordo, ma il duca era irritante e ci
provocava! Il Gandia sar corso dal padre a chiedere soddisfazione, non riuscendo a procurarsela da
s. Il timore frenava le lingue e nessuno replic. Nuovamente le porte del salone si aprirono, questa
volta per lasciar passare il Lonati. Gli ospiti si voltarono a guardarlo. Il cardinale avanz, vacillando,
fino a trovarsi davanti allo Sforza. Apr un paio di volte le labbra secche senza emettere alcun suono.
Lhanno impiccato... mormor alla fine. Le sue parole risuonarono nel salone, tra il bisbiglio
sgomento dei presenti, mentre gli sguardi si puntavano su Ascanio. Lo Sforza rigirava nella mano
destra il calice dal quale Juan aveva bevuto. Osservava loggetto e pensava alla propria ingenuit:
immaginare che con blandizie e doni avrebbe ammansito quella belva, cosera se non una stupida,
imperdonabile, folle ingenuit? Rodrigo, con quellatto di sangue, aveva rimarcato di non volere la
pace con gli Sforza. Questa volta per lui non avrebbe abbassato la testa... Apr la mano e lasci cadere
a terra il calice. Le schegge di cristallo si sparsero intorno con uno schianto che risuon nella sala.
Sono sconvolto per quanto  accaduto disse Ascanio come parlando a se stesso. Ora sono costretto
a sciogliere quello che nelle mie intenzioni doveva essere un piacevole convito e invece si 
trasformato in una tragedia. Cardinale Lonati, restate, e anche voi, Taverna disse. Caracciolo, fateci
strada. Il segretario li precedette verso lo studio. Gli altri ospiti lasciarono in fretta il palazzo,
disperdendosi nelle vie di Roma. Con il viso arrossato e velato di sudore, Ascanio si muoveva pensoso
per la stanza. Il Caracciolo lo seguiva con lo sguardo, in attesa di ordini. Non riesco a esprimere ci
che provo! disse lo Sforza con rabbia. Vorrei analizzare i fatti con freddezza, ma non riesco: la
collera mi confonde. Il Lonati sedette e si prese la testa tra le mani. Ah, quel povero Ippolito! Chi lo
dir a suo padre? E sua moglie aspetta un bambino...  Rodrigo ha passato il limite: le guardie in casa
mia! Per il bene degli Sforza ho cercato di trovare un accordo con lui e invece quellingrato... ma
questa volta risponder dellaffronto! Cardinale, dovremmo comunque cercare una nuova via
dintesa con i Borgia sugger a occhi bassi il Taverna. A questo punto non mi sembra pi possibile
trovare una mediazione. Finch Juan  a Roma non ci sar modo per gli Sforza di riallacciare rapporti
vantaggiosi con il papa. Quello sciagurato ha un ascendente negativo su suo padre... deve sparire! Il
cardinale Lonati alz la testa di scatto. Ascanio, che intendete dire? Bisogna eliminarlo! Al pi
presto. Non siete in voi constat il Lonati terreo in volto. Il Caracciolo invece fiss lo Sforza con
espressione risoluta. A Roma vi sarebbero grati in molti se riusciste a liberarci da quel vigliacco. Da
quando  tornato non ha fatto che seminare discordie! Il Lonati lo guard stupito. Marino, anche voi
la pensate cos? Lonati, voi mi conoscete da tanti anni Ascanio lo guard con benevolenza. Sapete
che non sono facile allira e che non compio le mie scelte seguendo le emozioni del momento. Quello
che mi avete sentito dire  frutto di profonde riflessioni. Poco fa per mi avete detto che ingraziarvi
il papa era la cosa pi importante per voi! E lo ribadisco! Con Rodrigo ho sempre trovato il modo di
trattare, ma il messaggio che abbiamo ricevuto questa sera  chiaro: chi non si sottomette a suo figlio e
osa contrariarlo, anche solo a parole, viene liquidato. Finch Juan vive non sar pi possibile trattare.
Eminenza, vi consiglierei di consultare vostro fratello Ludovico intervenne il Taverna. Caro
ambasciatore, penso di poter prendere certe decisioni anche da solo e comunque non  un mistero che
anche mio fratello sia esasperato dal tradimento dei Borgia. Rodrigo sta tentando di ricucire unintesa
con gli Aragonesi per accontentare le Maest spagnole, usa i suoi figli per stringere le alleanze che gli
fanno comodo e poi le scioglie quando cambia il vento della sua politica. Ne  un esempio il
trattamento che ha riservato a mio cugino: Giovannino  un ferro vecchio e va buttato, e noi con lui.
Juan non si sarebbe mai permesso un comportamento come quello che ha tenuto questa sera se non
sapesse che per noi  finita. Condivido la vostra analisi ammise stancamente il Lonati. Ci che mi
sta pi a cuore  lavvenire degli Sforza. Questa disgraziata vicenda porter altri guai e vi confesso che
sono molto preoccupato Ascanio si port una mano allo stomaco, poi rivolgendosi al Lonati riprese:
Prima avete affermato che la politica segue le sue regole e che a volte occorre sacrificare qualcuno:
ebbene, leliminazione di Juan Borgia  giustificata dalla politica. Va sacrificato per salvare qualcosa di
pi grande di lui e di tutti noi: la storia. Il Lonati abbass il capo. Ascanio, promettetemi di
ripensarci, in questo momento siamo tutti troppo scossi. Vi sembro uno che sragiona? No, che
dite? Proponete per una soluzione molto azzardata le cui conseguenze non  detto siano vantaggiose
per noi. Ho tentato di tutto con gli spagnoli... e questa  lultima carta che posso giocare.
Improvvisamente il suo volto congestionato divenne pallidissimo. Scosso da brividi violenti, cadde a
terra, gemendo. Il Taverna e il Caracciolo si precipitarono a soccorrerlo mentre il Lonati chiamava
aiuto. Lo stomaco! grid Ascanio ripiegandosi su se stesso. Mio Dio, che dolore...! Non parlate,
non affaticatevi! lo preg il Caracciolo ordinando ai servitori accorsi di portarlo nella sua camera.
Ora interpelleremo un medico. Chiamate lo Zerbi, presto... balbett Ascanio. Dopo queste parole,
rovesci gli occhi allindietro e svenne. Da mezzora attendevano fuori dalla stanza dove era stato
portato il cardinale, mentre il Lonati e il cameriere personale dello Sforza erano rimasti al suo
capezzale. Pensate che sia qualcosa di grave? chiese Marino Caracciolo, fissando preoccupato il
Taverna. Mi auguro di no. Certo non posso nascondervi di essermi spaventato quando lho visto
cadere a terra! esclam il Taverna, camminando avanti e indietro per la stanza. Quei dolori tremendi
e il colorito pallido mi hanno fatto pensare a... Il giovane si interruppe Un veleno? domand il
Taverna. Avete dei sospetti per fare questa ipotesi? Il cardinale  un uomo in vista, invidiato,
temuto... Tacquero per alcuni istanti. Un compromesso con i Borgia diventa ora impossibile
concluse il segretario scuotendo il capo. Il Taverna sedette di fronte a lui. Spero di no disse con un
sospiro altre volte tra Ascanio e il papa ci sono stati brutti scontri, ma alla fine una soluzione si 
trovata. Erano pi giovani e ancora insicuri. Oggi sono consci del loro potere, sanno che possono
spingersi oltre il ragionevole... il Borgia soprattutto. Siete un osservatore sottile il Taverna lo
guard ammirato. Capisco perch Ascanio tiene tanto a voi. Se Ippolito Gianani avesse avuto il vostro
acume, sarebbe ancora vivo. La porta della stanza si apr e comparve il Lonati. Lespressione del suo
viso era pi distesa. Il cardinale sta meglio annunci con un sorriso appena accennato. Il medico mi
ha tranquillizzato: sembra si tratti di nervosismo. Sapete che Ascanio soffre di stomaco e quando si
agita il suo malessere si aggrava. Il Taverna lo fiss negli occhi. Quindi si possono escludere altre
cause? Ho capito a cosa alludete: ci ho pensato subito anchio. Il medico per ha scartato lipotesi
che si tratti di qualcosa che il cardinale ha ingerito. E ora? intervenne il segretario. Dovr stare a
riposo e seguire ci che il medico gli ha consigliato... ecco, sta uscendo. Gabriele Zerbi si avvicin ai
tre. Il cardinale ha una fibra robusta. La crisi  passata. Tra due ore ritorner a visitarlo. Si rivolse
poi al Lonati. Voi, piuttosto, dovreste riguardarvi. Non mi piace il vostro colorito. Voglio visitarvi al
pi presto, ma intanto tornate a casa e cercate di riposare. Fece un inchino e si allontan. Messer
Zerbi, aspettate! Il Taverna lo raggiunse. Voglio essere sicuro che non si tratti di qualcosa di grave,
sapete... devo riferire a Milano ogni cosa. Il cardinale non ha nulla di preoccupante. Gli ho praticato
un salasso e ora i dolori si sono calmati. Gli ho prescritto delle pozioni che dovr bere ogni due ore e
se, nei prossimi giorni, si ripresenteranno ancora gli stessi sintomi, lo sottoporr di nuovo ai salassi.
Nulla di sospetto, quindi? No, se pensate a un avvelenamento. Se volete consultarvi con qualche
collega non fatevi scrupolo a chiedermelo. Il Moro vi potr inviare da Milano messer Ambrogio da
Rosate. Non credo che per il momento occorra ma, non dubitate, se ne sentir la necessit ve lo far
sapere. Buonanotte. Nella voce dello Zerbi il Taverna colse una sfumatura di fastidio. Era noto il suo
disprezzo per il Rosate, un astrologo fortunato che, solo per aver azzeccato un paio di diagnosi, era
stato ricoperto di onori dagli Sforza. Intanto il Lonati si era accostato al Caracciolo. Il cardinale chiede
di vedervi disse al giovane che si alz prontamente. Non trattenetevi a lungo per, e non fatelo
parlare troppo:  molto provato. Il segretario si diresse allistante nella camera. Non appena il
Caracciolo si avvicin, Ascanio apr gli occhi e, con voce flebile, sussurr: Avete ragione, non posso
pi subire. Appena mi sar ripreso, penseremo a come sistemarlo... Il segretario annu. Non vi
affaticate, Eminenza. Quando vi sentirete meglio... insieme... Ascanio sollevatosi dai cuscini gli
afferr un braccio. Questa volta non lascer correre! Ricadde sui guanciali con il viso contratto da
uno spasimo, mentre il Caracciolo usciva. Perch siete entrato? Il cardinale deve riposare! Lo
affront il Taverna in tono di rimprovero. Il Lonati si intromise spiegando: Lho fatto entrare io.
Ascanio desiderava vederlo. Marino Caracciolo rest in silenzio per un istante chiedendosi se rivelare
le intenzioni del cardinale, ma poi prefer rimanere sul vago. Aveva alcune commissioni urgenti da
affidarmi. Abbass lo sguardo e non aggiunse altro. Signori, si  fatto tardi ed  meglio andare a
casa. Il Lonati si alz a fatica. Non  stata una serata facile e domani non sar un giorno sereno.
Spero che il buon Dio ci aiuti. Buonanotte. Mand un paggio a chiamare la sua scorta e a passi lenti si
avvi verso luscita del palazzo. Anche il Taverna, preceduto dal Caracciolo, si avvi verso luscita.
Siete venuto senza scorta? gli chiese il segretario non vedendo altri servitori. Abito vicino e non
porto con me oggetti di valore. Quanto ai nemici, finora non dovrei essermene fatti. Buonanotte, ci
rivedremo presto. Il Taverna si avvi fuori dal portone, preceduto dal servitore che reggeva una torcia.
... La terribile notizia dellimpiccagione del barone Ippolito ha fatto molto adirare Vostro fratello.
Temo, Mio Signore, che il cardinale Ascanio voglia abbandonare i tentativi dingraziarsi il duca di
Gandia e che le speranze di risolvere per il meglio la faccenda del matrimonio di Vostro cugino
Giovanni si allontanino sempre di pi.
Quanto  accaduto, a mio giudizio, ha compromesso del tutto i buoni rapporti della Vostra famiglia
con Sua Santit.
Il cardinale pretende delle scuse e sembra deciso a dare una lezione al duca di Gandia.
Certo  che morte chiama morte...
Vi terr prontamente informato sugli sviluppi di questa deplorevole vicenda.
RaccomandandoVi a Dio, Vi porgo i miei umili saluti.
Il vostro ambasciatore
Stefano Taverna
Era ormai notte fonda e la candela accesa sullo scrittoio si era consumata. Il Taverna rilesse la lettera e
ripieg i fogli. Ora poteva andare a coricarsi. Aveva solo un paio dore di tempo prima che sorgesse
lalba e giungesse il corriere che in pochi giorni avrebbe depositato il suo resoconto nelle mani di
Ludovico Sforza. Steso a letto, con gli occhi spalancati nel buio, vide sfilare davanti a s le immagini
della tragica serata. Ripens allespressione del Caracciolo quando laveva scortato al portone: negli
occhi di quel giovane aveva colto uneccitazione insolita... chiss cosa gli aveva detto Ascanio quando
laveva chiamato nella sua stanza... La caducit della vita mai gli parve reale come in quella notte. E il
domani incerto e oscuro.
9
Il barone Gianani
Roma
11 maggio 1497
Sul cuore dellanziano barone pesava unimmane stanchezza. La sala dove si era rifugiato era quasi
buia, solo una sottile lama di luce filtrava attraverso il tendaggio delle finestre. Abbandonato sulla
poltrona, il vecchio cercava un po di pace nella solitudine, prima di affrontare i figli. Chiuse gli occhi
e appoggi il capo allo schienale. La forza aveva lasciato il suo corpo, ma non la sua mente che
lavorava instancabile, negandogli linvocato oblio del sonno. I suoi pensieri si srotolavano senza logica,
senza inizio n fine, arrivavano come immagini improvvise e, come meteore, se ne andavano
mescolandosi ai tanti ricordi del passato. Si rivide ragazzo mentre da una scogliera sfidava il mare in
tempesta. Dritto e ben piantato come un albero su solide radici, i capelli scarmigliati dal vento, gli
occhi intensi che davano al viso infantile unespressione gi matura. Poi alla propria immagine si
sovrappose quella del padre che lo puniva con durezza per la sua impertinenza. Non ricordava pi il
volto di quelluomo inflessibile, ma solo il braccio alzato pronto a colpire... Si aggrapp con le mani
scarne ai braccioli della poltrona per non cadere nella spirale senza fine della memoria. Ma ecco
risuonare la sua voce che imponeva a Ippolito di andare alla festa e poi lontano un grido di donna... Il
barone apr gli occhi e vide Isabella davanti a s. Stese una mano per sincerarsi che fosse reale e ordin
alla cameriera che la accompagnava di scostare il tendaggio. Il chiarore del sole di maggio invase la
stanza. Isabella strinse tra le sue le mani del vecchio e sedette silenziosa accanto a lui. Tra poco
arriveranno anche gli altri mormor il Gianani guardando la nuora. La giovane, innaturalmente
pallida, aveva gli occhi arrossati dal pianto e le labbra esangui serrate in una piega amara. I fini capelli
castani coperti da una cuffia scendevano dritti fino alla vita e la sua figura, appesantita dallavanzata
gravidanza, era imprigionata in vesti di un nero opprimente. Con una stretta al cuore il vecchio si sent
il vero responsabile della morte di suo figlio e della disperazione di quella piccola donna. Ma ormai
niente avrebbe cambiato il passato, non le preghiere n le lacrime o i rimpianti. Destino folle! Quando
avevano riportato a casa suo figlio avvolto nel mantello, era notte fonda. Limprovviso e insistente
rumore dei battenti contro il portone aveva svegliato tutto il palazzo. Soffocato da un presentimento, lui
era sceso lungo la scalinata e si era avvicinato al corpo di Ippolito. Con una torcia gli aveva illuminato
il viso e in quellistante Isabella aveva urlato. Il suo grido echeggiava ancora, indelebile come sono le
voci della sventura. Inutilmente Jacopo le aveva coperto gli occhi: lei aveva gi visto i lineamenti di
Ippolito stravolti dalla sofferenza, la lingua che pendeva da un lato e lorribile segno bluastro che gli
solcava il collo. La giovane si era abbandonata tra le braccia di Jacopo e da quel momento non aveva
pi parlato. Chiusa nel suo mutismo sembrava indifferente alla vita. Il barone la guard con tenerezza
mentre sedeva a fatica, abbracciandosi il ventre con le mani. Aveva sedici anni quando si era sposata. Il
matrimonio era stato combinato con lappoggio del cardinale Ascanio Sforza, il quale conosceva bene
la famiglia di Isabella: non certo di grande nobilt, ma di solide finanze. Grazie a quella fanciulla era
ricomparsa un po di gioia nel palazzo, abitato da soli uomini. Che sar ora della sua vita? si chiese il
barone. E della mia? Durante quei giorni, e nelle ultime interminabili notti, aveva ripercorso tutta la sua
esistenza, le glorie e le sconfitte, gli amori e le sofferenze, i sogni e le delusioni. Non cercava scuse alle
sue colpe, era pronto a espiarle, ma la morte assurda di suo figlio no, non riusciva ad accettarla! Un
fremito di orgoglio sembr ridargli la forza perduta, ma fu solo un attimo: una fitta gli attravers il
petto, bloccandogli il respiro. Perch Dio lo metteva ancora alla prova? Era lo stesso Dio onnipotente e
misericordioso di cui parlavano i preti dai loro pulpiti? Come poteva credere alle parole dei ministri
indegni che reggevano il potere spirituale con la stessa spregiudicatezza con la quale gestivano le loro
sconfinate ricchezze? Proprio il vicario di Cristo in terra aveva spezzato la vita di un giovane colpevole
solo dimpulsivit! Eppure perdonava, anzi vantava, le follie del figlio prediletto! Ippolito aveva valide
ragioni per odiare Juan. Il catalano aveva preteso la restituzione di un feudo della Chiesa da
generazioni assegnato alla loro famiglia per cederlo a un suo protetto. Era stato un duro colpo per i
Gianani. Ippolito era impetuoso, orgoglioso, voleva opporsi a quel sopruso e lui... Lui non aveva
frenato i suoi ardori con la saggezza della sua et... E invece avrebbe dovuto farlo. Un rumore di passi e
la porta che si apriva lo riportarono al presente. A uno a uno entrarono i suoi figli. Per primo Jacopo, il
maggiore, la cui espressione corrucciata rendeva cupi gli occhi grigi e penetranti. Il vecchio sospir
osservandolo mentre baciava la mano di Isabella. Fece poi una carezza alla testa bruna e scarmigliata di
Mario, il secondo figlio, che si era chinato per abbracciarlo. Mario aveva un grande cuore, ma la sua
irruenza gli procurava spesso guai. Per ultimo entr Andrea, il pi bello. Fin dallinfanzia, i suoi modi
aggraziati, la sensibilit e la passione per larte lo distinguevano dai fratelli portati alle armi e alla lotta.
Per un attimo il barone li rivide bambini: Jacopo che organizzava i giochi, Ippolito vivace e
provocatorio, Mario che sfidava tutti, Andrea che correva dalla madre in cerca di protezione. In fondo
non erano cambiati da allora. Figli miei... la voce gli trem, impedendogli di continuare. Basta!
Ippolito  morto da tre giorni e noi non facciamo che parlare! esclam Mario. Io lo scanno con le mie
mani quel bastardo, lo faccio soffocare nel suo sangue! Smettila! intervenne Jacopo con autorit.
Tutti soffriamo... I suoi occhi cercarono quelli di Isabella, persi nel vuoto. Dovete lasciarlo a me
quel figlio di puttana! Mi batter con lui e lo ammazzer! scatt di nuovo Mario. Tu non farai di
testa tua! gli intim il barone. Un duello laverebbe il nostro onore. Juan  un vile, non accetterebbe
mai disse Jacopo. Ha rifiutato anche la sfida di Ippolito e poi non merita una fine dignitosa fiss il
padre, che si port una mano al petto. Approfittiamo invece del fatto che sono in tanti a volerlo morto
e prepariamogli una trappola. Andrea lo guard sgomento. Vuoi assassinare uno degli uomini pi
potenti di Roma? Il papa ci distrugger. Non rimarr neppure il ricordo di noi... e io non voglio fare la
fine di Ippolito! Mario si avvicin al fratello e gli url in faccia:  questo che tinsegna quel
pervertito del tuo amico cardinale? A essere codardo? Andrea balz in piedi. Come osi? Il barone
cerc di imporsi picchiando un pugno sul bracciolo della poltrona. Mario, di chi stai parlando?
Andrea, esigo spiegazioni! I due giovani lo ignorarono. Hai un bel coraggio a criticare gli altri!
esclam sdegnato Andrea. Proprio tu! Che mi dici di quelle povere disgraziate che ingravidi e di
quelli che rovini di botte quando bevi? Per non parlare dei debiti che fai... sei solo una canaglia e un
puttaniere! Sono un uomo con le palle! Ah, sei un uomo perch riempi i paesi di bastardi e triti i
nostri soldi nelle case da gioco? Un amaro sarcasmo si dipinse sul volto di Mario. Anche al tuo
amico cardinale piace giocare, lo incontro spesso, sai, ma io non mi gioco certo le sue cifre! La
verit  che sei solo capace di farti fregare... rispose ironico Andrea. Altro che uomo! Jacopo si
mise in mezzo a loro. Basta! Finitela! Lasciami stare! Tu non sei migliore di noi! url Andrea
fuori di s. Non hai nemmeno il coraggio di riconoscere il tuo bastardo! Hai paura del marito becco?
Lo sanno tutti che il figlio  tuo... tranne lui! Gli occhi di Jacopo si accesero. Prese il fratello per il
corpetto, sollevandolo quasi da terra. Godi a buttare fango addosso agli altri, piccola serpe? Andrea
si strapp di dosso le mani del fratello, gridando: Voi e le vostre falsit! Non avete valori! Mi fate
schifo! Il vecchio si alz dalla poltrona. La sua scarna figura li sovrast come uno spettro.
Vergognatevi! Tutti! In questora di lutto non fate che sputarvi addosso veleno! Dobbiamo rimanere
uniti! Se ci separiamo non schiacceremo mai i Borgia! Per alcuni istanti nessuno si mosse, infine
Andrea, avviandosi verso la porta, disse: Me ne vado. In questa famiglia non c pi posto per me.
Andrea, resta. Ippolito ti voleva bene e anchio te ne voglio. Lo stupore di sentire di nuovo la voce di
Isabella ebbe leffetto di calmare gli animi. Andrea torn sui suoi passi, Mario sedette accanto al
vecchio e Jacopo riprese a parlare come se non fosse stato interrotto. Ho esaminato tutte le possibilit
e la prima che ho scartato  stata proprio quella di buttarmi su Juan per pugnalarlo. Servirebbe solo a
finire massacrati dalla sua scorta e a scatenare la furia del papa... fiss Mario che abbass gli occhi.
Ma nemmeno accettare passivamente un assassinio impunito e riprendere la vita di sempre mi sembra
possibile rivolse lo sguardo ad Andrea che arross. C per un modo per risolvere la questione alla
radice senza... Risolvere la questione? esclam Andrea, cercando solidariet negli occhi del padre.
Chiamalo con il suo nome: omicidio! Io non condivido questo modo di regolare i conti. Il vecchio
non comment. Le offese che i suoi figli si scagliavano tra loro erano stilettate nel cuore. Quale parere
doveva dare alla proposta di Jacopo? Solo qualche anno prima non avrebbe avuto dubbi... e non
sarebbe stato il primo delitto della sua vita. Oggi per, qualcosa nel profondo, qualcosa di misterioso,
contro cui non era in grado di lottare, gli suggeriva di accettare il dolore e la precariet della vita,
rifiutando la vendetta. Non abbiamo bisogno del tuo consenso, Andrea replic freddamente Jacopo.
Certo... io non conto niente! Anzi, sono un reietto della famiglia! Anche voi, padre, mi disprezzate!
Ditelo che preferireste che fossi morto io al posto di Ippolito! Il barone scosse il capo senza
rispondere. Non sei tu largomento di questa riunione intervenne Mario infastidito. Sembra che
nessuno abbia il coraggio di dire che Ippolito  stato insolente e irresponsabile! grid Andrea tremante
di rabbia. Non ha pensato alle conseguenze delle sue parole: e ora noi dovremmo rischiare la vita a
causa della sua incoscienza? Ippolito  morto per difendere il nostro onore e tu invece... inizi
Mario puntandogli lindice contro. Dando del bastardo a Juan Borgia non ha riavuto le nostre terre e
non ha difeso i nostri privilegi, si  solo fatto ammazzare! Non so perch ti lasciamo parlare incalz
Mario. Non ti sei mai occupato della famiglia! Ah, invece te ne occupi tu? rise ironico Andrea. E
da quando? Il barone cap che non poteva continuare a tacere. Figli, vi prego! Per me siete tutti
uguali e siete lunica ragione per cui vivo. Conoscevo gi il dolore... strinse nella destra il medaglione
che portava al collo raffigurante leffigie della moglie ma questo vi auguro di non provarlo mai.
Andrea non ha torto: Ippolito  stato impulsivo, ma non poteva prevedere una reazione tanto dura e
ormai  troppo tardi per accusarlo... ha gi pagato un prezzo molto alto. Se ha agito cos  stato solo per
difendere Ascanio. Ricordiamoci che senza il suo appoggio la nostra famiglia si sarebbe trovata in una
situazione ancora pi disperata. Ippolito gli aveva giurato fedelt e da uomo donore ha cercato di
difenderlo... il barone tacque e guard Andrea che, avvilito, fece un cenno di assenso. Ora dovrei
suggerirvi come agire, ma non voglio lasciarmi prendere da un irragionevole desiderio di rivalsa. Ho
bisogno di riflettere ancora. Fissando i suoi figli a uno a uno con lo sguardo fermo di un tempo
aggiunse: In ogni modo, finch avr vita, agirete secondo la mia volont. Comando ancora io, non
scordartelo! Isabella inizi a piangere sommessamente, mentre gli altri chinavano la testa, in silenzio.
Non si tratta solo di vendicare Ippolito riprese Jacopo sostenendo lo sguardo del padre ma di
ribellarsi agli spagnoli, ed  quello che nostro fratello ha cercato di fare. Chi non si piega ai Borgia
prima o poi viene falciato. Dobbiamo agire subito e preparare un piano perfetto. Aspettare sarebbe un
errore. Mario sei con me? S, il porco figlio di prete merita di essere sgozzato subito!
Improvvisamente un gemito sfugg dalle labbra di Isabella. La giovane tent di alzarsi, ma cadde in
ginocchio piegata dalle doglie. Lanci un grido di dolore premendosi il ventre. Il bambino... Presto,
aiutatemi! Andrea usc a precipizio dalla stanza chiamando ad alta voce la domestica. Mario prese in
braccio Isabella e la condusse nei suoi appartamenti. Il vecchio, afferrato il bastone, tent di
raggiungere la porta, ma Jacopo lo ferm. Aspettate. Manderemo a chiamare la levatrice, il medico se
sar necessario.  avvenuto prima del previsto, dovevamo immaginarlo. Rimarr io, qui, ad aspettare
insieme con voi. Il barone si risedette sulla poltrona e chiuse gli occhi. Jacopo, ho bisogno di te...
mormor. Sarai tu a dover difendere la famiglia se io dovessi... Non preoccupatevi gli disse
Jacopo, appoggiandogli una mano sulle spalle curve. Risolveremo tutto nel modo migliore. Ora
pensate che tra breve vedrete vostro nipote. Il vecchio lo guard commosso. Non  il mio primo
nipote, vero? Jacopo esit solo un istante. Non ve ne ho mai parlato per non crearvi imbarazzo
rispose di getto. La madre  una donna sposata. La rovinerei dicendo che sono io il padre. Il barone
assent, ma non parl. Una spossatezza infinita gli impediva di stringere suo figlio al petto e gridargli
che tutti i principi in cui aveva creduto ora gli sembravano banalit. La fine di Ippolito aveva spazzato
via ogni certezza e gli aveva svelato linutilit delle convenzioni sociali. Solo gli affetti contavano.
Jacopo, per attenuare la tensione, cambi discorso. Vi ricordate di quando io e Mario abbiamo fatto
credere a Ippolito che Isabella fosse brutta e zoppa? Gli avevamo fatto vedere il ritratto di una donna
orribile, con il naso schiacciato e la gobba. Eravamo stati cos convincenti che Ippolito vi fece una
scenata spaventosa. Il barone sorrise. Aveva capito che Jacopo cercava di distrarlo nellattesa, e gliene
era grato... ma i ricordi gli facevano molto male. Due colpi alla porta ruppero il silenzio. Signor
barone, Vostra Eccellenza il vescovo Marrads chiede di essere ricevuto. Il paggio rimase in attesa di
una risposta. Se non volete incontrarlo posso farlo io gli disse Jacopo temendo che la visita del
cubicolario del papa potesse turbarlo ulteriormente. No, voglio parlargli, ma da solo rispose il
vecchio in tono categorico, invitando il figlio a uscire. Accomodatevi, Eccellenza il barone gli indic
la poltrona davanti alla sua. Perdonatemi se non mi alzo, ma il mio stato di salute non me lo
consente. Capisco, barone rispose Marrads, sedendosi. A cosa devo questa visita? mormor il
Gianani, fissandolo. Prima di rispondere, il cubicolario inspir profondamente. Il suo era un compito
ingrato: il papa lo aveva incaricato di scoprire se quella turbolenta famiglia avesse in animo la vendetta.
Lui di fronte a questo fatto aveva cercato di convincersi che il papa aveva compiuto solo un atto di
giustizia: Juan era stato insultato e la sua paternit era stata messa in discussione davanti agli ospiti di
Ascanio Sforza. Un fatto intollerabile. Dentro di s, per, Marrads non riusciva ad accettare una
reazione cos violenta da parte del vicario di Cristo. Vedere il vecchio Gianani in quello stato di
prostrazione lo turbava. Barone, sono molto addolorato, credetemi inizi a capo chino. Le mie non
sono parole di circostanza. La verit  che Rodrigo Borgia disprezza e si accanisce sulla mia
famiglia. Ha stroncato la vita di mio figlio calpestandola come fosse quella di un insignificante insetto.
Cosa vuole ancora da me? Se vi ha mandato ci sar sicuramente un motivo perch voi e io non siamo
cos intimi da scambiarci visite di cortesia. Questa  una circostanza che lo richiede. Andate pure a
riferire a chi vi ha mandato che se voleva farmi soffrire ci  riuscito. S, soffro e Sua Santit pu
immaginare quanto! la voce del vecchio era alta e ferma. Ma se pensava di distruggermi ditegli che
si sbaglia! Io e la mia famiglia supereremo anche questo momento e continueremo con orgoglio a
vivere nella nostra citt. Non sono finito e non sono solo. Marrads rimase assorto per un istante. Quel
non sono solo significava che il Gianani e lo Sforza si erano gi accordati per una vendetta comune?
A volte il destino  crudele, ma spesso gli uomini, nel tentativo di modificarlo, lo peggiorano
sentenzi Marrades, mentre la sua mente cercava le domande giuste per avere la risposta che cercava.
Chiamate destino la sconsiderata volont di un uomo?  stato provocato, barone! le parole gli
sfuggirono di bocca. Siete venuto per giustificare un atto ingiustificabile? Siete venuto a chiedere la
mia assoluzione? Se  questo il motivo della vostra visita dovr pregarvi di lasciare subito la mia casa.
Gli occhi del barone fiammeggiavano. Marrads tacque. Si sentiva in una palude, qualunque cosa
dicesse sprofondava. No, mi avete frainteso: non  compito mio giudicare n le parole di vostro figlio
n la decisione del papa. Lo avete appena fatto! Il mio rincrescimento  sincero e non avrei motivo
di fingere, potrei benissimo evitarmi questa parte se lo volessi. Il barone lo osserv severamente e poi
annu. Vi credo, Marrads, e accetto le vostre condoglianze. Ma non siete qui solo per questo. Se vi
dicessi che il Santo Padre  dispiaciuto vi offenderei, ma sbagliate se credete che voglia la rovina della
vostra famiglia. Lultima cosa che Sua Santit desidera  dare inizio a una faida. Vi invita perci a
valutare ogni decisione e a non farvi trascinare in azioni sconsiderate da altri... meno saggi di voi.
Ora  tutto chiaro: il papa vuole essere sicuro che la mia famiglia non si vendichi, e mi invita a
ponderare. Lui che non ha ponderato nemmeno per un minuto! scosse tristemente il capo. Sapete,
Marrads, questa rivelazione mi ha calmato. Non guardatemi sorpreso, vi spiegher il perch.
Quelluomo  cos fragile che teme un povero vecchio come me! Lui che tiene in mano tutta Roma, che
ha migliaia di spagnoli ai suoi ordini... ha paura della mia piccola famiglia! Provo una grande pena per
lui, perch  molto lontano dal Paradiso che predica. Ditegli che io non conosco il futuro n posso
dirgli se qualcuno si assumer il ruolo di destino nella sua vita o in quella di suo figlio. Marrads lo
guard ammirato. Ci voleva coraggio per pronunciare quelle parole, ma risultava evidente che il
Gianani era tormentato dal dubbio e non aveva preso alcuna decisione. Ora lui aveva la risposta che
cercava. Barone, concedetemi ancora un po del vostro tempo. Vi parlo come indegno ministro di
Nostro Signore. Le prove che Dio ci manda sono a volte tremende, talmente al di sopra delle nostre
forze che temiamo di non poterle superare. Ma la fede ci pu aiutare ad accettare, non dico a capire,
tutto ci che ci accade. Ogni fatto fa parte di un disegno divino e universale, cos grande che sfugge ai
nostri limitati occhi, ma che ha come inizio e come fine solo lamore di Dio per noi. Parlate da uomo
di fede e da saggio, anche se siete ancora giovane... ma non chiedetemi in questo momento di sentire
lamore di Dio. Posso solo accettare lo strazio che ho nel cuore come punizione per il male che ho
fatto, ma niente di pi. Marrads fece il segno della croce e abbass il capo, mormorando: Vorrei
potervi aiutare, ma non ho che queste parole: lasciate che Dio vi trovi pronto a riceverlo. Ora andate
concluse il barone, chiudendo gli occhi. Sono troppo stanco per continuare a parlare. Camminando a
passi lenti per il corridoio, Jacopo pens che nel suo animo al dolore per la morte di Ippolito si era
ormai sostituita una calma glaciale. Era lucido, osservava e giudicava la realt senza perdersi nella
nebbia dei sentimenti e non sentiva nessuna voce interiore che lo richiamasse alla piet. Quello che
aveva in mente di fare era unoperazione chirurgica: come un cerusico avrebbe inciso un bubbone
infetto per farne sgorgare linfezione. Il mondo non avrebbe sentito la mancanza di Juan, forse
lavrebbero pianto i suoi e pochi altri. Andrea gli aveva dato del cinico e forse aveva ragione. Suo
padre invece stava lottando contro due impulsi contrari, ma non era cos per lui che aveva gi deciso.
La morte del Borgia era il suo obiettivo, ed era determinato a centrarlo subito, prima che ci pensasse
qualcun altro. Non voleva raccogliere i frutti dellodio altrui, voleva fare di sua mano. Quando vide
uscire Marrads, si affrett a rientrare nello studio e si sedette di fronte al vecchio, ansioso di
ascoltarlo. Nella sua stanza, Andrea pensava alla discussione di poco prima. Che lui fosse diverso dai
suoi fratelli suo padre lo sapeva; infatti, fin dalladolescenza, gli aveva messo alle costole un rigido
precettore che gli aveva fatto odiare ancora di pi ogni forma di violenza. Lui detestava le armi e le
battaglie, invece viveva darte, di letture e sogni. In quanto alle donne... nessuna per ora lo faceva
sospirare e fremere di passione. Mario non accettava il suo disinteresse, gli sembrava innaturale che
non corresse dietro alle sottane come faceva lui e cos una volta lo aveva portato con s da una
cortigiana, ma da quella esperienza Andrea aveva ricavato solo disgusto. Si era chiuso in se stesso,
dedicandosi allo studio e cos aveva incontrato Lorenzo, amante del bello in tutte le sue straordinarie
sfaccettature e sensibile quanto lui. Era unamicizia profonda, offuscata solo dal timore che Lorenzo lo
volesse sedurre, ma lui non era interessato allamore greco. Lorenzo, invece, era sempre alla ricerca di
nuovi incontri. Parlare con lui gli era spesso di conforto: il Calvi aveva sempre qualcosa da insegnargli,
una scultura da mostrargli, una visita interessante da proporgli. Ah, ma in quel momento nessuna opera
darte, e nemmeno Lorenzo avrebbero potuto distrarlo dal dolore... Ippolito non meritava di morire solo
per una battuta sconveniente! Sent forte la nostalgia di suo fratello: era un animo nobile, lunico che
gli aveva dimostrato affetto e comprensione e lui era stato affrettato e ingiusto a non dare il suo
sostegno agli altri per vendicarlo... Mario si diresse alle scuderie per controllare che il suo cavallo, un
giovane grigio di tre anni, fosse stato strigliato. Era rabbioso, impaziente e consapevole che per placare
la sofferenza e la collera doveva eliminare chi aveva procurato la morte di Ippolito e vendicarsi.
Accarezz il dorso lucente del cavallo e giur a se stesso di non perdere pi tempo in discussioni
inutili. Senza lassenso paterno Jacopo non si sarebbe mosso? In questo caso avrebbe agito da solo!
Alla prima occasione propizia, con un gruppo di pochi uomini fidati, avrebbe aggredito linfame
catalano. La camera era in penombra. Isabella teneva nellincavo della spalla sinistra il piccolo che
dormiva tranquillo, avvolto in morbidi panni e lo guardava incredula di aver compiuto quel prodigio. Il
barone avanz, sorretto da Jacopo. Giunto accanto a Isabella le prese la mano e la port al petto.
Figlia mia, vi ringrazio per questo dono. Voglia il destino che questo bambino abbia una vita lunga...
La commozione gli imped di proseguire. Le lacrime scorrevano lungo le sue guance scavate e lui non
riusciva a fermarle. Non ricordava lultima volta che gli era successo... non quando era morta sua
moglie, che pure aveva amato per tanti anni n quando aveva stretto tra le braccia il corpo esanime di
Ippolito... allora il dolore e la rabbia avevano fermato il suo pianto. Ora, davanti al miracolo di una
nuova vita, poteva infine piangere. Dopo un momento di silenzio, Isabella con voce ferma disse: Juan
Borgia ha impedito a Ippolito di vedere suo figlio... non il destino. Il volto del vecchio si incup. Non
avete nulla da temere. Io e i miei figli vi staremo sempre accanto e vi proteggeremo. Accarezz
delicatamente la fronte del piccolo e si diresse verso la porta. Jacopo si accost a Isabella e,
guardandola negli occhi, le sussurr: Lo vendicheremo. Poi raggiunse il padre e, sorreggendolo, usc
con lui. Appena fuori, il barone trov Andrea ad attenderlo. Vorrei parlarvi, padre. Jacopo si gir per
allontanarsi, ma Andrea lo ferm. Resta anche tu. Prima sono stato impulsivo ed egoista. Non sono
convinto che la vendetta sia il modo giusto per pareggiare i conti, ma volevo bene a Ippolito e ne vorr
anche a suo figlio. Siete la mia famiglia e io star con voi... qualunque sia la decisione che verr
presa. Il vecchio lo guard con gli occhi umidi e disse: S, siamo una famiglia, e niente dovr
dividerci. Tu per non dovrai compiere azioni che la tua coscienza non approvi. Io non lo permetter.
Commosso, Andrea afferr la destra del padre e gliela baci. Posso entrare a vedere il bambino?
Isabella ne sar felice. Grazie per le tue parole, figlio mio. Lo strinse forte a s, finch Andrea si
sciolse dallabbraccio ed entr nella stanza di Isabella. Povero ragazzo comment il barone,
avviandosi lungo il corridoio. Avrei dovuto cercare di capirlo invece di tentare di cambiarlo... Jacopo
assunse un tono rassicurante. Non date peso alle insinuazioni di Mario: se  provocato non sa quello
che dice. Ormai Andrea  un uomo, ed  responsabile delle sue scelte. Non dovete preoccuparvi. Vi
accompagno in camera? S, ho bisogno di riposare, ma dobbiamo passare pi tempo insieme e
parlare ancora. Jacopo tir la tenda per oscurare la stanza. Promettimi che impedirai a Mario di fare
pazzie mormor il barone. E, anche tu, non prendere iniziative senza prima avvertirmi. Ve lo
prometto, ma voi ora riposatevi. Appena mi sentir meglio ne riparleremo tutti insieme e questa
volta non voglio liti. Jacopo gli strinse le mani tra le sue, poi chiuse la porta e si allontan. Rimasto
solo, il barone cerc di riordinare i pensieri. Listinto gli suggeriva di vendicarsi: laveva nascosto ai
suoi figli, ma non poteva negarlo a se stesso. Possibile che i capelli bianchi, il corpo martoriato dagli
acciacchi, le dure prove della vita non fossero ancora riusciti a domarlo? Eppure la vecchiaia avrebbe
dovuto suggerirgli di smorzare la sete di vendetta... Ora doveva proteggere anche suo nipote... la gioia
di vedere quel piccolo era stata immensa. Non poteva compensarlo della perdita di Ippolito, ma era pur
sempre una parte di suo figlio che riviveva. Dopo il dolore di quei giorni non pensava di provare ancora
la dolcezza nellanima. Aiutare il figlio di Ippolito a crescere sarebbe stato il suo riscatto. Doveva
trovare una moglie a Mario per tentare di frenare la furia di quello scapestrato, e capire Andrea, senza
pretendere da lui quello che non poteva dargli. Il senno stava pian piano imbrigliando la sua
passionalit, ma non solo per questo disapprovava la proposta di Jacopo. Cera qualcosaltro. Il papa
era un vecchio come lui, vigoroso ancora, ma ormai vecchio. Quello sciagurato di Juan era al centro del
suo cuore: strapparglielo avrebbe forse significato la sua rovina, umana e politica. Lo meritava certo,
come uomo e come papa. Ripens alle parole di Marrads. Un bagno di sangue non avrebbe placato la
sua sofferenza e non gli avrebbe comunque restituito Ippolito; avrebbe fatto tacere il suo amor proprio,
senza lenire la sua pena. Come pu un vecchio, che, proprio per la sua saggezza, dovrebbe amare la
vita, stroncare quella di un ragazzo? Lui non avrebbe ascoltato pi la voce della vendetta che come una
bestia multiforme sapeva travestirsi da giustizia, mascherarsi da vittima, giustificarsi con lonore da
difendere. Aveva capito che non spettava n a lui n a nessun uomo decidere del destino di un altro,
anche se questo era un infame. Aveva finalmente trovato la risposta a lungo cercata, avrebbe dovuto
spiegarlo ai suoi figli e impedire loro di commettere i suoi stessi errori. Una fitta acuta gli attravers il
cuore. Doveva fare presto, gli restava poco tempo.
...
.
...
FINE Parte 1.